Breggia: non solo un quartiere, ma un'intera valle intergenerazionale

Non soltanto un quartiere intergenerazionale, bensì un’intera valle intergenerazionale. Potrebbe essere riassunta così la nuova iniziativa del Municipio di Breggia, un’iniziativa... nell’iniziativa. L’ultimo progetto dell’Esecutivo è infatti nato grazie a un altro grande disegno: quello che mira alla realizzazione di una casa per anziani a Morbio Superiore. Una struttura che dovrà avere carattere intergenerazionale e fungere da cuore comunitario di una località che oggi è priva di veri luoghi aggregativi, si legge in un messaggio fresco di stampa. Come? Ad esempio mettendo a disposizione «servizi accessibili all’intera popolazione, come una sala polifunzionale per conferenze e incontri tematici, un asilo nido o pre-asilo, servizi medici, fisioterapia e altre prestazioni». Un progetto che contribuirà anche a riqualificare un comparto, quello denominato Sant’Anna e della piazza, che ha bisogno di un rinnovo. Di questo piano si stanno occupando due diversi gruppi di lavoro e presto le conclusioni giungeranno sui banchi del Consiglio comunale.
Da una frazione a tutte le altre
Il progetto di cui vogliamo parlarvi oggi non è però questo, sebbene gli sia strettamente legato. È un progetto che mira a condividere, o espandere, il modello innovativo del quartiere intergenerazionale che promuove l’inclusione sociale con tutto il comprensorio di Breggia, quindi tutte le frazioni. Tradotto in parole più semplici: Breggia vuole capire come «collegare il cuore del quartiere intergenerazionale di Breggia, ovvero la struttura che si intende edificare a Morbio Superiore, con il resto del comprensorio comunale», affinché il progetto della casa anziani «non sia limitato alla frazione di Morbio Superiore». Fino a qui gli intenti possono risultare vaghi, l’iniziativa però è già piuttosto concreta. Partendo da una volontà chiara: data la frammentazione territoriale, ma anche la progressiva perdita di servizi sul territorio che impatta sulla qualità di vita, creare una rete di servizi diffusi e accessibili, anche attraverso il riutilizzo di edifici pubblici esistenti nelle varie località (ad esempio ex case comunali). Degli esempi? Mini centri diurni decentrati, servizi medici itineranti, pasti a domicilio, spazi per attività intergenerazionali, nonché la valorizzazione di attività locali (come la distribuzione del pane porta a porta).
Del piano si sta occupando un team di esperti che sta analizzando le proposte formulate da uno dei gruppi di lavoro citati in precedenza, i dettagli «sull’implementazione di soluzioni innovative e sostenibili» saranno di conseguenza elaborati al suo interno. Gli obiettivi sono però già stati messi nero su bianco nel messaggio con cui si chiede al Legislativo il credito per realizzare lo studio di approfondimento per mettere in collegamento il quartiere intergenerazionale con le varie frazioni. Sono contrastare l’isolamento sociale e la solitudine degli anziani, creare spazi di aggregazione, sviluppare una rete capillare di servizi, migliorare la qualità dello spazio pubblico e rafforzare la coesione sociale e territoriale.
Il credito domandato dal Municipio è di 160.000 franchi. L’onere netto a carico del Comune è però di 50.000, vista la partecipazione della Fondazione San Rocco (coinvolta a più livelli) e della Confederazione. Se Breggia può lanciarsi in questo progetto è infatti grazie al programma nazionale «Progetti modello sviluppo sostenibile del territorio 2025-2030» a cui si è candidata, risultando poi selezionata e garantendosi un contributo di 80.000 franchi.
Nel messaggio si rimarca un ultimo aspetto: il progetto è autonomo. Vale a dire che le iniziative che coinvolgono le frazioni sono indipendenti dalla costruzione della casa anziani a Morbio Superiore. Potrebbero infatti anche essere implementate prima dell’edificazione di quest’ultima, o anche se non venisse mai costruita, ad esempio appoggiandosi alla casa San Rocco di Morbio Inferiore.
Parla il Municipio
«Siamo molto felici e orgogliosi che il nostro sia uno dei 32 progetti scelti tra i 168 presentati», esordisce la municipale Michaela Marmotta, la quale identifica altri due aspetti peculiari di questa iniziativa. Il primo è l’autonomia del progetto con le varie portinerie di quartiere che potrebbero nascere già prima della costruzione della casa anziani, la seconda è l’attuazione di servizi sia sanitari sia sociali grazie da una parte alla collaborazione con la Fondazione Parco San Rocco, dall’altra a una possibile sinergia con Pro Senectute.
