Scuola

Bullismo e disturbi dell'attenzione, quando andare a scuola fa paura

Per alcuni ragazzi tornare in classe significa affrontare ansie, relazioni difficili e una motivazione che si affievolisce - In Ticino docenti e operatori sociali segnalano questa fatica, mentre le assenze alle medie restano superiori ai livelli precedenti la pandemia - Il DECS spiega come scuola e famiglie lavorano insieme per accompagnare il rientro
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In Svizzera le lezioni sono riprese da poche settimane, ma per alcuni ragazzi il rientro in classe porta con sé un’ansia che l’estate non ha cancellato. La difficoltà di stare con i compagni, il timore di non riuscire o una motivazione sempre più fragile possono rendere faticoso anche il gesto quotidiano di andare a scuola. Una prima misura della mancata frequenza arriva da PISA, l’indagine internazionale dell’OCSE che valuta le competenze dei quindicenni e raccoglie informazioni sulla loro esperienza scolastica. Nell’edizione 2025, l’11% degli allievi scolarizzati in Svizzera ha dichiarato di aver saltato almeno una giornata nelle due settimane precedenti il test, mentre il 17% almeno una lezione. Le assenze volontarie risultano quindi meno diffuse rispetto alla media OCSE, dove le percentuali raggiungono rispettivamente il 22% e il 24%. I risultati, pubblicati lo scorso settembre 2026, descrivono tuttavia episodi di assenza volontaria, senza misurare le difficoltà di chi rimane lontano dalla classe per periodi prolungati o per problemi di salute.

In Ticino, i risultati PISA hanno alimentato anche il dibattito politico: con un’interpellanza, il deputato UDC Andrea Giudici ha chiesto al Governo delucidazioni sulle cause del peggioramento delle competenze e sulle misure di sostegno. Su un altro versante della vita scolastica, diversi docenti e professionisti del settore sociale ci segnalano allievi, soprattutto delle medie, che faticano a frequentare con regolarità. Nei loro racconti ricorrono difficoltà emotive e psicologiche, problemi nelle relazioni, bullismo e disturbi dell’attenzione.

Sul piano delle assenze, il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport conferma al Corriere del Ticino un cambiamento. «Sebbene la mancata frequenza regolare sia un fenomeno storicamente noto, i dati raccolti evidenziano un marcato cambiamento di tendenza tra il periodo precedente e quello successivo all’emergenza pandemica del 2020». Nelle scuole medie, precisa la Divisione della Scuola, «al valore medio del 3–3,4% registrato tra il 2017 e il 2020 è seguito un progressivo incremento, passato al 4,45% nel 2020–2021, nonostante la didattica a distanza, fino a un picco del 5,6% nel 2021–2022 e a una successiva stabilizzazione attorno al 5–5,2% negli anni successivi».

Per intervenire, gli istituti hanno una soglia di allerta e un protocollo condiviso con la Sezione dell’insegnamento medio e il Servizio di sostegno pedagogico. «Trattandosi di dinamiche che incidono direttamente sullo sviluppo psicofisico e sul percorso educativo degli allievi, gli attori scolastici considerano rilevante ogni singola assenza». «Il protocollo fissa a circa 30 ore di assenza nell’arco di poche settimane, al netto dei normali malanni di stagione, la soglia di allerta oltre la quale attivare immediatamente il contatto con la famiglia, per analizzare la situazione e predisporre le necessarie misure di accompagnamento».

Il ritorno può essere graduale e il percorso adattato alla situazione del ragazzo. «La scuola ticinese e la rete di supporto cantonale adottano un approccio orientato alla prevenzione e all’inserimento sociale e professionale», spiega il DECS. «Durante la scuola dell’obbligo, questo impegno si traduce nella progettazione condivisa tra direzioni, consigli di classe, sostegno pedagogico e orientatori di percorsi formativi personalizzati, che spaziano dai rientri progressivi dopo lunghe assenze all’alternanza tra attività scolastiche e stage pre-professionali per favorire la motivazione».

Il Dipartimento precisa anche chi si occupa dell’accompagnamento: «Nella scuola media ticinese il supporto agli allievi non è affidato a un servizio di sostegno psicologico, bensì al Servizio di sostegno pedagogico». Un intervento che riguarda bisogni diversi, oltre alle difficoltà di frequenza. «Circa il 30% degli studenti beneficia di questo intervento, sia direttamente, con attività svolte a scuola, sia indirettamente, attraverso contatti con le famiglie e con la rete di professionisti dei servizi sociali o sanitari cantonali. I dati sono rimasti sostanzialmente stabili nell’ultimo decennio».

Il lavoro riguarda l’apprendimento, il metodo di studio e le relazioni con compagni e adulti. «Il servizio opera su più livelli: lavora per prevenire le possibili difficoltà scolastiche o di inserimento e per favorire pratiche d’insegnamento rispettose delle differenze individuali; parallelamente, prende in carico direttamente gli allievi con difficoltà o bisogni specifici e offre consulenza psicopedagogica a direzioni, docenti e genitori». Nelle équipe sono presenti anche educatori: «Dal 2007/08 si occupano principalmente di interventi legati a forme di disagio sociale, coordinando misure socio-educative nei progetti di accompagnamento degli allievi, in ambito scolastico ed extra-scolastico».

Per approfondire dimensioni e caratteristiche dell’assenteismo, il DECS ha commissionato una ricerca al Centro di ricerca sui sistemi educativi della SUPSI. Il progetto ha preso avvio operativo questo settembre e il rapporto conclusivo è previsto per agosto 2028. «L’obiettivo è disporre di elementi conoscitivi più solidi per orientare le riflessioni e le eventuali azioni future. La ricerca permetterà innanzitutto di quantificare ancora meglio la presenza dell’assenteismo nelle scuole medie, prendendo in considerazione diverse coorti di allievi a partire dall’anno scolastico 2018/2019».

Lo studio seguirà anche i percorsi di chi accumula assenze ripetute o prolungate. «Attraverso l’analisi dei dati disponibili sarà possibile approfondire alcuni fattori associati a una maggiore presenza di assenze, considerando caratteristiche socio-demografiche e percorso scolastico, e osservare nel tempo le traiettorie degli allievi». Ai numeri si affiancheranno le esperienze raccolte nelle scuole: «Accanto all’analisi quantitativa, la ricerca prevede una componente qualitativa, volta a comprendere meglio come il fenomeno venga affrontato concretamente nel contesto scolastico. Saranno approfondite le strategie adottate, gli iter seguiti e il ruolo dei diversi professionisti coinvolti».

Anche le famiglie saranno ascoltate. «Attraverso alcuni studi di caso e interviste sarà possibile raccogliere elementi sul vissuto legato all’assenteismo e sulle modalità di collaborazione con la scuola e con gli altri servizi e professionisti coinvolti», spiega il Dipartimento. «La combinazione di dati quantitativi e qualitativi permetterà di osservare il fenomeno da prospettive diverse, mettendo in relazione la sua diffusione e la sua evoluzione nel tempo con le esperienze di chi lo affronta direttamente».

Tra le misure per sostenere la motivazione, il DECS indica il progetto LIFT, rivolto agli allievi di terza e quarta media con fragilità o difficoltà motivazionali. «Il programma si fonda sull’inserimento del giovane in un’azienda del territorio per svolgere attività pratiche per due o tre ore alla settimana al di fuori dell’orario scolastico, affiancato da un percorso di coaching a scuola in cui analizzare l’esperienza e sviluppare competenze quali puntualità, autonomia e spirito collaborativo». «Questa combinazione tra pratica sul campo e rielaborazione in aula permette di scoprire le proprie attitudini, accrescere l’autostima e costruire un curriculum arricchito da attestati ufficiali di lavoro, ponendo le basi per una scelta professionale consapevole e un futuro tirocinio».

Quanto a chi termina l’obbligo scolastico senza licenza, il Dipartimento indica una quota contenuta e stabile: «Si attesta attorno all’1,2% della popolazione studentesca di quarta media, alcune decine di giovani ogni anno». Per loro esiste una possibilità di recupero: «La Fondazione Pro Juventute, in stretta collaborazione con il DECS, mette a disposizione un percorso specifico di accompagnamento. Il programma offre corsi serali di preparazione gestiti da docenti qualificati per permettere ai giovani, circa una sessantina ogni anno, di sostenere e superare gli esami da privatista organizzati dal Cantone».

Il Pretirocinio di orientamento offre invece un anno di transizione a chi deve consolidare le competenze o definire una scelta professionale. «Il percorso mira a rimotivare i giovani all’attività scolastica, rafforzare le competenze di base di cultura generale e strutturare un progetto formativo o professionale realistico». Il sostegno prosegue attraverso il Semestre di motivazione, il servizio GO95 e il Case management della formazione professionale. «Attualmente in Ticino la percentuale di giovani che conseguono un diploma di livello secondario II entro i 25 anni è pari al 90%, a fronte dell’obiettivo condiviso a livello nazionale di raggiungere almeno la quota del 95%», ricorda il DECS. Il GO95 contatta i ragazzi tra i 15 e i 18 anni che non seguono alcuna formazione e accompagna anche giovani adulti in aiuto sociale. «La problematica rimane tuttavia prioritaria per il Cantone poiché un mancato titolo di scuola media espone i giovani a un forte rischio di marginalizzazione formativa e professionale».

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