Ticino

Caccia alta, pesa il caldo

Davide Corti, presidente della Federazione: «Le temperature hanno inciso, la stagione però è stata buona» – Per Tiziano Putelli, capo dell'Ufficio caccia e pesca, i numeri restano positivi: «Si è cacciato un po' meno, ma meglio»
©Alessandro Crinari
Asia Della Bruna
01.10.2026 06:00

Il caldo di settembre ha complicato la caccia alta in Ticino, soprattutto nei primi giorni, senza però compromettere il bilancio della stagione. Resta da capire se, con temperature elevate sempre più frequenti, anche il calendario venatorio dovrà in futuro adattarsi.

A tracciare il bilancio è Tiziano Putelli, capo dell’Ufficio caccia e pesca. Nel complesso, spiega, «le catture non si discostano in maniera sostanziale da quelle degli scorsi anni per il cervo e il camoscio». Più ampie le variazioni per cinghiale e capriolo, ma oscillazioni di questo tipo possono rientrare nella norma. Del resto, ricorda Putelli, «l’attività venatoria non è un esercizio accademico, bensì un’attività svolta sul campo», influenzata da fattori difficilmente prevedibili come il meteo e il comportamento della fauna.

Il cervo resta sopra la media

Per il cervo, i capi abbattuti sono stati 1.882, il 13% in meno rispetto ai 2.163 del 2025, un calo che va però letto alla luce dell’eccezionalità della scorsa stagione. «Le catture del 2025 sono state eccezionalmente alte, incentivate da condizioni meteorologiche favorevoli, con tempo fresco e frequenti precipitazioni», sottolinea Putelli. Escludendo quel risultato, il prelievo di quest’anno è superiore del 10% alla media del periodo 2021-2024.

«Dal punto di vista dei cacciatori, quella appena trascorsa può essere considerata una buona stagione», osserva Davide Corti, presidente della Federazione cacciatori ticinesi. «La diminuzione resta comunque in linea con la crescita costante delle catture negli ultimi dieci anni e risponde agli obiettivi gestionali a medio e lungo termine». Migliora inoltre il rapporto tra i sessi, passato da un maschio ogni 0,66 femmine nel 2025 a uno ogni 0,73 nel 2026, un dato «che avvalora le scelte gestionali intraprese», secondo Corti. «Sebbene le catture siano diminuite, la qualità dei prelievi è migliorata», aggiunge Putelli: «Si è cacciato un po’ meno, ma meglio».

Tra le altre specie, il camoscio registra un aumento, con 501 capi contro i 463 dello scorso anno (+8%), favorito secondo l’Ufficio dal bel tempo. Il cinghiale passa invece da 284 a 399 capi (+40%), anche se, precisa Putelli, i prelievi restano «perfettamente in linea con la media decennale». Diminuiscono da 239 a 167 (-30%) le catture di capriolo, specie distribuita in maniera disomogenea e sulla quale incidono localmente anche la concorrenza del cervo e la presenza di lupo e lince.

Il caldo e il calendario

Sul cervo, il caldo ha comunque lasciato il segno. «Tempo caldo, soleggiato e secco limita lo spostamento della fauna selvatica», spiega Putelli. Gli animali ritardano l’uscita serale sui pascoli e anticipano il rientro al mattino, concentrando l’attività nelle ore notturne, quando la caccia è chiusa. «Non c’è dubbio che le elevate temperature, in particolare durante la prima settimana, abbiano diminuito le possibilità di cattura», conferma Corti, che definisce le condizioni di quest’anno «straordinarie» rispetto all’ultimo decennio. Quanto abbiano inciso è difficile da quantificare: e per Putelli l’unico indicatore, seppure empirico, sono i numeri a fine caccia, più elevati nel settembre fresco del 2025 e più contenuti in quello estivo del 2026.

Se settembre dovesse diventare sempre più caldo, i margini per spostare la caccia alta resterebbero però limitati. Un primo adattamento è già avvenuto nel 2025: «L’apertura della caccia alta è stata posticipata di una settimana per cercare di ovviare al persistente clima estivo presente a fine agosto e inizio settembre», ricorda Putelli. Qualche ulteriore aggiustamento è possibile, ma «è per ora escluso uno stravolgimento radicale del calendario venatorio».

Come ricorda Corti, settembre si colloca tra la nascita dei piccoli e il periodo autunnale degli accoppiamenti. «Da fine settembre subentra il periodo degli amori del cervo, che deve potersi svolgere senza il disturbo dell’attività venatoria», precisa Putelli. Se le catture di settembre non bastassero a raggiungere gli obiettivi per cervo e cinghiale, restano ulteriori periodi di prelievo nel tardo autunno e in inverno. Per questo, secondo Putelli, un eventuale calo a settembre «non desta preoccupazioni». Corti invita infine ad aspettare la fine dell’anno: «È prematuro trarre conclusioni sull’andamento della stagione 2026 prima di conoscere i dati degli abbattimenti sino a fine anno».