Ticino

Calano i padroncini, ma non i controlli: sanzioni per oltre 400 mila franchi

l numero delle notifiche dei lavoratori esteri è diminuito - È quanto emerge dal bilancio annuale dell’Associazione interprofessionale di controllo - Bagnovini: «Ma attenzione ad abbassare la guardia» - Ambrosetti: «L’iniziativa sui 10 milioni? Ci farebbe tornare nel Far West»
©Chiara Zocchetti
Francesco Pellegrinelli
28.04.2026 06:00

Un’anziana di 86 anni legge un annuncio: «Impresa di costruzioni per piccoli lavori edili. Professionale, veloce e a costi contenuti». La donna chiama il numero di telefono. Massima gentilezza. Poche settimane dopo arriva il preventivo: 30 mila franchi per sistemare l’entrata di casa. Firma del contratto e prima richiesta di acconto per il materiale: 16 mila franchi. Iniziano i lavori, proseguono gli acconti. E iniziano i problemi. Alla fine, per farla breve, la signora sborsa 79 mila franchi. I lavori sono mal eseguiti e solo in parte. Scatta la denuncia al ministero pubblico e la segnalazione alla SSIC-Ti per sapere se questa ditta è associata. No. Non è neppure iscritta all’albo delle imprese, né al registro di commercio.

L’aneddoto lo ha raccontato ieri il segretario cantonale dell’Associazione interprofessionale di controllo (AIC), Nicola Bagnovini, durante la conferenza stampa di bilancio annuale. Perché l’aneddoto? «Perché occorre tenere alta la guarda». Per quanto i numeri sul lavoro notificato in Ticino siano in calo – hanno ripetuto i vertici dell’ente che verifica il rispetto delle condizioni di impiego dei lavoratori esteri distaccati in Ticino – occorre prestare la massima attenzione. «Quando si pensa agli abusi nel mercato del lavoro ticinese si ha la tendenza a guardare con sospetto verso sud. Devo però dire che sempre più spesso vi sono ditte provenienti dalla Svizzera interna, che pensano di poter fare quello che vogliono in Ticino. Ma forse si comportano solo come fanno regolarmente oltre Gottardo, agevolati da controlli molto minori rispetto alla nostra regione».

Aneddoto a parte (pertinente per inquadrare il tema), l’AIC ha fatto il punto sui controlli svolti nei cantieri durante il 2025, confermando, come detto, il calo delle notifiche registrato in tutti settori economici. In sostanza, meno lavoratori indipendenti (i cosiddetti «padroncini») e meno lavoratori distaccati.

«Effettivamente un calo c’è stato, soprattutto se confrontiamo i dati di oggi con quelli di dieci anni fa. Il numero delle notifiche e quello dei giorni di lavoro dichiarati è diminuito del 50%», ha spiegato Bagnovini. Negli ultimi sette-otto anni, tuttavia, l’andamento è rimasto piuttosto stabile. «I controlli vanno comunque fatti in maniera capillare, anche perché tra le infrazioni spiccano sempre le mancate notifiche».

Il cantone più controllato

Con oltre il 90% delle notifiche sottoposte a verifica, il Ticino si conferma il cantone con il più alto livello di controlli, ha sottolineato dal canto suo Mattia Rizza, ispettore capo AIC. Dalla sua panoramica emerge in particolare il dato relativo alle infrazioni: 118 casi su 1.160 controlli effettuati. Verifiche che hanno portato all’adozione di numerose sanzioni pecuniarie per un ammontare di oltre 400 mila franchi. «Si tratta di evitare la concorrenza estera sleale nei confronti delle aziende indigene. Per questo chiediamo il rispetto delle stesse regole a tutte le ditte provenienti da altri Paesi», ha aggiunto Bagnovini.

I rapporti con l’UE

Dal canto suo, il presidente dell’AIC, Renzo Ambrosetti, dopo aver ribadito «che il modello dell’AIC funziona» e che «viene svolto un lavoro concreto e non declamatorio» – con riferimento «all’inutile e costosa iniziativa contro il dumping dell’MPS» - ha messo l’accento sui temi ancora aperti che toccano direttamente l’associazione, a cominciare dai rapporti con l’Europa, in particolare il pacchetto dei Bilaterali III, ora trasmesso al Parlamento.

«Dopo difficili negoziati con l’UE e a livello interno, ora possiamo affermare che le misure di accompagnamento alla libera circolazione (su cui si fonda anche il lavoro dell’AIC, ndr.) sono salve». Qualche passo indietro comunque c’è stato, ha ammesso Ambrosetti: «Per esempio, la riduzione del preannuncio delle notifiche che scendono da 8 a 4 giorni». L’impatto sul Ticino sarà comunque nullo, ha precisato Ambrosetti: «La nostra efficienza sopperisce al minor preavviso». Altra concessione fatta con i Bilaterali III, riguarda le cauzioni, che non vanno più depositate in occasione della prima entrata, ma solo in caso di recidiva.

«Iniziativa del caos»

L’ultimo tema affrontato da Ambrosetti è stata la «scellerata, demagogica e irresponsabile» iniziativa UDC sui 10 milioni. «Un’iniziativa che, se accolta, creerà difficoltà nel reperire manodopera estera e che metterà in crisi la nostra crescita economica».

Non solo, il grande rischio, ha aggiunto, è che comporterà quasi certamente la disdetta dei bilaterali I da parte dell’UE: «Plafonare a 10 milioni gli abitanti svizzeri equivale a impedire la libera circolazione delle persone, punto cardine della costruzione europea. E senza la libera circolazione, spariranno anche le misure di accompagnamento, con tutto quello che ne consegue a livello di caos nel mercato del lavoro». Insomma, quanto costruito finora in materia di protezione dei salari – inclusa l’attività dell’AIC – verrebbe meno, «riportandoci a una situazione simile a quella precedente al 2000, in cui esisteva sì una priorità per la manodopera indigena, ma il controllo del mercato del lavoro risultava lacunoso e poco efficace». In quel caso, ha concluso, «avremo un mercato del lavoro da Far West». Con un elemento in più (negativo) per il Ticino: «L’iniziativa non mette un tetto ai frontalieri che, invece, continuerebbero ad aumentare, con tutti i problemi annessi: traffico, inquinamento e pressione sui salari».