L'annuncio

Capitale svizzera della cultura, Ticino a bocca asciutta

La giuria ha scelto Aarau quale palcoscenico aperto a tutto il Paese per il 2030 – In lizza c'erano Thun, Bellinzona e Lugano (con Locarno e Mendrisio) – Bisognerà aspettare il 2033
© KEYSTONE/Anthony Anex
Jenny Covelli
04.06.2026 12:01

C'erano due possibilità su quattro, il 50 per cento. Eppure il Ticino è rimasto a bocca asciutta. Aarau sarà capitale svizzera della cultura nel 2030. La giuria – composta da dieci membri – ha votato (per iscritto e a scrutinio segreto) l'assegnazione del titolo, basandosi sui dossier di candidatura presentati e sul rapporto elaborato dalla delegazione che ha visitato la località il 16 marzo. La città nel canton Argovia sarà il cuore culturale del Paese. 

Secondo la giuria, la candidatura argoviese si è distinta per un programma culturale attrattivo ed evolutivo, sostenuto dal leitmotiv Aarau verbindet: Menschen. Räume. Zeit («Aarau collega: le persone, gli spazi, il tempo»), che mira a creare nuovi legami tra le cittadine e i cittadini, le artiste e gli artisti, e le istituzioni culturali, nonché a rafforzare i legami tra Aarau e le diverse regioni del Paese. La giuria ha riconosciuto il forte potenziale della candidatura di Aarau nel rafforzare la sua attrattività culturale e nel trasformare in modo duraturo l’immagine della città.

Delusione in Ticino

Erano quattro le città candidate per il titolo di «Capitale Culturale Svizzera 2030»: oltre alla vincitrice, Thun (Berna) e il Ticino spaccato in due. Da una parte Bellinzona, dall'altra Lugano con Mendrisio e Locarno. Un derby ticinese, che nella fase di candidatura aveva, a tratti, stupito. Soprattutto il Sottoceneri, che aveva evidenziato la scelta della Turrita di correre in solitaria, per (evidentemente) «difendere un suo progetto molto specifico legato ai castelli (o fortezze)».

È andata male. Il nostro cantone resta ai piedi del palcoscenico, seduto in platea osserva con l'amaro in bocca le luci che illuminano la futura capitale culturale svizzera, a nord delle Alpi. Ma più consapevole di quello che può e deve fare per usare la cultura come strumento di coesione nazionale. E cantonale. Passata la delusione, il team creato per l'occasione, i progetti e le sinergie potrebbero concretizzarsi ugualmente, seguendo una strada diversa. Chissà che le buone intenzioni non si tramutino in motore per nuove collaborazioni. Verso un «sistema Ticino della cultura» nel quale ci si parla e si fa programmazione insieme.

Ci tocca aspettare

La Chaux-de-Fonds nel 2027 inaugurerà la serie delle Capitali Culturali Svizzere in qualità di apripista. Poi, come detto, sarà il turno di Aarau, oggi vincitrice. E al Ticino tocca attendere. «Il potenziale della Svizzera italiana è enorme e deve assolutamente essere sfruttato», ha dichiarato Daniel Rossellat, presidente dell’Associazione Capitale Culturale Svizzera (CCS). Il comitato, è stato spiegato, darà priorità a questa regione per l'edizione 2033. «Se entro la fine del 2027 una o più città dalla Svizzera italiana manifesteranno il proprio interesse a diventare capitale culturale svizzera, l'edizione 2033 si terrà in un’area urbana sudalpina».