Capriasca è oltre il 300%, ecco le zone di pianificazione

Anche Capriasca dovrà fare i conti con le zone di pianificazione: il Municipio ha infatti deciso di ricorrervi quale strumento di salvaguardia del territorio in attesa di elaborare una strategia corale per ridurre il marcato sovradimensionamento delle zone edificabili, che nella Pieve si è fissato al 303%, uno dei valori più altri registrati nel Luganese. La zona di pianificazione, uno strumento che implica una restrizione della proprietà per i terreni bloccati, non è però stata pronunciata per l’intero territorio comunale, bensì solo per quattro aree ritenute in ogni caso difficilmente edificabili nel medio periodo: Dei terreni a Bigorio, in fondo a via Chiattone; dei terreni a Bidogno, a destra del nucleo, sotto all’oratorio della Maestà; e dei terreni a Corticiasca, in due distinte zone prima del nucleo e a monte della strada Cantonale, provenendo da Tesserete. La documentazione relativa alle quattro zone di pianificazione è stata posta in pubblicazione mercoledì. È possibile inoltrare ricorso, ma esso non avrà in ogni caso effetto sospensivo.
Il campo da gioco
La misura è stata presa nel quadro della verifica del dimensionamento su un orizzonte di 15 anni delle zone edificabili, in atto in tutti i comuni ticinesi. Capriasca è in numerosa compagnia nell’essere costretta a prendere misure di contenimento, che scattano obbligatoriamente dopo il superamento del 120%. Il dato capriaschese - il 303% citato in entrato - è elevato rispetto al resto del Luganese ma sembra in linea con quanto emerso per i Comuni più «discosti»: in tal senso vi sono realtà nelle valli sopracenerine confrontate anche con un dimensionamento superiore del 900% rispetto alle nuove norme pianificatorie, definite dalla scheda R6 del Piano direttore cantonale, che riprende i dettami federali in materia. È, in altre parole, una cosa che va fatta. La partita, quindi, si gioca sul come si farâ.
I quattro criteri
La procedura prevede che venga stilato in due anni un Programma d’azione comunale (PAC) che funga da bussola per il ridimensionamento del Piano regolatore. In attesa che il PAC sia completato - il Municipio aveva già dato mandato per allestirlo a un pianificatore nell’autunno del 2024 - è possibile ricorrere alle zone di pianificazione per «salvaguardare la possibilità di ridurre la contenibilità delle riserve edificabili». In questo senso, l’Esecutivo non esclude di poterne emanare altre «a seguito di successive valutazioni». Per questa prima tranche il Municipio si è basato principalmente su quattro criteri: assenza o carenza dell’urbanizzazione dei fondi che si traduce in un’effettiva difficoltà nell’edificare a breve termine; ampie aree edificabili libere da edificazioni, o ampiamente sotto sfruttate, poste ai margini del tessuto insediativo e quindi esterne al territorio largamente edificato; ampi comparti liberi da edificazioni, o ampiamente sotto sfruttati, che per dimensione e/o posizione meritano di essere riconsiderati nella loro destinazione d’uso; comparti paesaggisticamente meritevoli di tutela poiché concorrono all’attuale qualità del contesto paesaggistico in cui si situano e una loro sovraedificazione, verosimilmente, ne pregiudicherebbe le caratteristiche.
All’interno dei quattro comprensori identificati dal Municipio «nulla potrà essere intrapreso che possa rendere più ardua la pianificazione dell’utilizzazione», e le domande di costruzione in contrasto con gli obiettivi del piano veranno decise negativamente. In tal senso, specifica l’Esecutivo, sono da considerarsi in contrasto la costruzione di nuovi edifici e impianti e tutti gli interventi sugli edifici esistenti (fatti salvi quelli di manutenzione e trasformazione non sostanziale).
In concreto
In sintesi, ben difficilmente nei quattro comparti sarà possibile edificare in futuro, quantomeno non nella misura prevista oggi. Ecco infatti cosa scrive il Municipio, per esempio, dell’area nella foto: «Il comparto è complessivamente sotto sfruttato con significative carenze a livello di urbanizzazione. Si colloca ai margini del tessuto insediativo estensivo e confina a nord con la zona boschiva e a sud con la zona agricola caratterizzata da vigneti. Nel suo insieme è marginale rispetto al tessuto insediativo ed è caratterizzato da un valore paesaggistico. Per tali ragioni, merita di essere oggetto di una riflessione approfondita, finalizzata a valutarne le effettive possibilità e opportunità di sviluppo futuro».
