Capriasca, torna d'attualità il futuro di Casa Cattaneo

Dopo anni di apparente latitanza, il tema del salvataggio dall’incuria di Casa Cattaneo a Lugaggia è tornato nell’agenda della politica capriaschese e sarà discusso a breve in Consiglio comunale. Al termine di un iter parecchio ingarbugliato, si va verso l’idea di promuoverla più attivamente a potenziali enti interessati, magari creando un gruppo di lavoro ad hoc. Anche se il Legislativo avallerà la proposta, riuscirci effettivamente non sarà facile.
Come ci siamo arrivati
Il pregio architettonico di Casa Cattaneo, entrata nel patrimonio immobiliare dell’ex Comune di Lugaggia grazie a un lascito, è incontestato (tanto che è bene culturale tutelato). Il problema è che giace vuota, e ormai inabitabile, da oltre 15 anni e un restauro comporterebbe una spesa di almeno due milioni di franchi, stando a una perizia. Spesa che il Municipio non ritiene prioritaria, perché significherebbe rinunciare ad altre opere considerate più urgenti e perché non vi è un’idea o un consenso di cosa inserirvi una volta ristrutturata. «È un edificio di indubbio valore architettonico - riassume il Municipio, - è sottoposto a vincoli di protezione che ne limitano la trasformazione, e la sua ubicazione non permette un utilizzo a elevata intensità di traffico, restringendo le possibilità di destinazione d’uso». Insomma un bel grattacapo, tant’è che in passato il Comune ne aveva ventilato la vendita. In risposta, parte della politica - in particolare l’area progressista - si era mossa con una mozione che chiedeva al Municipio di restaurare Casa Cattaneo. Era il 2019. Ed è di questa mozione che si parlerà finalmente nel prossimo Consiglio Comunale. Più o meno.
L’intervento della SEL
L’abbiamo accennato: la procedura si è nel tempo ingarbugliata. Nel 2021 una Commissione costituita ad hoc aveva raccomandato, con l’accordo dei mozionanti, di procedere con uno studio di fattibilità, ma il Municipio aveva poi congelato la pratica a favore di una più ampia riflessione sugli edifici pubblici, nel frattempo maturata. Ma nel mezzo ci sono state le elezioni, cosa che ha portato - dopo fra l’altro una presa di posizione della Sezione Enti Locali - a «riassegnare» la mozione alle Commissioni della gestione e dell’edilizia, che nelle scorse settimane hanno rilasciato i loro rapporti. Tutte, modificando il dispositivo della mozione, cosa che è tecnicamente problematica e possibile solo con il consenso dei mozionanti, che vi è in due casi, ma non per il rapporto di minoranza della Gestione, che dunque non può essere considerato.
Verso un Gruppo di lavoro
Questo, per dar conto dei tecnicismi. Nel merito, e a grandi linee, tutti concordano: Il Comune non ha le forze finanziarie per andare oltre le spese necessarie per evitare che l’edificio crolli, pertanto bisogna cercare di promuoverlo presso Enti cantonali, regionali, fondazioni e privati, sperando di trovare un interessato con la formula del partenariato pubblico-privato, oppure tramite la concessione di un diritto di superficie. Il Municipio in particolare propone di istituire un Gruppo di lavoro composto dal sindaco Francesco Canonica, dal municipale Giacomo Cattaneo, e alcuni consiglieri comunali designati da ogni Gruppo politico facente parte del Legislativo. Come detto, non sarà facile. Anche perché finora questo approccio non ha dato particolari risultati. «Il Municipio - si legge nella documentazione - ha già avviato contatti con promotori privati e associazioni per individuare potenziali investitori. Tuttavia, ad oggi, non sono emerse proposte concrete di finanziamento». Chissà se con uno sforzo più concordato, e sempre che il Consiglio comunale dia il suo assenso, qualcosa cambierà.
Botta e risposta sui vincoli
Il tema, in ogni caso, non lascerà indifferenti, anche perché il lungo tempo trascorso per evadere la mozione ha causato malumori. Tanto che, nel dispositivo di maggioranza della Gestione, si intima al Municipio di trovare un interessato entro fine anno, altrimenti di redigere un messaggio per la ristrutturazione nel corso del 2027. Una proposta a cui però l’Esecutivo ha risposto picche: «la Legge è esaustiva: non vi è spazio per il Consiglio comunale di emanare norme vincolanti per il Municipio sulla tempistica di un messaggio. Non vi è quindi margine di autonomia comunale».

