Care, fresche e dolci acque: il caso (virtuoso) di Capriasca

In media una persona che abita in un bilocale in Svizzera paga 2,02 franchi un metro cubo d’acqua potabile. Due centesimi al litro. Una cifra che a Lugano scende a 1,82 franchi al metro cubo, ma che a Capriasca sale - schizza - a 5,53 franchi. Ben più del doppio: una differenza tale da meritare delucidazioni. E dietro a questo dato impressionante - fra i più altri in Svizzera e quindi in Ticino - si celano questioni geografiche, pozzi di captazione a basse quote, problemi imprevedibili e, soprattutto, una gestione dell’acqua potabile da prima della classe, secondo gli addetti ai lavori: «Secondo noi Capriasca ha fatto un ottimo lavoro - afferma Raffaele Domeniconi, responsabile per la Svizzera italiana dell’organizzazione nazionale professionale SVGW (Associazione per l’acqua, il gas e il calore). - Sono fra i pochi oggi ad avere la verità dei costi. Questo in un contesto in cui ci sono tuttora Comuni che stanno ancora lavorando sull’autofinanziamento (obbligatorio!) del servizio e in cui altri stanno ritardando gli investimenti per non alzare le tariffe. Un contesto in cui l’acqua potabile costerà sempre di più, perché per averla alla qualità richiesta dalla legge gli sforzi da fare saranno sempre più elevati».
Occhio di riguardo alle famiglie
E veniamo dunque a Capriasca, con una doverosa premessa. Il costo al metro cubo torna ad avvicinarsi alla media nazionale all’aumentare dei locali e delle persone che compongono il nucleo familiare. E questo perché in ogni sistema d’approvvigionamento idrico i costi fissi hanno una grande incidenza, mitigata quando possono essere spalmati su più persone. Inoltre a Capriasca «la scelta politica è quella di avere il massimo riguardo per le famiglie», cosa che spiega ulteriormente la regressione verso la media.
Detto ciò, il dato eclatante per le persone singole resta. Pertanto abbiamo chiesto delucidazioni al Comune, ottenendo risposta dal Municipio per tramite di Mattia Vescovi, caposervizio Approvvigionamento idrico e smaltimento acque. Delucidazioni da cui emerge che il primo problema è innanzitutto geografico: «La conformazione del nostro territorio è molto estesa (siamo tra i più grandi comuni del Cantone) e pure notevole sono i dislivelli che partono da Lugaggia (poco più di 400 metri sul mare) a Corticiasca (circa 1.050 metri). Capriasca è poi composto da 9 ex Comuni per un totale di 29 frazioni. Per riuscire a garantire il servizio alle quasi settemila persone distribuite su questa grande superficie gli impianti risultano numerosi e complessi. Una certa razionalizzazione è in corso, ma non si potrà ridurre più di tanto le strutture». Né le fonti d’approvvigionamento. In tre di esse è stato riscontrato arsenico e dunque il Comune ha dovuto premunirsi installando onerosi sistemi di filtraggio. Monteceneri per esempio, ha invece potuto dismettere le sorgenti in cui erano state trovate tracce avendo sufficienti alternative.
Un possibile confronto?
Rimanendo a Monteceneri, facciamo notare, questo Comune è paragonabile a Capriasca per grandezza e morfologia, eppure le tariffe di base e di consumo sono sensibilmente più basse: «Noi siamo in ogni caso in una situazione diversa - ci viene risposto dall’Esecutivo capriaschese. - Monteceneri ha meno frazioni e sono meno discoste, mentre noi ne abbiamo come visto svariate. Inoltre, non disponiamo purtroppo di industrie che possono contribuire a mitigare la crescita del prezzo dell’acqua».
E sempre su territorio di Monteceneri, a Sigirino, è posizionato il pozzo di captazione dell’acqua di falda da cui il Comune pesca circa i due quinti del suo oro blu: «Il fatto che si trovi più in basso rispetto a tutto il territorio comunale incide moltissimo. Da una parte dobbiamo mantenere questo impianto molto costoso e sensibile. Dall’altra parte dobbiamo far fronte a costi legati all’energia elettrica di molto accresciuti recentemente. Solo di corrente elettrica nel 2024 abbiamo speso 160.000 franchi».
Ancora a proposito di imprevisti, non ha aiutato (finanziariamente) l’incameramento dell’acquedotto di Carusio, il cui Consorzio è stato sciolto qualche anno fa dal Consiglio di Stato, e per cui si è reso necessario un intervento milionario, in parte ancora al vaglio del Consiglio comunale, dove si annunciano discussioni sul dove fissare la percentuale dei contributi di miglioria.
«Tutto costa maggiormente»
Infine, a pesare sulla fattura capriaschese, ci sono gli investimenti. «In linea di principio chi ha un costo più alto dovrebbe aver migliorato maggiormente la rete per rapporto a chi ce l’ha più basso (ovviamente prendendo in considerazione due realtà simili almeno per quanto concerne la complessità degli impianti ed il numero di abitanti). Per cui si può concludere che un aumento dei costi sarà per tutte le aziende inevitabile guardando al futuro, in quanto vanno rinnovati gli impianti vetusti ed oggi non vi sono i costi che vi erano 50 o 60 anni fa. Tutto costa maggiormente e le norme impongono uno stato della tecnica molto più complesso e, di riflesso, costoso». Parole che riflettono quelle citate in entrata di Domeniconi della SVGW, il quale ricorda inoltre che, vista dal suo particolare osservatorio, Capriasca «è da prendere a modello» già solo per la formazione dei dipendenti: «Sono tutti almeno sorveglianti, e hanno 3 fontanieri».
Da qui al 2029 Capriasca prevede investimenti netti di 2,5 milioni annui nell’approvvigionamento idrico, cosa che potrebbe portare nuovamente a un ritocco verso l’alto della tassa di consumo per mantenere il servizio autofinanziato.
