Giustizia

CARP: eletti Capella e Frequin Taminelli

Il sostituto procuratore generale e la giudice supplente sono stati nominati dal Parlamento alla Corte d’appello e revisione penale - Niente da fare, invece, per Andrea Maria Balerna - Alessandro Mazzoleni: «C’erano delle criticità»
©Chiara Zocchetti
Red. Ticino&Svizzera
15.12.2025 20:56

Che qualcosa non sarebbe andato come previsto per l’elezione di due giudici alla Corte d’appello e revisione penale (CARP) lo si è capito sin dalla prima votazione. Quando, al primo turno, il sostituto procuratore generale Andrea Maria Balerna ha ottenuto solo 7 voti, a fronte dei 25 ottenuti da Manuela Frequin Taminelli e dei 45 ottenuti dal suo collega Moreno Capella (eletto dunque al primo turno quale giudice della CARP). Nella seconda votazione il risultato è stato ben più serrato, ma il risultato non è cambiato. Al primo turno Frequin Taminelli ha ottenuto 36 voti, Balerna ne ha ottenuti 39. E si è quindi reso necessario un secondo turno, durante il quale – lo avrete capito – Frequin Taminelli è stata eletta giudice alla CARP con 43 voti (a fronte dei 41 ottenuti da Balerna).

Insomma, malgrado la maggioranza della Commissione giustizia e diritti avesse proposto al plenum di eleggere Capella e Balerna quali giudici della CARP in sostituzione delle partenti Giovanna Roggero-Will e Rosa Item, alla fine il Gran Consiglio ha seguito la proposta solo a metà: Capella (in quota Centro) è stato eletto senza problemi; Balerna (in quota PLR) è invece stato «superato» da Frequin Taminelli (quota Lega).

La proposta della Commissione di eleggere Capella e Balerna, ricordiamo, era stata fatta non senza qualche polemica. In particolare, era stato criticato il fatto che due giudici uomini avrebbero sostituito due giudici donne. Ma non solo: qualche critica era giunta per il fatto che, in un sol colpo, si sarebbero «tolti» al Ministero pubblico entrambi i sostituti procuratori generali.

Anche il presidente della Commissione Giustizia e diritti, Alessandro Mazzoleni (Lega), ricorda che la proposta della commissione «non era stata presa all’unanimità, bensì a maggioranza». Tuttavia, si trattava di «criticità non legate ai nomi, tutti idonei per la carica, ma per via – ribadisce anche Mazzoleni – del fatto che per sostituire due donne erano stati indicati due uomini». Inoltre, «potrebbe avere avuto un peso il fatto che il procuratore generale si sarebbe trovato, di punto in bianco, senza i ‘suoi’ sostituti».