Ticino

Caso Camignolo, i funzionari di polizia: «Il rischio è che gli agenti esitino prima di intervenire»

La Federazione Svizzera dei Funzionari di Polizia, Sezione di Lugano, esprime preoccupazione per i decreti d’accusa legati all’intervento del 13 ottobre 2025 e manifesta solidarietà ai due agenti coinvolti – Nel mirino le valutazioni sulle possibili modalità alternative d’intervento: «Le scelte operative devono essere considerate nella loro complessità»
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Red. Online
02.11.2026 13:32

La vicenda giudiziaria legata all’intervento di polizia avvenuto il 13 ottobre 2025 a Camignolo, in occasione della presenza del consigliere federale Ignazio Cassis, continua a far discutere. A prendere posizione è ora la Federazione Svizzera dei Funzionari di Polizia (FSFP), Sezione di Lugano, che esprime «profonda preoccupazione» per i recenti sviluppi giudiziari e manifesta solidarietà ai due colleghi coinvolti. In una presa di posizione diffusa lunedì 2 novembre, la Federazione sottolinea di rispettare pienamente l’indipendenza della magistratura e il principio della presunzione d’innocenza, ma ritiene che il caso sollevi questioni che vanno oltre le singole responsabilità penali.

Le modalità dell'intervento sotto esame

Al centro delle perplessità della FSFP vi sono le considerazioni del procuratore generale Andrea Pagani sulle possibili modalità alternative con cui gli agenti avrebbero potuto condurre l'intervento. Valutazioni che, secondo la Federazione, hanno contribuito anche all'emanazione dei decreti d'accusa.

L'organizzazione professionale ritiene che le contestazioni riguardino decisioni operative legate a procedure specifiche e a esigenze di sicurezza, sia per gli agenti sia per le persone coinvolte. «Tra l'individuazione di una possibile alternativa d'intervento e la sua concreta praticabilità esiste una distinzione fondamentale, che coinvolge competenze professionali, procedure operative ed esigenze di sicurezza che non possono essere trascurate», sottolinea la Federazione.

«No alla strumentalizzazione politica»

La Federazione, che si definisce indipendente da qualsiasi schieramento politico, deplora inoltre chi, a suo giudizio, utilizza procedimenti giudiziari ancora in corso per alimentare contrapposizioni politiche e delegittimare l'operato delle forze dell'ordine. «Prima di formulare giudizi così categorici, sarebbe quantomeno doveroso attendere che la giustizia abbia concluso il proprio corso».

Il timore: agenti meno pronti a intervenire

Uno degli aspetti che maggiormente preoccupano i funzionari di polizia riguarda le possibili conseguenze del caso sull'intera categoria professionale. «Il pericolo più grave non è soltanto quello di scoraggiare gli agenti, ma di creare le condizioni perché, di fronte a situazioni critiche, inizino a esitare prima di intervenire. Il problema, infatti, non riguarda soltanto la sorte giudiziaria dei due colleghi, ma il messaggio che vicende di questo genere rischiano di trasmettere a un'intera categoria professionale».

La Federazione precisa di non chiedere una polizia sottratta al controllo della giustizia o alla critica politica. Chiede però che le specificità e le difficoltà della professione siano adeguatamente considerate sia nel dibattito pubblico sia nelle valutazioni sull'operato degli agenti. La presa di posizione si conclude con un richiamo al ruolo delle forze dell'ordine nello Stato di diritto: «Il rispetto dello Stato di diritto passa anche attraverso il rispetto di chi, ogni giorno, è chiamato a farlo osservare».

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