Ticino

Caso Nurnberg, RSI risponde: «Il versamento non equivale a un riconoscimento di licenziamento abusivo»

L'azienda si esprime sulla notizia diffusa ieri da UNIA: «Il pagamento delle pretese salariali non rappresenta una conferma della fondatezza delle accuse o un’ammissione di responsabilità» - Il licenziamento «non è legato alle accuse di mobbing formulate dall’ex collaboratrice»
Red. Online
30.05.2026 11:37

La vertenza riguardante l'ex giornalista della RSI Paola Nurnberg si è chiusa. A riferirlo, ieri, è stato il sindacato UNIA, che in una nota, ha spiegato che alla fine dello scorso mese di aprile è stato comunicato che la RSI ha pagato tutte le pretese salariali invocate nella procedura legale del sindacato. Un esito che, secondo UNIA, rappresenta un risultato importante: «La RSI ha infatti riconosciuto, nei fatti, integralmente le pretese salariali avanzate nella nostra azione legale, corrispondendo quanto richiesto».

RSI prende posizione

Tuttavia, RSI si è espressa sulla notizia diffusa nelle scorse ore, con alcune precisazioni. Come prima cosa, l'azienda sottolinea che, «contrariamente a quanto può essere lasciato intendere da UNIA e Paola Nurnberg, il licenziamento non è legato alle accuse di mobbing formulate dall’ex collaboratrice». La RSI chiarisce che si tratta «di una vertenza distinta, fondata su presupposti giuridici diversi, affrontata tempestivamente a tutela anche del rispetto delle regole professionali e della credibilità dell'azienda». 

E ancora: «È errato affermare o lasciare intendere che il pagamento rappresenti una conferma della fondatezza delle accuse rivolte alla RSI o equivalga a un’ammissione di responsabilità o a una conferma delle tesi sostenute dalla controparte. Il versamento effettuato dalla RSI non costituisce in alcun modo un riconoscimento di licenziamento abusivo», sottolinea l'azienda nella sua presa di posizione. 

«Nessun legame con la segnalazione disciplinare»

Come sottolinea, ancora, la RSI, il pagamento della pretesa avanzata in causa è avvenuto «senza riconoscimento di responsabilità e senza che ciò possa essere inteso come un’ammissione rispetto alle argomentazioni della ex dipendente». Come si legge nella nota diffusa questa mattina, l’azienda ha ritenuto che il valore monetario della causa non giustificasse le spese che avrebbe dovuto in ogni caso affrontare, potenzialmente superiori al valore litigioso stesso. Pertanto, d’intesa con il legale esterno incaricato, si è ritenuto di versare quanto richiesto al fine di chiudere la vertenza. «La RSI respinge l’accusa che il licenziamento abbia qualsiasi legame con la segnalazione disciplinare fatta da Paola Nurnberg, che era stata riconosciuta e aveva portato alla sanzione di un collega. A prova di questo, in seguito a quell’episodio l’azienda si è adoperata per recuperare pienamente l’inserimento di Paola Nurnberg in azienda, coinvolgendo anche la Direzione Generale della SSR, il sindacato SSM», conclude l'azienda.