Caso Zali, il PS chiede le dimissioni: «Posizione non più sostenibile»

Il Partito socialista rompe gli indugi e chiede a Claudio Zali di dimettersi. In un comunicato dai toni netti, diffuso mentre attorno al presidente del Consiglio di Stato si moltiplicano i fronti aperti, i socialisti definiscono «non più sostenibile» la posizione del consigliere di Stato leghista e lo invitano a fare un passo indietro «per tutelare il buon nome delle istituzioni».
La presa di posizione arriva a stretto giro dalla decisione del Governo, riunitosi in seduta straordinaria, di accogliere la richiesta dello stesso Zali di rinunciare temporaneamente alla responsabilità politica di Magistratura e Polizia cantonale fino al termine degli accertamenti. Per il PS, però, quel passo non basta.
«Frasi e azioni che non possono essere tollerate»
Al centro della presa di posizione ci sono i file audio pubblicati su un profilo Instagram e attribuiti a Zali, risalenti al 2023, in cui una voce maschile – presumibilmente il consigliere di Stato – pronuncia frasi che i socialisti leggono come un'incitazione alla violenza sulle donne. Frasi che, ricorda il partito, hanno spinto i presidenti di PLR, Centro e PS – Alessandro Speziali, Fiorenzo Dadò e Fabrizio Sirica – a chiedere a Zali un chiarimento pubblico.
Il presidente del Governo ha replicato parlando di violazione della propria sfera privata e di registrazioni ottenute illegalmente, annunciando denunce anche nei confronti dei tre presidenti. Una risposta che il PS giudica «inaccettabile nei confronti dell'opinione pubblica e del ruolo che ricopre», perché, sostiene il partito, non entra nel merito della vicenda e prova a dipingere Zali come vittima.
«Al di là delle possibili implicazioni penali, che sono di esclusiva competenza della magistratura», scrivono i socialisti, le frasi attribuite al consigliere di Stato – «che lui non ha formalmente smentito» – indicano «un atteggiamento prevaricatore che nulla ha a che vedere con il comportamento che ci si aspetta da un consigliere di Stato». Frasi e presunte azioni che «non possono essere in nessun modo tollerate, anche se emergono da un dialogo privato diffuso dopo una registrazione illegale».
I due altri fronti: la Farera e l'EOC
Alla vicenda degli audio, ricorda il PS, si somma l'apertura di un fascicolo in Procura legato alla riunione voluta da Zali per discutere il caso del 14enne detenuto alla Farera. Le ipotesi di reato su cui indaga il procuratore generale sono abuso di autorità e tentata coazione. Pur richiamando la presunzione d'innocenza, i socialisti vi leggono «un altro elemento che mette in discussione la possibilità di agire con piena lucidità e indipendenza da parte del responsabile del settore della giustizia».
C'è poi il terzo capitolo, emerso nelle ultime ore: la pressione sull'Ente ospedaliero cantonale per l'assunzione di una conoscente di Zali, con quelli che il partito descrive come «toni intimidatori e ricattatori» e la minaccia di rendere pubblica la questione. Sullo stesso episodio, una mail del luglio 2020 all'allora presidente del CdA dell'EOC, il Governo aveva parlato di «toni e modalità discutibili».
La richiesta: dimissioni, o via la giustizia e la presidenza
La conclusione del PS è un aut aut. «Riteniamo che la posizione di Claudio Zali non sia più sostenibile e lo invitiamo a dare le dimissioni per tutelare il buon nome delle istituzioni e mantenere nei cittadini la fiducia nel Governo, scossa da comportamenti inaccettabili».
E se il passo indietro non dovesse arrivare, i socialisti chiedono all'Esecutivo di intervenire «per tutelare l'immagine e la credibilità delle istituzioni»: «Come minimo togliere a Claudio Zali la competenza della Divisione della giustizia e la presidenza del gremio governativo».
