Caso Zali, sul Mattino tra difesa e richiesta di lasciare prima il Governo

Due prese di posizione sulla vicenda che coinvolge Claudio Zali vengono pubblicate sul Mattino della Domenica. Entrambe richiamano la presunzione d'innocenza del consigliere di Stato, ma arrivano a conclusioni diverse sul piano politico.
«Non è un volatile bensì un essere umano»
La prima denuncia quello che definisce un vero e proprio «tiro al piccione». «L’impressione è che negli ultimi tempi si sia un po’ ecceduto», perdendo di vista alcuni valori fondamentali e il fatto che Zali «non è un volatile bensì un essere umano, un padre», oltre che un consigliere di Stato che «ha dato tanto al Cantone».
Secondo questa presa di posizione, alcuni starebbero scaricando Zali «come un cencio, sulla base di accuse che sono ancora tutte da dimostrare», forse più per indirizzare «l'inestinguibile rabbia popolare su un solo capro espiatorio» che per un autentico «senso di giustizia». Un clima alimentato, si legge, da «astio, risentimento e insinuazioni».
Il testo non esclude che Zali possa aver commesso degli errori, ma sottolinea che «sarà la giustizia a determinarlo e non i più o meno disinteressati tiratori al piccione». Per questo «le sentenze affrettate non giovano a nessuno». L'invito è a esprimere solidarietà «alle vere o presunte vittime», ma anche allo stesso Zali, al quale viene rivolto «un grazie» per aver servito per oltre trent'anni le istituzioni ticinesi, prima come giudice e poi come consigliere di Stato.
«Un conto è la giustizia, altra storia è la politica»
Il secondo commento parte dallo stesso principio: «La presunzione di innocenza vale per tutti. Anche per Claudio Zali». Tuttavia, sostiene che ci siano «buoni motivi per ritenere che i due procedimenti penali aperti a suo carico finiranno in niente».
«Un conto è la questione giudiziaria, altra storia è la situazione politica». Pur comprendendo la volontà di Zali di non compiere gesti che possano apparire come un'ammissione di colpevolezza, secondo il commento anticipare di quattro settimane le dimissioni già annunciate «non avrebbe significato ammettere alcunché».
Sarebbe stata invece «una semplice presa di coscienza del fatto che la permanenza in Governo fino a fine mese è diventata insostenibile». Una situazione attribuita anche «all’inaudito sciacallaggio politico e mediatico compiuto sulla vicenda».
«Ormai la valanga ha assunto dimensioni tali che non è più pensabile opporsi». Davanti alle richieste di anticipare le dimissioni, Zali avrebbe potuto «sacrificare un po’ della propria ostinazione e del proprio ego – non della presunzione d’innocenza! – agli interessi delle istituzioni e del Movimento d’appartenenza».
La scelta auspicata sarebbe stata quindi quella di lasciare anticipatamente il Governo, invece di rimanere ancora quattro settimane «come ministro senza portafoglio», indipendentemente dal fatto che la sanzione decisa dagli altri consiglieri di Stato sia «giusta o sbagliata». «Spiace che abbia scelto altrimenti», si legge.
Questa seconda presa di posizione conclude infine con una critica nei rapporti con la Lega: «Non risulta che Zali abbia mandato alla Lega un ringraziamento per i 34 anni che, grazie al Movimento, ha potuto trascorrere nelle Istituzioni», né «una qualche espressione di rincrescimento per il danno arrecato alla Lega».
