C'è anche un po' di Lugano nella maxi truffa mondiale

Che ci fosse tanta Lugano in una ingente (e presunta) frode internazionale carosello sull’IVA nell’ambito della vendita di materiale elettronico, il Corriere del Ticino l’aveva appreso già questa estate («Per un’indagine la Procura europea ha bussato a una fiduciaria ticinese», titolavamo allora), ma solo mercoledì la vicenda si è dispiegata nella sua interezza, e le cifre fanno impressione: quasi duecento indagati, fatture false per 1,3 miliardi di euro, sequestri di beni e denaro per oltre mezzo miliardo, quattrocento società coinvolte in mezzo mondo. E lo spettro della mafia e della camorra. La procuratrice capo europea Laura Kövesi l’ha definita un’«indagine determinante» per la breve storia della Procura europea. Ha anche definito la struttura un «sindacato del crimine». E in ruolo apicale, secondo gli inquirenti, vi è un 49.enne milanese che Lugano la conoscerebbe bene. È per avere informazioni su di lui infatti che la Procura Europea a marzo del 2023 ha bussato alla porta della fiduciaria luganese - il suo titolare era poi stato interrogato quale persona informata sui fatti il mese successivo dalla Sezione antifrode doganale sud di Lugano - nonché sulla sua compagna: i due, sostengono gli inquirenti, «hanno certamente la disponibilità di un appartamento a Lugano». Il 49.enne in interrogatorio ha anche detto di figurare quale dipendente di una società che ha ricondotto al fiduciario luganese.
Il precedente specifico
L’uomo, e la sua compagna, erano stati arrestati in Italia già lo scorso anno, e sarebbe anche in base alle dichiarazioni del 49.enne che gli inquirenti hanno potuto ricostruire il complesso meccanismo alla base del piano criminale. Dichiarazioni peraltro definite dal giudice delle indagini preliminari Mattia Fiorentini «sufficienti per giungere a una rapida conclusione patteggiata del processo a suo carico, con relativa scarcerazione, al fine di poter riprendere nuovamente il business». D’altronde, il 49.enne ha precedenti specifici. Nel 2010 era stato ritenuto essere elemento apicale nell’ambito di un’altra ingente truffa erariale nel campo della distribuzione di materiale elettronico. Della vicenda si erano poi perse le tracce a mezzo stampa. Stando a nostre informazioni l’uomo avrebbe patteggiato una pena. Il sito MilanoToday parla di una condanna in primo grado nel 2023 per reati tributari in merito a quella fattispecie. In quella vicenda erano tra l’altro coinvolte anche altre persone residenti inTicino e a Campione d’Italia.
Un vortice di società
A questo giro, la presunta e ingente truffa carosello sull’IVA si compone di oltre 400 società con sede in diverse nazioni, in parte riconducibili al 49.enne stesso. Lui stesso in inchiesta avrebbe spiegato che la merce (AirPods, hard disk, abbonamenti a Office) veniva venduta a società italiane e poi, dopo vari giri, veniva concretamente smerciata sul mercato spagnolo, sottocosto. In questa organizzazione sarebbero poi entrate anche la mafia e la camorra, sia nel ruolo di risolutori di conflitti fra le parti, sia per pulire ingenti capitali illeciti. Ad esempio degli appartamenti di vacanza a Cefalù, in Sicilia, sarebbero di proprietà di una società di Genova, a sua volta controllata da una società con sede a Paradiso riconducibile al 49.enne, a sua volta di proprietà di una società di Singapore, paese dove avrebbe dei legami la compagna dell’uomo.
Gli orologi di lusso
Oltre ai denari delle mafie, vi erano da ripulire anche quelli provento della presunta truffa. Il 49.enne, emerge ad esempio dalla carte, avrebbe comprato con la compagna numerosi orologi di lusso in una nota gioielleria di Milano, per 1,7 milioni di euro, spedendone poi una parte in dei paesi asiatici e in Portogallo.


