Centinaia di euro a viaggio, condannati tre passatori

L’auto era sempre la medesima: una Opel Zafira con targhe zurighesi. E i suoi ripetuti transiti dai valichi del Mendrisiotto – tra il giugno e il novembre del 2022 – hanno destato più di un sospetto. A tal punto che le forze dell’ordine, dopo le dovute indagini, hanno deciso di agire. Facendo centro. Il 18 novembre del 2022 il veicolo, entrato in Svizzera dal valico di Pizzamiglio, è stato intercettato a Manno e a bordo, oltre all’autista, c’erano 6 migranti. Da quel momento l’attività degli inquirenti – coordinati dal procuratore pubblico Zaccaria Akbas – ha permesso di ricostruire l’attività svolta da tre passatori che, quest'oggi, sono comparsi davanti alla Corte delle assise correzionali. Due fratelli – un 62.enne e una 57.enne della Svizzera tedesca – e un cittadino siriano di 45 anni che sono stati condannati a pene comprese tra i 16 e i 20 mesi di detenzione, sospese per un periodo di prova di due anni. I reati? Ripetuta e aggravata incitazione all’entrata, alla partenza o al soggiorno illegale nonché usura aggravata. Quasi una ventina i viaggi accertati dall’inchiesta, per un totale di almeno 86 migranti trasportati. Il modus operandi era sostanzialmente sempre il solito. Base di partenza, secondo i punti strategici individuati dalla presunta organizzazione criminale che gestisce questo tipo di attività, la Lombardia (con particolare riferimento all’area della stazione centrale di Milano). I tre passatori – a bordo dell’Opel Zafira e di una Ford Kuga che fungeva da staffetta – raggiungevano il punto designato per raccogliere e trasportare i migranti. Poi, il passaggio alla frontiera, per entrare in Svizzera, scegliendo valichi minori: Pizzamiglio e Brusata di Novazzano. In alcune occasioni, invece, il trasporto dei migranti clandestini avveniva partendo da Lugano e Massagno. In seguito il viaggio verso nord e, poco prima dell’arrivo in Germania, il passaggio da altri valichi incustoditi (Koblenz, Zurzach e Basilea-Hitalingerstrasse). Con l’aiuto della staffetta, come detto, che anticipava il passaggio alla frontiera per controllare che non ci fossero guardie di confine nella zona.
Alla ricerca di soldi
Poco meno di una ventina di viaggi, in totale, che ha permesso al terzetto di guadagnare un’importante somma di denaro. Il procuratore pubblico Zaccaria Akbas ha infatti calcolato che, in media, per ogni persona trasportata i passatori ricevevano circa 330 euro dall’organizzazione. In aggiunta, ogni migrante versava in media altri 175 euro. In totale, dunque, oltre 38.000 euro guadagnati illecitamente. Una «tariffa» decisamente sproporzionata rispetto ai regolari prezzi di mercato per un taxi ufficiale. Elemento, quest’ultimo, che ha portato al reato di usura aggravata.
Anche perché, in aula, gli imputati hanno ammesso di aver compiuto questi viaggi per soldi: «L’ho fatto per avere un po’ di libertà, non ho denaro» ha detto il 62.enne difeso dall’avvocata Marina Gottardi. «Perché sono troppo buona» ha invece commentato la 57.enne assistita dall’avvocato Walter Zandrini. Il 45.enne siriano – patrocinato dal legale Didier Lelais –, invece, non pensava che svolgere questo tipo di attività fosse così grave.
