Centri d’asilo e indisciplina, decideranno Cantone e Comuni

I Municipi di Balerna, Novazzano e Chiasso, unitamente al Consiglio di Stato ticinese, non avevano nascosto le loro preoccupazioni. Il motivo? La Segreteria di Stato della migrazione (SEM), lo scorso dicembre, aveva annunciato che al Centro federale d’asilo di Pasture , a partire dall’estate 2026, sarebbe stato avviato un progetto pilota volto ad accogliere tra Balerna e Novazzano anche alcuni richiedenti l’asilo indisciplinati o turbolenti. La sperimentazione, della durata di sei mesi, implicava la separazione in una zona distinta del Centro di quei migranti (solo uomini e maggiorenni) che per via del loro comportamento sopra le righe rischiano di compromettere il funzionamento dell’intera sede (ad esempio chi si rende autore di comportamenti violenti nei confronti di altri richiedenti l’asilo e dei collaboratori del Centro o chi si è reso protagonista di atti di vandalismo). Un annuncio che, come detto, aveva destato più di una preoccupazione e aveva portato i Comuni interessati e l’Esecutivo cantonale a prendere posizione. A febbraio è arrivato il «dietrofront»: progetto momentaneamente congelato.
Il «sì» alla mozione
Ieri, da Berna, è giunta un’importante novità. La Commissione delle Istituzioni politiche del Consiglio nazionale ha infatti approfondito la questione della sicurezza nei centri federali d’asilo e nei loro dintorni. In questo contesto – con 15 voti contro 8 e 2 astensioni – ha dato seguito alla mozione di commissione «Gestione efficiente dei richiedenti l’asilo problematici e applicazione coerente della legge sull’asilo». Una mozione che chiede, nell’ambito dei progetti pilota previsti, che le aree di sicurezza interne nei Centri federali ordinari possano essere create solo con il consenso dei Cantoni d’ubicazione e dei Comuni interessati.
Tradotto: si vuole evitare che si verifichino ancora circostanze come quelle che hanno interessato il Basso Mendrisiotto negli scorsi mesi, con la SEM a presentare un progetto senza prima condividerlo con le autorità locali, e con le autorità locali a «fare muro» per evitare la sua realizzazione. Inoltre, al Parlamento deve essere sottoposta una proposta di adeguamento della legislazione che introduca strumenti disciplinari e amministrativi chiari, nonché rafforzi l’esecuzione delle decisioni di allontanamento nei confronti degli autori di reati e dei recidivi. Infine, devono essere predisposti adeguati meccanismi di compensazione, in particolare per i Cantoni di frontiera.
«Un passo importante»
La mozione approderà ora in Parlamento il quale sarà chiamato ad esprimersi. Ma, per chi ha sollevato il tema, è sicuramente un passo importante. Il Consigliere nazionale Piero Marchesi (UDC) – che ha portato la proposta di una mozione in Commissione – parla di «risultato sicuramente importante per il Mendrisiotto e per il Ticino. Qualora la mozione venisse accettata dal Parlamento, bloccheremmo alla SEM lo sviluppo di progetti di questo tipo, senza l’avallo dei Comuni e del Cantone, impedendo che una fase pilota, si trasformi in un vero e proprio Centro per richiedenti l’asilo recalcitranti nel nostro Cantone. Opzione sinora smentita dalla SEM ma che per Marchesi potrebbe comunque ripalesarsi.
Giorgio Fonio (Centro), anche lui tra i fautori della mozione, esprime soddisfazione: «È stato fatto un buon lavoro di squadra e soprattutto, con questa decisione, si dà una risposta ai Comuni della regione che da anni si impegnano nell’accoglienza dei richiedenti l’asilo». Comuni che, allo stesso tempo, «dicono in modo chiaro di non poter ulteriormente mettere pressione sulla regione e sulla popolazione». Per Fonio, dunque, «pensando al Mendrisiotto provo una certa soddisfazione».
Anche a Bellinzona il segnale giunto da Berna viene valutato positivamente. «Accogliamo con favore questa mozione – commenta il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi –, che dà seguito alle preoccupazioni più volte espresse dal Cantone e dai Comuni interessati, e va nella direzione auspicata, richiamando la necessità di un maggiore coinvolgimento delle autorità locali nella gestione dei richiedenti l’asilo problematici». Un coinvolgimento che, «come evidenziato anche dal progetto pilota inizialmente previsto presso il centro di Pasture, non sempre è stato garantito». Per Gobbi, inoltre, «un ulteriore punto determinante riguarda l’adeguamento del quadro legislativo, affinché vi siano basi legali solide e strumenti efficaci. La sicurezza del territorio, della popolazione e del personale, resta la priorità: per garantirla sono necessari mezzi adeguati. La mozione della commissione va nella giusta direzione».
