Chiesti quattro anni di carcere per l’ex funzionario del DSS

LUGANO (aggiornato alle 18.45) - Si è aperto stamattina alle Assise criminali di Lugano il processo all’ex funzionario del DSS finito sotto inchiesta per presunta coazione sessuale e violenza carnale nei confronti di tre vittime. L’uomo, un sessantenne del Luganese, era attivo da trent’anni come operatore sociale ed esperto di politi che giovanili. Nell’atto d’accusa firmato dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli, viene riportato come nei confronti di una delle presunte vittime, all’epoca dei fatti ancora minorenne, l’ex funzionario avrebbe esercitato la sua influenza sfruttandone la fragilità data non solo dalla giovane età, ma anche dalla sua omosessualità. In particolare, con la giovane l’uomo avrebbe intrattenuto una relazione invitandola più volte a casa a cena, raccontandole delle sofferenze legate alla propria vita privata e facendole fumare marijuana. Dopo un primo rapporto, l’ex funzionario avrebbe poi instaurato una relazione «costrittiva, opprimente e ricattatoria» costringendo «settimanalmente» la ragazza «a rapporti orali e a masturbazioni reciproche». Nel corso del 2004 avrebbe inoltre portato la ragazza a Milano, in un locale di scambisti, «costringendola a praticare un rapporto orale a una donna e a subire dei toccamenti da parte di un uomo». Allora, di ritorno da un viaggio in Italia la ragazza “aveva trovato la forza di dirgli che lo lasciava». Un gesto che avrebbe portato l’uomo a «simulare il suicidio tagliandosi i polsi, cuciti tuttavia semplicemente ambulatorialmente da una ginecologa amica dell’ex moglie».
Nei confronti della seconda presunta vittima, appena maggiorenne al momento dei fatti, la coazione sessuale sarebbe stata tentata, durante un viaggio di un mese in India a fine 2004. La giovane sarebbe riuscita a liberarsi sferrandogli un calcio dopo che l’imputato l’avrebbe afferrata per il collo e sollevata.
Anche per quanto riguarda la terza presunta vittima l’imputazione è di coazione sessuale. Di nuovo l’imputato, nel 2007, avrebbe «esercitato pressioni psicologiche su di lei, costringendola a subire atti sessuali». La donna ai tempi aveva 24 anni. Fra questi atti vi sarebbero palpeggiamenti al sedere, toccamenti, e un episodio in un cinema di Lugano in cui l’imputato l’avrebbe toccata – malgrado lei piangesse – durante la visione di un film. Da notare che alcune imputazioni sono state stralciate per avvenuta prescrizione.
Patrocinato dall’avvocato Niccolò Giovanettina, l’imputato respinge ogni addebito. Il presidente della Corte Marco Villa (giudici a latere Renata Loss Campana e Brenno Martignoni Polti) ha ripercorso brevemente la vita privata e professionale dell’imputato. Durante l’interrogatorio, l’ex funzionario ha affermato «di aver avuto una relazione di 6 mesi» con la presunta vittima principale. Per quel che concerne le altre due ragazze invece respinge ogni addebito. In particolare di aver toccato nelle parti intime la 24.enne durante la proiezione di un film in un cinema di Lugano. Per contro, l’imputato sostiene che questa sarebbe entrata nel suo account personale e inviato delle mail a suo nome. Il processo riprenderà nel primo pomeriggio
A prendere la parola è quindi stata l’accusa, con la procuratrice pubblica Chiara Borelli che ha descritto l’ex funzionario come un «manipolatore emotivo. Un manipolatore che sfrutta le sue vittime facendosi credere, a sua volta, debole e sofferente». Un aspetto questo che è emerso a più riprese nell’arringa della pp che, ripercorrendo il racconto della vittima principale con la quale l’uomo ha intrattenuto una relazione, ha evidenziato come il rapporto tra i due sia stato segnato dal timore di lei «di sentirsi responsabile nel caso in cui lui si fosse fatto del male. Più volte, la ragazza si è detta pronta ad annientare sé stessa per paura che lui si uccida». Un rapporto sbilanciato, dove a prevalere era il sentimento di stima che l’uomo esercitava sulla giovane che, all’epoca, «si sentiva persa e aveva preso l’imputato come figura di riferimento. Un uomo che, con la sua attività, si era eletto a paladino dei giovani - ha continuato la pp - Ma il racconto della vittima è un’onda d’urto. Le parole della ragazza, il suo calvario, sono un pugno nello stomaco. Un calvario tenuto nascosto per 14 anni di silenzio in cui la giovane è stata in analisi».
Rimarcando come l’uomo «ha consumato a poco a poco la giovane», Borelli non ha esitato a definirlo come «un abusante, un uomo strisciante nello scegliere queste donne ancora giovani. Vittime sacrificali di un suo supposto mal di vivere». Per poi rivolgersi direttamente all’ex funzionario del DSS: «È giunto il momento che lei la smetta di nascondersi dietro all’ipocrita maschera di vittima abbandonata da tutte le donne». La vera vittima, per Borelli, è ovviamente la donna: «Quando lui la sdraia sul letto lei andava in stand-by. Spegneva corpo e cervello. E sappiamo che l’estraniarsi è una reazione tipica durante un momento d'abuso».
Una pena di 4 anni da espiare. È quanto ha chiesto la pp al termine della sua arringa nei confronti dell’ex funzionario.
Domani toccherà al legale delle vittime Carlo Borradori pronunciarsi (richiederà il riconoscimento di una somma simbolica per torto morale) prima che a prendere la parola sia la difesa.