Cinque anni senza Marco Borradori: «Ma è ancora il nostro GPS»

Sono ormai trascorsi cinque anni, oggi, dall’improvviso e prematuro decesso di Marco Borradori. Consigliere di Stato per quasi vent’anni e sindaco di Lugano per quasi dieci, Borradori è stato uno dei politici ticinesi più noti e trasversalmente apprezzati degli ultimi decenni. La sua morte, causata da un attacco cardiaco che lo ha colto a Vezia mentre si allenava per la maratona di New York, aveva causato grande commozione in tutto il Ticino, culminata nel partecipatissimo funerale che si tenne il 17 agosto 2021 nel vecchio stadio di Cornaredo. Proprio in questi giorni, le ruspe stanno cancellando gli ultimi segni tangibili di quella struttura, e ciò è in buona parte merito proprio di Marco Borradori, che è stato uno dei principali «motori» della realizzazione del Polo sportivo e degli eventi, ovvero del nuovo stadio di Cornaredo, tanto che vi è l’idea di dedicargli una tribuna. L’allora sindaco morì prima di avere la certezza che il PSE sarebbe stato costruito – un mese dopo si sarebbe tenuto un referendum al riguardo – ma, come ha ricordato ancora di recente il suo successore Michele Foletti in occasione della prima partita di Super League giocata alla AIL Arena, «Marco questo progetto l’ha voluto e difeso con tutto il cuore».
«Mi sento più solo»
Il PSE è probabilmente il simbolo più concreto di quanto fatto da Borradori per Lugano, ma è lungi dall’essere l’unico, o l’ultimo. A cinque anni dalla morte, la sua eredità politica si sta consolidando e sotto molteplici aspetti la Lugano di oggi è ancora la Lugano da lui immaginata. «Marco era un precursore dei tempi – afferma Foletti. – È grazie a lui che Lugano si è dotata delle prime linee di sviluppo. Negli anni sono state aggiornate, ma restano il nostro GPS per vedere dove stiamo andando. Ed è sempre lui che si è speso molto per realizzare il Piano direttore comunale, scegliendo in particolare la giuria, di cui è stato presidente. Vorrei poi ricordare il suo forte accento sulla digitalizzazione. È stato lui a inventare il Lugano Living Lab da cui poi sono nati ad esempio i LVGA, la nostra moneta digitale, e la blockchain cittadina». Foletti cita inoltre il «cambio di passo» impresso da Borradori sull’immagine di Lugano, che ha «iniziato a rendere più internazionale tessendo collaborazioni con altri Paesi e città». L’attuale sindaco, infine, ha ricordato il «grosso impulso» che Borradori ha dato al LAC: «È un progetto che ha portato avanti con convinzione, con l’idea che Lugano dovesse diventare un elemento di collegamento tra la cultura mediterranea e quella mitteleuropea».
Per Foletti, Borradori è stato ben più di un collega e di un compagno di percorso politico nella Lega. È stato un punto di riferimento, e un amico. «Ci confrontavamo volentieri e riuscivamo a trovare una sintesi. Oggi una persona così non l’ho più ritrovata nella mia vita politica. Mi sento molto più solo rispetto a prima. Ho sempre la sua foto qui in ufficio e lo vedo ogni mattina. Ma non è la stessa cosa».
«Affabile, ma determinato»
«Marco era affabile, ma quando si arrabbiava era comunque una persona determinata. Gentile nei modi, ma se c’era qualcosa che non andava lo sentivi». Per il consigliere di Stato Norman Gobbi non vi sono dubbi: Borradori «incarnava lo spirito leghista». Dodici anni in Gran Consiglio e poi due, gomito a gomito, nell’Esecutivo cantonale: che esperienza è stata? «L’affiancamento in Governo è stato facile. Ricordo con particolare piacere il raddoppio in Consiglio di Stato. La gioia del Nano così come la mia e la sua ha rappresentato un momento topico della nostra storia». Tra i 12 anni in Gran Consiglio e poi la carica di consigliere di Stato, non sono sempre state rose e fiori. «Il suo lavoro all’interno delle istituzioni non era scontato. Su alcuni dossier, come gruppo parlamentare della Lega, lo abbiamo contrastato». Un momento di contrasto, in particolare, Gobbi lo ricorda bene e risale al periodo pandemico, quando Marco Borradori era sindaco a Lugano: «Nel 2020 il Consiglio di Stato decise di posticipare le elezioni comunali e Marco non condivise molto la decisione. Mi ricordo una chiamata abbastanza accesa. Ma poi, come tra buoni amici, quando si discute e ci si arrabbia, il rispetto e l’amicizia superano l’essere in contrasto su opinioni e idee». Era – a mente di Gobbi – una delle più grandi virtù di Borradori: «Discutere mai venendo meno al rispetto della persona e all’amicizia».
Norman Gobbi, in tempi recenti, non ha nascosto la volontà di dirigere il Dipartimento del Territorio che, tra l’altro, è stato condotto da Borradori per 18 anni. Possiamo chiamarla eredità? «Marco è stato capace di promuovere una nuova sensibilità sui temi legati al territorio, le sfide della gestione con i suoi pericoli. Quanto accaduto nel 2024 in Alta Vallemaggia ci ha purtroppo ricordato quanto queste sfide siano attuali e concrete». Il Ticino – sottolinea – «ha territorio cittadino, ma pure molte aree montate e alpine. Le sfide non mancano». E, a proposito di eredità, «bisogna trovare il giusto compromesso tra le necessità di protezione e la convivenza con l’essere umano. Penso ad esempio ai grandi predatori e alle necessità del settore agricolo».
«Mi raccomando, non mollare»
«Che bello vedere i giovani. Mi raccomando, non mollare». Sono ancora ben impresse nella mente del coordinatore della Lega Daniele Piccaluga le prime frasi che Marco Borradori gli rivolse. L’occasione? La prima assemblea della Lega, svoltasi al Ceneri, alla quale il coordinatore aveva partecipato da neo municipale. Occasioni di incontro, al di fuori della politica, ce n’erano già state. Ad esempio in ambito sportivo: «Giocavo nella Pallanuoto Lugano e mi ricordo le sue visite: dimostrava grande umanità e attenzione a tutti. Si poteva contare sulla sua presenza anche nelle società che non praticavano sport di fama come il calcio. Per Marco – annota – non esistevano etichette o distinzioni tra le diverse divise indossate». Già, lo sport: «L’imprinting che ha dato al nuovo stadio, la AIL Arena, è stato fondamentale» ricorda. Infine un pensiero da coordinatore: «Marco è stato un personaggio, insieme ad altri, che oggi mancano alla Lega. Mi riferisco al Nano, all’Attilio e a Michele Barra».

