Colpì con un pugno Pablo Bentancur: condannato

C'era aria di Comunale, oggi, in Pretura penale a Bellinzona. Sì, non stiamo impazzendo. Di fronte alla giudice Petra Vanoni è comparso Martino Colombo - tifoso dell'ACB, già membro del comitato direttivo del settore giovanile e consigliere comunale MPS nella capitale - accusato di aver colpito al volto con almeno un pugno l'ex patron granata Pablo Bentancur. L'imputato, difeso dall'avvocato Niccolò Giovanettina, ha negato i fatti per i quali il procuratore pubblico Pablo Fäh ne chiedeva invece la condanna per lesioni semplici alla pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere da 160 franchi (sospesa per due anni). Alla fine è stato ritenuto colpevole; gli è stata inflitta una pena di 30 aliquote da 110 franchi, posta al beneficio della condizionale. Dovrà inoltre risarcire le spese legali dell'ex patron per quasi 12 mila franchi. Molto probabile il ricorso alla Corte di appello e di revisione penale.
Fra accusato e vittima non è mai corso buon sangue, al di là della fattispecie avvenuta il 3 settembre 2024 durante una riunione. Entrambi erano presenti in aula penale. Il primo doveva rispondere alle domande della giudice; il secondo in veste di accusatore privato. Il 33.enne e Pablo Bentancur si sono guardati in cagnesco. A seguito del pugno - si legge nel decreto - l'ex timoniere dell'ACB ha riportato «una contusione allo zigomo sinistro con tumefazione ed ematoma».
La giudice Petra Vanoni ha osservato che le dichiarazioni rese da chi ha assistito alla scena sono credibili, seppur sfumate in alcuni dettagli. L'avvocato Pierluigi Pasi aveva chiesto la conferma del castello accusatorio. Inserendo i fatti nel solco della contestazione che la famiglia Bentancur, a quei tempi proprietaria del club, aveva subito per conto del tifo organizzato dell'ACB: «Un tifo malato, becero e violento nell'espressione verbale, con insulti anche a sfondo razzista. Un crescendo sfociato nell'episodio incriminato che è avvenuto, come ci confermano i testimoni».
Ovviamente di tutt'altro tenore l'arringa difensiva di Niccolò Giovanettina, il quale ha affermato che «non sempre i fatti corrispondono alla verità. In questo caso abbiamo ben tre versioni su quanto sarebbe capitato durante quella riunione. Un puzzle difficile da ricomporre. Alla luce di questo auspico la piena assoluzione del mio assistito».
