Come convincere i luganesi a superare la reception

In albergo ci si va se si ha una stanza. La mentalità ticinese (ma anche svizzera) in relazione alle strutture di soggiorno possiamo riassumerla così. Conseguentemente - con le dovute eccezioni - per un luganese gli alberghi della regione sono qualcosa di avulso dalle sue abitudini. Qualcosa che non lo rigurda. Questo, almeno, fino a qualche anno fa. Perché il concetto alberghiero sta mutando e un po’ ovunque le strutture si stanno aprendo in vari modi anche alla clientela locale. Diversi hotel luganesi si stanno muovendo in questa direzione, scontrandosi con difficoltà strutturali e mentali.
Le Colonne d’Ercole
Un esempio che le racchiuda entrambe? La reception, che per alcuni visitatori assurge a Colonne d’Ercole. «È vissuta come un deterrente», afferma Federico Haas, presidente della sezione Sottoceneri di HotellerieSuisse. E infatti chi vuole attirare i locali o i turisti di passaggio nelle proprie strutture cerca di non mostrargliela. In particolare per quel che riguarda la ristorazione: «Laddove gli alberghi hanno ristoranti con un’entrata separata e ben identificata è più facile», dice Haas. È la strada scelta, per esempio, dall’hotel Villa Sassa per il suo ristorante, così come dall’hotel Villa Castagnola, il cui ristorante più rinomato è addirittura in uno stabile separato. Da poche settimane l’hotel Splendide Royal propone un nuovo spazio all’aperto per aperitivi e per mangiare una pizza la sera: «Puntiamo molto sulla clientela locale - dice il general manager Giuseppe Rossi: - per accedere senza passare dalla hall abbiamo creato un’entrata esterna». Un varco che renda la struttura più accessibile, anche perché l’ingresso dell’albergo risulta rialzato e quasi nascosto a chi guarda passeggiando sul lungolago.
L’importanza di chiamarsi
C’è poi una questione di nomi. Fino a un decennio fa - forse anche meno - i ristoranti degli alberghi non lo avevano quasi mai. Ora è un fiorire: Arté, Ai Giardini di Sassa, La Piazzetta, tanto per citare quelli descritti in precedenza. Farli ricadere sotto il cappello dell’hotel non è insomma più sufficiente. Probabilmente la causa sono Tripadvisor e i social media, dove se non hai una tua identità non esisti. Fra gli ultimi a riposizionarsi in tal senso è stato l’hotel Luganodante, che un anno fa, con un investimento importante, ha aperto un ristorante e un bar sotto il brand Flanel: «La tendenza ormai è questa - dice il general manager Carlo Fontana. - Per noi non è facilissimo in termini di impegno perché comporta una comunicazione separata con siti e social media separati». Il desidero però, come era stato detto alla presentazione dei nuovi spazi, era proprio quello «di aprirsi alla città, non offrire più solo camere e sale conferenze».
È un passo che sta valutando anche l’hotel Delfino di Federico Haas. Hotel il cui ristorante oggi non ha un nome, ma può godere di una posizione interessante: «È una sorta di giardino sul tetto all’interno del tessuto cittadino, con vicino una piscina». «Ma il luganese oggi non si dice ‘toh, andiamo a cena al Delfino’ - continua il nostro interlocutore. - Anche perché a volte, a torto, si associa la cucina dell’albergo a qualcosa di poco variegato. Piuttosto viene visto come il luogo per le ricorrenze di famiglia».
Quando il successo è eccessivo
Al momento di riposizionarsi, l’hotel Delfino dovrà anche fare i conti con la sua ossatura. Perché gli alberghi fino a qualche decennio fa venivano costruiti anche per dare un senso di chiusura e intimità all’ospite. In questo senso, reinventarsi e far superare ai luganesi la metaforica (e non) reception può essere complicato. Anche perché potrebbero nascere problemi di convivenza. Ne sa qualcosa l’hotel Walter au Lac, che qualche anno fa aveva proposto aperitivi aperti al pubblico sulla sua terrazza panoramica all’ultimo piano con vista sul golfo. Ma la proposta è stata vittima del proprio successo e si è dovuto ripensarla: «L'afflusso di un numero così grande di ospiti ha fatto sì che non ce la siamo più sentita di proseguire con questa tipologia di eventi - dice la direttrica Francesca Cereda. - La problematica era dovuta agli schiamazzi notturni: i nostri clienti venivano disturbati e anche alcuni abitanti del centro si erano lamentati. Ora li limitiamo a cinquanta persone per eventi aziendali e privati».
Prime impressioni
L’esperienza del Walter è comunque sintomatica: nella ristorazione c’è del potenziale per attrarre gli esterni, e chi si è già potuto attrezzare in questo senso lo conferma: «Al netto delle chiusure imposte dalla pandemia, che ci hanno permesso di aprire solo pochi mesi, i dati sono incoraggianti - afferma Fontana. - Non è stato facile portare i luganesi, ma i primi passi sono positivi». Tant’è che oggi il Flanel figura appena fuori dalla top-40 dei migliori ristoranti di Lugano e dintorni di Tripadvisor. Rossi invece definisce «sorprendenti e molto positive» le prime settimane d’apertura della Piazzetta: «Puntiamo molto sulla clientela locale e nel nostro ristorante abbiamo un 30% di clientela da fuori che sette-otto anni fa non esisteva. Crediamo che un albergo debba essere parte integrante della comunità locale, anche perché oggi i nostri ospiti che vengono da lontano ce lo chiedono: vogliono vivere la città e mescolarsi con chi vi abita». Lo Splendide, oltre alla ristorazione, sta promuovendo ai locali anche il proprio centro benessere: un altro cambio di mentalità.
