Condannato dopo 15 anni il sedicente «divino» mago

In aula, ieri, il sedicente mago non c’era. È sparito da tempo, tanto che nemmeno il suo avvocato, il legale Fulvio Pezzati, riesce da anni a contattarlo. Non è un abile trucco però, piuttosto le conseguenze di una vicenda intricata e di un’inchiesta penale che voleva tanto ma ha ottenuto poco. Il risultato è la condanna contumaciale dell’imputato a cinque mesi sospesi per tentata truffa, a un paio di giorni dalla prescrizione del reato. La vicenda, o quel che penalmente ne rimane, risale infatti al 2011, ma prende le mosse a inizio secolo.
Anni di versamenti
Il sedicente mago è un cittadino olandese nato in Sierra Leone, oggi 44enne. Di magico, va da sé, non aveva nulla. Se non in senso lato: un carisma e capacità affabulatorie e persuasive superiori alla media. E nessuno scrupolo. Tanto da convincere almeno 150 persone di avere poteri paranormali e guaritivi. Fra di loro, anche l’unica vittima per cui il “divino” – così si definiva - è stato processato in Ticino. Una donna anziana «sola, psicologicamente e caratterialmente fragile», residente nel Luganese, che nel decennio precedente aveva versato, in parte a lui in parte ad altre persone parte dell’organizzazione truffaldina di cui faceva parte, quasi 130.000 franchi in cambio di controprestazioni “magiche” a favore della propria salute e dei propri affetti. Fatti questi, tutti prescritti. Ma non l’estremo tentativo di convincere la donna a cedere altri suoi risparmi, per cui il sedicente mago si era recato personalmente a Lugano. Sperava di spillarle duecentomila franchi, si è ritrovato con le manette ai polsi. Perché, a sua insaputa, la donna era in contatto con la polizia.
Truffa «Marabout»
La scusa per il viaggio luganese del sedicente mago era la volontà di restituire alla donna parte dell’importo da lei versato in precedenza. Alloggiato in un albergo del centro, prenotato dalla donna, l’uomo le ha detto – citiamo dall’atto d’accusa – «di essersi recato a Lugano al fine di pregare per la restituzione del di lei denaro». “Pregare” in questo caso ha significato «fare appoggiare le mani alla donna su di una valigia ricoperta da un lenzuolo, parlando in seguito per cinque minuti in una lingua a lei sconosciuta». Rimosso il lenzuolo, nella valigia c’erano diverse banconote che prima non c’erano. Soldi che però non sono stati consegnati alla donna, perché il sedicente mago «doveva ancora pregare»: bisognava rimandare al giorno dopo.
Questo tipo di truffa ha un nome: «Marabout» (un termine che indica un saggio musulmano con poteri spirituali nell’Africa settentrionale e orientale). Erano più popolari alcuni anni fa, specialmente in Francia. Il termine raggruppa tutte quelle truffe messe in atto da sedicenti maghi, veggenti, stregoni che propongono soluzioni a problemi di salute, amore, denaro e altro. Quella delle banconote è una variante piuttosto rara. Traiamo dal sito della Polizia cantonale: «Un’altra sfaccettatura, che comunque è molto rara alle nostre latitudini, è quella che consiste nella trasformazione, mediante procedimento chimico, di carta filigranata in denaro autentico. Questo procedimento avverrebbe attraverso lo spargimento di un liquido nero su fogli di carta filigranata di cui gli autori (persone di origini africane) sono entrati in possesso nel loro paese natale. Per convincere le vittime a consegnare loro del denaro per la trasformazione (importi di alcune decine di migliaia di franchi) procedono a dimostrazioni che si possono definire numeri da cabaret. In tutti i casi una volta consegnata loro un determinato numero di banconote, questi individui le cospargono del reagente chimico e le mettono in un sacchetto nero. Sostituiscono abilmente questo sacchetto con uno contenente della carta straccia e lo consegnano ai “creduloni” dicendo loro di attendere 24 ore affinché il reagente faccia effetto». Il tutto in cambio di denaro. Nel caso di Lugano, alla vittima era stato detto che necessitavano duecentomila franchi per «richiamare» cinque milioni attraverso un «rito». L’anziana però, gli ha rovinato i piani, allertando la Polizia.
Un’inchiesta problematica
In seguito l’uomo ha passato oltre quattro mesi in carcerazione preventiva e da anni nessuno ha sue notizie. L’inchiesta a suo carico era coordinata inizialmente dall’allora procuratore generale John Noseda, che voleva indagare le intere malefatte del sedicente mago, che era attivo soprattutto in Francia e in Svizzera francese. Da questa attività era tra l’altro emerso che oltre 150 persone avevano versato denaro all’uomo o a suoi presunti sodali. In particolare vi era il sospetto che un uomo in Vallese gli avesse dato una mano, tanto da essere rinviato a giudizio pure lui nel 2015. L’atto d’accusa, fra la richiesta di complementi d’inchiesta e il sopraggiunto decesso del vallesano, era però stato tornato dal Tribunale al Ministero pubblico ed è infine finito sulla scrivania del procuratore pubblico Claudio Luraschi, che nell’autunno del 2024 ha firmato il nuovo rinvio a giudizio, che ha permesso infine al giudice delle Assise correzionali Marco Villa, dopo un brevissimo dibattimento, di pronunciare la condanna del sedicente mago. L’imputato, in ogni caso, dopo il carcere preventivo non è più stato visto alle nostre latitudini.
