Condannato ed espulso un tuttofare dell’illegalità

Un tuttofare dell’illegalità, verrebbe da dire. Non a caso nell’atto d’accusa stilato dal procuratore Pablo Fäh, il 37.enne croato comparso quest'oggi davanti alla Corte delle assise criminali ha dovuto rispondere di 19 distinti capi d’imputazione. Da qui la sentenza pronunciata dal giudice Amos Pagnamenta: 28 mesi di carcere, 6 da espiare e il rimanente sospeso per un periodo di prova di 4 anni oltre all’espulsione del territorio elvetico per 6 anni.
Sull’arco di tre anni, per usare le parole dell’avvocato della difesa Roberto Rulli, il 37.enne «ne ha combinate di tutti i colori». Nel marzo del 2022 ha aiutato un’amica – da qui la complicità in appropriazione indebita – a far sparire l’auto che aveva in leasing e che pesava troppo sull’economia familiare. Come? Portandola in Serbia (grazie al supporto del di lui padre) e poi denunciandone il furto.
Tra il settembre del 2023 e il maggio del 2024 il 37.enne è riuscito anche a mettere a segno diverse truffe. Dopo aver rubato un passaporto svizzero (e di conseguenza l’identità della persona) l’uomo ha effettuato numerosi acquisti online: un computer, 3 smartphone, svariati capi d’abbigliamento e altri prodotti, senza omettere la stipulazione di alcuni contratti di telefonia. Il tutto per un totale di quasi 11.700 franchi.
A inizio 2024 l’uomo comparso in aula è riuscito anche a farsi consegnare un acconto di 750 franchi per un trasloco che, in realtà, non è mai stato eseguito. Un raggiro riuscito grazie anche alla falsificazione della ricevuta prodotta utilizzando il logo di una società realmente attiva sul territorio, ma non coinvolta nel lavoro. Nell’articolato elenco di reati promossi dal procuratore pubblico c’è anche il furto di 4 confezioni di profumo da uomo. Come pure gli stupefacenti, fattispecie che poi ha portato, nell’ottobre del 2025, al suo arresto. Per recuperare un debito di 50 franchi proveniente da una vendita di cocaina, il 37.enne ha avuto un litigio, durante il quale sono anche spuntati dei coltelli, con il compratore e con una terza persona (da qui il reato di rissa e di infrazione alla legge federale sugli stupefacenti).
Non è finita qui perché l’uomo si è pure macchiato di reati nell’ambito della circolazione stradale. Ha ad esempio usato veicoli con targhe rubate e ha guidato una motocicletta senza patente, scappando pure dalla polizia. Infine i radar: proprio nel tentativo di fuggire da una pattuglia è stato pizzicato a Balerna, in due distinte occasioni, a 85 chilometri orari dove il limite era di 30 e a 116 dove il limite era di 50.
«Senza sosta»
«Ha continuato a delinquere senza sosta» ha commentato durante la requisitoria il procuratore pubblico. Questo malgrado il fatto che all’apertura dei singoli incarti «millantasse buone propositi». L’accusa ha chiesto nei confronti del 37.enne una condanna a 28 mesi di carcere, la metà dei quali sospesi per un periodo di prova di 4 anni e l’espulsione dalla Svizzera per sei (oltre a una multa e alla revoca dell’effetto sospensivo per una precedente condanna a 60 aliquote).
La difesa, sostenuta dall’avvocato Rulli, si è invece battuta per una pena contenuta in due anni, permettendo così la possibilità di sospenderla interamente (o in subordine al massimo 6 mesi da espiare). «Non è un criminale in senso lato – ha sostenuto il legale –. È uno sbandato che per 3 anni ne ha combinate di tutti i colori sviluppando un certo senso d’impunità». Questo fino all’arresto: «Ha capito che è giunto il momento di smetterla», non a caso «ha ampiamente ammesso le sue colpe». Per la difesa ha avuto un certo impatto la situazione personale dell’imputato: «Ha vissuto una separazione, aveva debiti, aveva cessato l’attività e consumava cocaina. Per un periodo si è comportato da balordo».
La volontà di tornare in Patria
La Corte, come detto, lo ha condannato a 6 mesi da scontare, il resto sospeso con la condizionale. A favore dell’uomo – ha motivato il giudice Amos Pagnamenta – hanno pesato «una certa collaborazione e la volontà di tornare in Patria». Quest’ultima, in sostanza, diminuisce le possibilità che l’uomo commetta nuovamente reati sul territorio svizzero. Ciò non toglie – ha chiosato il giudice – che il 37.enne «ha continuato a delinquere nonostante venissero aperti procedimenti penali uno dietro l’altro» e, in definitiva, «ha commesso un numero piuttosto impressionante di reati».
