In aula

Condannato per diversi furti, anche in casa del vicesindaco di Lugano

Diciotto mesi sospesi a un 61enne italiano residente in Italia per una dozzina di ruberie - Il colpo grosso lo fece nel 2011 a Montagnola - Un tentativo d’effrazione anche nell’abitazione di Roberto Badaracco: «È stato uno shock»
Federico Storni
15.10.2026 07:05

A metà febbraio il Ministero pubblico, nel riferire dell’arresto di un 60enne e di un 34enne per furto, scriveva: «L’inchiesta - coordinata dalla Procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis - prosegue con il fine di stabilire eventuali responsabilità in altri colpi avvenuti in passato sul territorio nazionale. I paralleli approfondimenti da parte degli inquirenti della Polizia cantonale hanno infatti evidenziato possibili collegamenti con quanto emerso nell’ambito di un’articolata indagine in corso da tempo su una serie di furti commessa su più anni da un gruppo strutturato di scassinatori». Cosa sia emerso da queste indagini, lo si è appreso ieri in aula penale, quando di fronte al giudice delle Assise correzionali Amos Pagnamenta si è celebrato il processo a carico dell’oggi 61enne italiano residente in Italia (lui, però, non c’era: assente giustificato per problemi di salute). E due cose spiccano: l’emergere del suo ruolo in un grosso colpo risalente al 2011 e il tentativo di furto da lui commesso in casa del vicesindaco di Lugano Roberto Badaracco, nel febbraio 2024. L’uomo, difeso dall’avvocato Maurizio Pagliuca, è stato condannato ieri a diciotto mesi sospesi e all’espulsione dalla Svizzera per dieci anni. Dodici i furti da lui commessi in varie località del Luganese - da Montagnola a Bigorio - con un paio di razzie anche nel Locarnese, per un bottino stimato in 387.000 franchi e danneggiamenti per 33.000 (ma la cifra è contestata e sarà compito dei giudici civili decidere in merito). A fermare l’uomo era stato un controllo in dogana, figlio di sospetti in seguito all’ultimo furto da lui commesso. Avrebbe potuto essere acciuffato anche prima, ma la notte del 20 dicembre 2024, dopo un furto ad Ascona, era riuscito a sfuggire agli agenti che lo inseguivano con sirene e lampeggianti accesi abbandonando la macchina a Indemini e dandosi alla fuga a piedi in Italia.

«Ma sono stato fortunato»

Il colpo grosso, come accennato, l’avrebbe fatto nell’ormai lontano 2011 a Montagnola, sgraffignando una cassaforte che conteneva preziosi per un valore denunciato di circa 330.000 franchi. Meno ingenti o del tutto infruttuosi, invece, gli altri tentativi. Come quello a casa del vicesindaco Badaracco, che abbiamo contattato al proposito, e che ha accettato di raccontare quanto successo quella notte: «In casa non avevamo nulla di valore, anche perché praticamente nessuno ha più in giro contante, e quindi non ci è stato rubato niente, se non forse un venti franchi che avevamo lasciato sulla scrivania». Il furto è avvenuto in una sera di gennaio fra le 17.30 e le 22.10: «Eravamo fuori casa quando è successo ed è stato uno shock tornare e trovare le cose sottosopra. A mente lucida, nei giorni successivi, ci è anche venuto il dubbio che forse, senza saperlo, siamo rincasati mentre erano ancora nell’appartamento e sono fuggiti subito sentendoci arrivare». Poi, per due anni non si è più saputo nulla: «Non ero certo che ne avremmo più saputo qualcosa, ma è un bene che siano stati identificati anche a distanza di anni. È un segnale per chi ruba che, con la tecnologia attuale, si può sempre essere perseguiti e identificati. Un plauso alla Polizia cantonale e alla scientifica che hanno svolto un lavoro eccezionale». Anche perché una violazione di domicilio si lascia dietro un’inevitabile scia di insicurezza: «Sono stati violati i nostri spazi, e per qualche mese nel tornare a casa la mente tornava a quanto accaduto, in una specie di timore psicologico che potesse succedere di nuovo. Non è stato un periodo facile, ma con il tempo questa sensazione è scemata fino a sparire». Tutto sommato, oggi, la vicenda è a un passo dal diventare un aneddoto da spolverare a qualche cena: «Ma perché sono stato fortunato - conclude Badaracco. - Ho potuto vedere le effrazioni che hanno compiuto altrove e i danni che hanno causato. Mi è andata tutto sommato bene».

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