Conservatorio, sul futuro pesa l’incognita delle risorse

Un nuovo anno con «tantissima musica», ma anche con un’incognita, quella delle risorse, che pesa sul futuro. Si apre tra questi due poli il 2026-2027 del Conservatorio della Svizzera italiana, presentato ieri a Lugano. Da una parte le riduzioni dei contributi pubblici previste dal 2027, dall’altra un calendario fitto di concerti, collaborazioni e progetti. La sfida sarà fare i conti con risorse sempre più strette senza restringere, per quanto possibile, lo spazio della musica.
Un calendario fitto
E di musica, nel corso dell’anno, ce ne sarà molta. «Tantissima, come al solito: è il nostro faro, il nostro motore», ha detto Francesco Bossaglia, delegato alle attività d’ensemble e orchestrali, reduce da circa 300 audizioni degli studenti. Alla Scuola di Musica torneranno Orchestriamoci, il Concerto di Gala, la Passeggiata musicale e le giornate di porte aperte; per la Scuola universitaria di Musica (SUM) sono confermati Hall in musica, 900presente e i progetti orchestrali, oltre ai recital e alla musica da camera. L’Orchestra giovanile della Svizzera italiana, composta prevalentemente da studenti del Pre-College, proseguirà invece la propria attività con altri due concerti, a dicembre e a maggio.
A questi si aggiunge una rete sempre più ampia di collaborazioni che porta gli studenti fuori dalle aule. Negozi in musica coinvolge gli allievi del Conservatorio in una quarantina di concerti, mentre Lugano Piano ne ha proposti oltre 60; proseguono inoltre le partnership con realtà come ClassicAscona e il Locarno Film Festival. Sono occasioni che diventano parte integrante della formazione: «Gli studenti possono mettersi in mostra, guadagnare qualche franco, preparare il repertorio e prepararsi ai contesti più impegnativi», ha spiegato Gabriele Gardini, responsabile eventi e prestazioni di servizio.
Il nodo delle risorse
A fare da contrappunto a un programma così ricco è però la questione delle risorse. La Scuola universitaria di Musica, che conta più di 300 studenti, opera già con costi nettamente inferiori alla media nazionale. «Qui a Lugano siamo a circa 33 mila franchi l’anno per studente, contro una media svizzera di 57 mila -ha spiegato il direttore generale della Fondazione e direttore della SUM Christoph Brenner - Siamo obbligati a ottenere gli stessi risultati, in un contesto competitivo, con circa la metà dei fondi che hanno a disposizione gli altri». E a una situazione già difficile si aggiunge, dal 2027, una riduzione dei contributi pubblici di circa 400 mila franchi, tra Confederazione e Cantone.
I margini di manovra sono poi ridotti, anche perché gran parte dei costi riguarda il personale. Il Conservatorio cercherà quindi nuove entrate e ulteriori risparmi, ma Brenner non esclude, se queste misure non dovessero bastare, «di dover intervenire anche sul personale». Una linea rossa, però, rimane: «Non possiamo compromettere la qualità della formazione».
Diverso è invece il quadro della Scuola di Musica, dedicata alla formazione di base. Qui il nuovo sistema cantonale di finanziamento prevede maggiori risorse, anche se resta ancora da capire quale sarà concretamente la ricaduta sulle famiglie. «È positivo che in Canton Ticino, anche in un periodo di tagli, si sia deciso di investire in uno strumento potente come la formazione musicale», ha osservato il direttore Luca Medici. Secondo le ipotesi illustrate dal Conservatorio, la quota dei costi coperta dal Cantone potrebbe passare dall’attuale 16% al 19% o, nello scenario più favorevole, al 22%. Un passo avanti, ma la distanza resta ampia: «Oggi i genitori pagano circa l’80% dei costi. Il Cantone più vicino a noi è Sciaffusa, dove le famiglie ne pagano il 48%», ha spiegato Medici. «Il lavoro in prospettiva è ancora molto».
Un aiuto arriva anche dalla filantropia, che nel 2025 ha portato oltre mezzo milione di franchi. Tra le iniziative c’è il Fondo per l’inclusione musicale dell’Associazione Amici del Conservatorio, pensato per rendere la formazione più accessibile. Ma la formazione, per Medici, non si esaurisce nelle lezioni. «Vogliamo valorizzare il lavoro che i nostri ragazzi fanno quotidianamente, dare loro la possibilità di suonare e di raccogliere esperienze in contesti diversi». Obiettivo perseguito anche attraverso le collaborazioni con realtà culturali e sociali del territorio e i progetti inclusivi, come quelli con l’Istituto Provvida Madre e la Croce Rossa.
Formare e trattenere i talenti
Al centro rimangono i talenti, con l’obiettivo di costruire un percorso che accompagni chi ha capacità e motivazione dalla Scuola di Musica al Pre-College e, eventualmente, alla formazione universitaria. «Per diventare musicista il percorso è paragonabile a quello che si fa nello sport: il talento è il biglietto d’entrata, ma dopo ci vuole il lavoro, che deve essere continuo e intenso», ha spiegato Brenner. I risultati non mancano: nelle edizioni 2025 e 2026 del Concorso svizzero di musica per la gioventù, i 19 primi premi ottenuti dal Ticino sono andati tutti ad allievi della SMUS o del Pre-College. Più difficile è riuscire a trattenere questi talenti anche dopo la formazione. Il mercato del lavoro musicale ticinese, osserva Brenner, resta «molto fragile, molto frammentato» e può spingere i giovani formati in Ticino a cercare migliori opportunità oltre Gottardo.
