Lugano

Christian Constantin approda anche a Gandria

L’imprenditore vallesano ha appena depositato un Piano di quartiere per una costruzione residenziale plurifamiliare su via Raccord che si collega con un ascensore per auto a due piani sotterranei di 30 posteggi - Costo dell’operazione 10,6 milioni
Il nuovo complesso immobiliare è immaginato di alto-medio standing e offrirebbe agli inquilini anche una SPA. ©Chiara Zocchetti
Andrea Bertagni
Andrea Bertagni
28.02.2026 06:00

Gli abitanti di Gandria si sono accorti che qualcosa stava succedendo, vedendo che la vegetazione di un vasto terreno sotto via Raccord - via ad accesso regolato che collega il nucleo con la strada per Porlezza e Lugano - è stata tagliata dopo molti anni. Ma è guardando un po’ più in profondità la domanda di costruzione che è stata appena pubblicata che quel qualcosa è diventato più definito: l’imprenditore vallesano Christian Constantin ha appena depositato un Piano di quartiere per realizzare a Gandria - e in particolare su quel vasto terreno di quasi 2.500 metri quadri - una nuova costruzione residenziale plurifamiliare da 14 appartamenti e 30 posteggi. Costo stimato dell’operazione: 10,6 milioni di franchi.

Un Piano di quartiere, va detto, a volte viene chiesto per ottenere una visione complessiva di quello che si intende realizzare. Altre viene domandato insieme alla domanda di costruzione vera e propria. Nel caso di questo progetto all’albo è presente appunto solo il Piano di quartiere. Che, al pari di ogni domanda di costruzione edilizia, può essere comunque impugnato nel quadro del diritto applicabile. Quello di Constantin - imprenditore che ha già in mano un progetto per Capo San Martino - è perciò un primissimo passo. Un passo che permette comunque di rendersi conto degli obiettivi e dei contenuti, anche se abbozzati, dell’iniziativa immobiliare che si ha in mente.

Ebbene, a Gandria l’imprenditore, che con la sua società è diventato proprietario del fondo interessato, vorrebbe realizzare un nuovo complesso architettonico composto complessivamente da 14 appartamenti di medio alto standing articolati in tre corpi di fabbrica distinti, «concepiti come volumi autonomi ma funzionalmente e distributivamente integrati tra loro». Come si può leggere nel Piano di quartiere ogni edificio è sviluppato su più livelli e, all’ultimo piano, ospita un unico appartamento esclusivo, dotato di accesso diretto a un tetto giardino privato. Tutti i blocchi sarebbero collegati tra loro mediante un sistema di corridoi interrati e ascensori. Collegamenti verticali e orizzontali consentirebbero inoltre di raggiungere comodamente tutte le unita abitative e i servizi comuni sia dall’entrata principale del complesso, che conduce a un ascensore per automobili e ai piani interrati, sia da un’entrata secondaria pedonale. Tra i servizi comuni sono immaginati un locale tecnico, delle cantine private assegnate agli appartamenti e una SPA condominiale, concepita come area benessere esclusiva a disposizione dei residenti.

Un aspetto sicuramente particolare del progetto riguarda i 30 posteggi sotterranei che si immaginano di collegare attraverso un ascensore per automobili. Per accedervi si prevede la costruzione di un piazzale d’entrata su via Raccord, che prevederebbe inoltre una zona di scambio per poter dare la possibilità alle auto di potersi incrociare facilmente. Oggi questa strada non permette l’incrocio, ma costringe i veicoli ad arretrare per permettere, appunto, il passaggio.

Particolare attenzione, si legge sempre nel Piano pubblicato due giorni fa, giovedì 26 febbraio, verrebbe data agli spazi esterni e al sistema del verde, «intesi come elementi strutturanti dell’intero complesso architettonico». La disposizione dei volumi edilizi, delle terrazze praticabili e dei percorsi pedonali esterni non è definita casuale, «ma nasce da un’attenta lettura del contesto paesaggistico esistente, caratterizzato dalla presenza storica di terrazzamenti che modellano il pendio e ne definiscono l’identità». Questo sta a significare che, secondo gli obiettivi, «l’impianto del progetto si ispira a questa logica di stratificazione e di adattamento alla morfologia del terreno, reinterpretando in chiave contemporanea il principio dei terrazzamenti, senza tuttavia ricercare una riproposizione formale o tipologica degli edifici del nucleo storico». L’intervento, si spiega, non intende imitare le architetture tradizionali, bensì dialogare con esse attraverso un linguaggio architettonico attuale, sobrio e misurato, capace di integrarsi armoniosamente nel paesaggio circostante». Le aree verdi, distribuite attorno ai volumi, sui tetti a terrazza e lungo i percorsi pedonali di collegamento tra gli edifici, contribuirebbero perciò a rafforzare questa integrazione, «creando una continuità visiva e funzionale con il terreno naturale e con i terrazzamenti esistenti».

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