Pandemia

«Contro il virus vaccini e buonsenso, ma c’è chi gioca alla roulette russa»

In Italia la situazione dei contagi è la meno preoccupante d’Europa – Il virologo Fabrizio Pregliasco parla dei risultati ottenuti e del suo incontro con i «No Green Pass»: «Un uomo con un crocifisso di cartone ha detto che finirò all’inferno: ormai si sono fatti il loro film»
Michele Montanari
15.12.2021 15:16

Italia promossa a pieni voti in questa fase della pandemia. La scorsa settimana il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha sottolineato come la Penisola, ai primi di dicembre, fosse l’unico Paese europeo in cui la diffusione dei contagi destava scarse preoccupazioni. Ora la situazione sta peggiorando in tutto il Vecchio continente e, ovviamente, sarebbe un grave errore abbassare la guardia. Sappiamo bene che il virus è sempre in agguato e in inverno, specialmente durante le festività, fa più paura. Dopo aver passato tempi bui, ben più che in altri Paesi, l’Italia sembra comunque aver trovato una buona ricetta per contrastare la COVID-19. Ne abbiamo parlato con il virologo Fabrizio Pregliasco.

In questa fase della pandemia, l’ECDC, di fatto, ha eletto l’Italia prima della classe nella lotta alla COVID-19. Come si è arrivati a questo risultato?
«C’è stata una combinazione di fattori positivi e di buonsenso. La campagna vaccinale è partita come un diesel, ma poi si è scaldata bene. L’Inghilterra, ad esempio, ha cominciato con uno sprint, prima degli altri, poi però non ha insistito più di tanto. I nostri dati di copertura sono migliori in percentuale di 15/20 punti, che, in un contesto come quello pandemico, fanno una bella differenza. Stanno dando i loro frutti la progressività e il mantenimento di una serie di restrizioni che hanno permesso di appiattire la curva e ‘spalmare’ i contagi. Facendo riferimento ancora all’Inghilterra, a mio avviso un esempio negativo, lì dal 19 luglio c’è stato il ‘freedom day’ e sono sparite le mascherine. Una mia conoscente è stata recentemente oltre Manica e ha visto che in metropolitana praticamente più nessuno indossa la mascherina. È chiaro che in questo modo si facilita la diffusione del virus. Quindi, soluzioni come il Green Pass, al di là delle contestazioni, rappresentano un compromesso accettabile, dato che riducono la quota dei contagi. Ogni contatto interumano, ancorché tra due vaccinati, ha probabilità di rischio variegate, ma una cosa è essere due vaccinati con le mascherine FFP2, un’altra è essere ‘no vax’ che non prestano alcuna attenzione».

Non è passata inosservata la sua presenza in mezzo ai manifestanti «No Green Pass» all’Arco della Pace di Milano. Com’è andata? È riuscito a convincere qualcuno sull’importanza delle misure anti-COVID?
«Macché, non sono riuscito a convincere nessuno. Ero sicuro di questo, più che altro volevo capire dal vivo le opinioni delle persone. In quel gruppo, sabato scorso, ho avuto modo di incontrare un po’ tutte le frange costituzionali dei ‘No Green Pass’. Il primo che mi ha riconosciuto si è avvicinato brandendo un grosso crocifisso di cartone e mi ha detto che avrò una morte terribile e finirò all’inferno. C’è un aspetto psicologico inquietante in queste persone. Poi c’era una quota di manifestanti più ideologica: vaccinati, ma contrari al certificato in quanto, secondo loro, lede la libertà. Io credo che la mia libertà però finisca dove inizia quella degli altri. Soprattutto se la libertà degli altri è quella di non farsi infettare da chi non segue le regole o non fa il vaccino. C’erano tante persone arrabbiate e impermeabili alle opinioni altrui. Del tipo: ‘Io ho le mie fonti, loro dicono la verità e tu dici delle balle’. La maggior parte voleva convincere me più che ascoltarmi: ad esempio tiravano in ballo solo alcuni passaggi estrapolati da studi scientifici, denotando una certa impreparazione in materia. Molti si sono fatti i loro film e ormai sono impermeabili a qualsiasi cosa. Per loro, io voglio nascondere gli effetti negativi del vaccino e sovrastimo la gravità della COVID-19. Ma ‘giocare’ con il coronavirus è come giocare alla roulette russa. È come nel film Il cacciatore (The Deer Hunter, 1978, regia di Michael Cimino, ndr): un colpo nel revolver e fanno girare il tamburo, sicuri di potercela fare. Qualcuno poi sopravvive in quel film, ma se vai avanti a fare il giochino non finisce sempre bene».

La vaccinazione non ha una protezione del 100% e in questa fase, con l’evoluzione delle nuove varianti Delta e Omicron, purtroppo c’è l’esigenza di rafforzarne l’efficacia

Insomma, non siamo tutti Robert De Niro...
«Esatto, e poi lui mi pare fosse in un contesto ben diverso... (la Guerra del Vietnam, ndr)».

Molti vaccinati hanno fatto l’iniezione per motivi sanitari, ma c’è chi sarà sceso a patti con se stesso per evitare di vedere limitate le sue libertà. Non crede che l’introduzione di nuove restrizioni per spostarsi da un Paese all’altro possa spingere qualcuno a dire: «Se anche con il Green Pass devo presentare un tampone negativo, il richiamo del vaccino non lo faccio»?
«La vaccinazione non ha una protezione del 100% e in questa fase, con l’evoluzione delle nuove varianti Delta e Omicron, purtroppo c’è l’esigenza di rafforzarne l’efficacia. Ora sappiamo che il preparato anti-COVID per molte persone è alla fine del ciclo protettivo. La doppia dose funziona ancora molto bene contro la malattia grave, ma la protezione dall’infezione è passata dall’80% a circa il 55%. Questo avviene dopo 6 mesi dalla seconda dose. Il margine di contagio dunque è più ampio. Il tampone è assolutamente necessario, non per la protezione del singolo che viaggia, ma della collettività. Ricordiamoci che spesso non si sa di essere infetti perché non si hanno sintomi».

Crede che in Italia ci sarà la medesima adesione alla vaccinazione vista nei mesi scorsi?
«Lo spero. Ora c’è l’esigenza di sollecitare l’assunzione del booster. Come detto, le due dosi, a distanza di tempo, evidenziano una riduzione della capacità protettiva. Ad oggi abbiamo i risultati di Israele, che è più avanti con la terza dose, e questi mostrano l’efficacia del richiamo».

Previsioni per il periodo natalizio: i contagi aumenteranno?
«Al momento abbiamo una crescita lineare e non esponenziale, ma sicuramente ci sarà un peggioramento. Di fatto in Italia dovremmo arrivare a 30 mila casi al giorno. Tra viaggi, baci, abbracci e condizioni meteo, la prospettiva è quella di un aumento. Quindi vacciniamoci e manteniamo il buonsenso. I contagi cresceranno in tutto il mondo, speriamo che nei Paesi che stanno facendo bene ora, l’incremento sia meno pesante».

In questo articolo: