Domande e risposte

Cosa succede alle dosi di vaccino che avanzano?

Con il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini cerchiamo di capire come vengono usate le quantità in eccesso di prodotto, che devono essere somministrate entro sei ore dalla diluizione
© CdT/ Chiara Zocchetti
Martina Salvini
12.01.2021 13:12

Cosa fare delle dosi di vaccino in eccesso a fine giornata? La questione è di grande attualità in questi giorni, anche a seguito delle polemiche sollevate nella vicina Italia dopo che alcuni medici a Modena hanno deciso di somministrare il siero rimasto inutilizzato ad amici e parenti. «Non è solo probabile, ma sicuro che a fine giornata ci sia qualche dose che avanza», chiarisce il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini. Partendo dalla campagna di vaccinazione avviata nelle case per anziani, infatti, Zanini spiega che «è stato chiesto agli istituti di raccogliere il numero delle persone che avevano intenzione di farsi vaccinare, ospiti e personale. Da qui ci è stata comunicata la somma di dosi di cui l’istituto necessitava. Poiché ogni flacone contiene 5 dosi di siero, siamo costretti ad arrotondare il numero indicato (ad esempio, se servono le dosi per 61 persone, se ne devono consegnare 65, arrotondando per eccesso). Tra il quantitativo esatto di dosi richieste e quello che abbiamo dovuto fornire per effetto dell’arrotondamento, c’è una differenza che ammonta a 163 dosi. Non solo. Può anche capitare che un dipendente cambi idea, o che un ospite non sia più in grado di ricevere la dose che gli era stata assegnata, quindi potenzialmente la cifra di dosi avanzate potrebbe anche essere maggiore».

Che fare dunque con le quantità avanzate?
«Abbiamo indicato chiaramente ai direttori sanitari delle case per anziani di non sprecare assolutamente queste 163 dosi. In che modo? Andando a cercare tra i loro pazienti, oppure tra i coniugi degli ospiti della struttura, persone che potessero beneficiare del siero». Tuttavia, chiarisce Zanini, i medici avevano l’incarico di individuare solo i pazienti che potessero avere i requisiti per ricevere il prodotto. «Se il vaccino è stato inoculato a persone sopra gli 85 anni va bene, così come non ci sono problemi se si è optato per una persona ottantenne. Da un punto di vista etico, infatti, buttare una dose sarebbe stato errato, oltre che sciocco. Ma l’indicazione era chiara: cercare persone che rientrassero nella categoria che stiamo vaccinando adesso». Molto diverso è se si fosse scelto per la vaccinazione un trentenne, che non ha diritto al siero in questo momento della campagna vaccinale. «Se si fossero andati a prendere amici, parenti o conoscenti, sarebbe una vera porcheria. Ciascuno risponderà di quanto fatto, da parte nostra non può che essere biasimato», commenta Zanini.

Chi ha ricevuto la prima dose grazie agli eccessi come farà per il richiamo?

Chi ha ricevuto la somministrazione beneficiando delle dosi in eccesso delle case per anziani, verrà chiamato in automatico per la seconda iniezione, seguendo lo stesso percorso. Non solo. «Anche chi ha beneficiato della dose in modo indebito verrà chiamato tra un mese per ricevere la seconda dose. Altrimenti commetteremmo un altro errore».

In un flacone ci sono 5 o 6 dosi?

Un altro punto è il numero delle dosi prelevate da ciascuna fiala: sono 5 o 6? Stando a quanto riporta Swissmedic, la possibilità di ricavare 5 o 6 dosi dipende dal materiale utilizzato per la vaccinazione. Con siringhe particolari e una manipolazione accurata, da un flaconcino si possono ricavare 6 dosi precise. Tuttavia, chiarisce Zanini, «la priorità è somministrare una dose che sia corretta dal punto di vista del volume, ossia 0,3 millilitri. Con le iniezioni, normalmente si utilizza una siringa standard e, una volta riempita, si fa uscire la prima gocciolina. Con questa procedura, non è più possibile estrarre sei dosi dal flacone. L’indicazione dell’Ufficio federale della sanità pubblica è dunque di calcolare cinque dosi precise, la sesta solo in casi molto particolari, ossia solo se si dispone di siringhe di precisione. Senza contare poi che se ci si ostina a estrarre la sesta dose si rischia che le altre cinque non contengano il quantitativo corretto».

Perché allora non si comprano le siringhe più precise, anziché usare gli aghi standard?
Si creerebbe un problema di approvvigionamento, chiarisce Zanini: «Ne servono milioni in tutto il mondo per garantire la somministrazione del vaccino. Solo in Europa, col suo mezzo miliardo di abitanti, se si vaccinasse il 75% della popolazione servirebbero 700 milioni di siringhe per due dosi. Già abbiamo un problema a reperire siringhe standard, figuriamoci se dovessimo procurarci quelle speciali, che hanno un volume di mercato estremamente esiguo»

Si possono mischiare i residui delle dosi per ottenerne una completa?

No, non si possono prelevare le dosi da flaconi diversi. «Mischiare le fiale è contrario alle regole dell’arte», spiega Zanini. «Anche perché, prelevando con una siringa da flaconi diversi si corre un rischio anche dal punto di vista microbiologico». Anche secondo Swissmedic, «è necessario assicurarsi che al ricevente siano somministrati sempre 0,3 ml di vaccino e che questa dose sia prelevata da un flaconcino. Se non è possibile prelevare una dose completa di 0,3 ml, il contenuto deve essere smaltito». Lo stesso principio è stato ribadito dall’EMA, l’Agenzia europea del farmaco: «La sesta dose va usata solo se completa, e la quantità non deve essere ricavata mixando il contenuto di altri flaconi, seppur prodotti dalla stessa casa farmaceutica».

Cosa succede al residuo che rimane nel flacone?

«Deve essere buttato, seguendo il sistema di raccolta ed eliminazione del materiale di vaccinazione», evidenzia Zanini. «Quando non c’è più la possibilità di ottenere una dose piena, sarebbe sbagliato somministrarla. Se si somministrano 0,2 millilitri non è più garantita la protezione necessaria». Insomma, l’efficacia è garantita unicamente se viene inoculata una dose da 0,3 millilitri.

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