Gran Consiglio

CPI, sul tavolo anche l'ipotesi a sei commissari

Si valuta la possibilità di allargare la composizione della Commissione parlamentare d'inchiesta ai «partitini»
© CdT/ Chiara Zocchetti
Red. Cantone
18.01.2026 22:54

Potrebbero essere sei, e non cinque come inizialmente previsto, i deputati presenti nella Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) sul cosiddetto «caso Hospita-Lega». E questo, in sintesi, per fare spazio nella CPI anche ai partiti che non fanno gruppo.

Il presidente della Gestione, Fabrizio Sirica, già martedì scorso – quando la maggioranza della Commissione ha firmato il decreto favorevole all’istituzione di una CPI – aveva fatto capire che avrebbe discusso con i «partitini» della possibilità che questi vengano rappresentanti all’interno della CPI.

Le discussioni, come riferito negli scorsi giorni da la Regione, si sono infatti tenute sul finire della scorsa settimana. Ad essersi messi a disposizione tra i partiti che non fanno gruppo, per il momento, sono stati i deputati Matteo Pronzini (MpS) e Massimo Mobiglia (Verdi liberali), ma non è escluso che nei prossimi giorni possa farsi avanti anche il deputato Evaristo Roncelli (Avanti con T&L).

Allo stato attuale, ricordiamo, il decreto istitutivo firmato dalla maggioranza della Gestione prevede la presenza di cinque deputati (uno per ogni gruppo parlamentare, ad eccezione della Lega che in aula porterà un suo rapporto di minoranza), i quali dovranno comunque essere votati dal Gran Consiglio tramite scrutinio segreto.

I candidati «ufficiali» dei cinque partiti sono Natalia Ferrara (PLR), Giuseppe Cotti (Centro), Maurizio Canetta (PS), Andrea Giudici (UDC) e Samantha Bourgoin (Verdi). Tuttavia, tramite emendamento al decreto istitutivo, in aula potrebbe venir chiesto di allargare a sei membri la composizione della CPI. La legge prevede infatti unicamente un numero minimo (5), ma non quello massimo.

Ora, come dicevamo, dopo l’incontro avvenuto la scorsa settimana a farsi avanti sono state due deputati (Pronzini e Mobiglia), ma non si esclude una candidatura di Avanti con T&L. Ora, occorrerà capire se questa settimana tra i «partitini» si riuscirà a trovare un accordo per nominare un unico rappresentante. Dopodiché, occorrerà capire se l’estensione a sei candidati sarà accolta dalla maggioranza del plenum. Va infatti detto che, ad esempio, il nome di Pronzini tra i candidati ha già suscitato qualche perplessità tra i deputati in Gran Consiglio. Nei confronti dei due deputati dell’MpS, ricordiamo, è infatti pendente una querela – presentata da Swiss Anesthesia Solutions Sa, Cristina Maderni, Claudio Camponovo e Sabrina Aldi– per calunnia relativa ad alcuni passaggi dell’interrogazione del giugno scorso (da cui sono scaturiti tutti i vari addentellati politici della vicenda) e ad alcune dichiarazioni che hanno fatto Pronzini e Sergi quando l’atto parlamentare è stato presentato in conferenza stampa.

Insomma, tutte le piste al momento restano aperte. Tutto ciò, va da sé, a condizione che l’istituzione della CPI sarà accolta dal plenum. Sui banchi del Parlamento cantonale, nella sessione che prenderà avvio il 26 gennaio, vi saranno due rapporti: uno di maggioranza (firmato da PLR, Centro, PS, UDC e Verdi) che propone, appunto, l’istituzione di una CPI; uno di minoranza, che sarà presentato dalla Lega, che chiede invece di istituire sì una commissione per far luce sulla vicenda, ma composta unicamente da figure «tecniche» e non politiche.

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