Crans-Montana, Gobbi all'Italia: «Un modo distruttivo di gestire i rapporti tra Paesi vicini e (forse) amici»

È scontro diplomatico con la Svizzera: l'ambasciatore d'Italia resta a Roma. Lo scrivevamo ieri dopo la nota della presidenza del Consiglio dei ministri italiana. Gian Lorenzo Cornado, si leggeva, «tornerà a Berna unicamente se sarà avviata una collaborazione tra le autorità giudiziarie di Italia e Svizzera e se ci sarà una «immediata costituzione di una squadra investigativa comune» sull'incendio di Crans-Montana di Capodanno. Oggi è arrivata anche la presa di posizione di Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato ticinese e della Commissione nazionale di diritto penale. «Il dramma di Crans-Montana è una ferita profonda nel cuore di tutti i Paesi che piangono le proprie vittime. In primis della Svizzera, che ha pagato il prezzo più alto in termini di vite umane. Emozioni forti generano reazioni forti. Ma a tutto c’è un limite», scrive in un lungo post su Instagram.
«Una campagna mediatica contro la Svizzera»
Da settimana, continua, «in Italia assistiamo a una campagna mediatica contro la Svizzera. Un conto sono gli attacchi da talk show. Un altro conto è quando un Governo sceglie deliberatamente la strada della pressione e dell’ingerenza politica. A quel punto la critica lascia spazio all’interferenza». E qui Gobbi inizia a fare delle precisazioni. «Sento il dovere di dirlo con chiarezza: in Svizzera la politica non comanda la giustizia, ma la rispetta. La separazione dei poteri è un principio fondamentale del nostro sistema democratico. Giudici e Procuratori pubblici decidono in autonomia, sulla base dei fatti e delle leggi in vigore».
«Un modo distruttivo di gestire i rapporti»
«Chi evoca 'risposte immediate' e 'segnali politici' su un caso giudiziario pretende una cosa sola: che la giustizia smetta di essere indipendente. E questo lo ritengo semplicemente inaccettabile». Poi il consigliere di Stato punta il dito dritto contro l'Italia. «Alzare il livello dello scontro con decisioni ricattatorie è una deriva pericolosa. È un modo distruttivo di gestire i rapporti fra Paesi vicini e (forse) amici. La collaborazione tra Svizzera e Italia è concreta e fruttuosa, e continuerà ad esserlo anche in futuro. Ma deve basarsi su una condizione irrinunciabile: il rispetto reciproco e in particolar modo il rispetto delle regole giudiziarie».
