Cultura indipendente, tramonta l’ipotesi Trevano

La ricerca di spazi per la cultura indipendente prosegue e il Cantone Ticino ha avviato una prima mappatura, che terminerà nel corso dei prossimi mesi, su tutto il territorio alla ricerca di possibili soluzioni. Tra queste non ci sarà però lo stabile C del comparto scolastico ex SUPSI di Trevano, come suggerito dalla deputata socialista ed ex municipale luganese Cristina Zanini Barzaghi sulle colonne de La Domenica e in un’interrogazione al Consiglio di Stato. Ebbene, come si evince dalla risposta dell’Esecutivo all’atto parlamentare, la proposta è stata bocciata: non ne vale la pena.
Non è «disabitato»
Il blocco C, ricorda infatti il Governo, verrà demolito a favore di una nuova piscina coperta la cui realizzazione è prevista nel 2028. L’idea di Zanini Barzaghi era mettere a disposizione la struttura in via transitoria, fino all’avvio dei lavori, ma per il Governo non è fattibile poiché l’esborso finanziario sarebbe eccessivo rapportato al poco tempo in cui gli spazi verrebbero utilizzati. Premessa importante: nel 2022, il Cantone era intervenuto sistemando in modo transitorio parte degli edifici del Centro Studi (ex-SUPSI). Nell’ambito di questo intervento transitorio, erano stati adeguati e risanati spazi ospitanti delle funzioni cantonali e dismessi invece quelli troppo onerosi da riqualificare alla luce della durata del periodo transitorio. Per quanto riguarda il Blocco C, scrive l’Esecutivo, è stato sistemato il piano amministrativo, che oggi accoglie gli uffici della direzione dell’Istituto della transizione e del sostegno, mentre sono stati chiusi i due piani inferiori, che accoglievano in precedenza i laboratori sperimentali della SUPSI. «La loro dismissione è dovuta al fatto che l’adeguamento normativo dei laboratori a livello tecnico e di sicurezza avrebbe comportato una serie di interventi, tra i quali lo smantellamento di tutte le apparecchiature presenti, il risanamento degli impianti elettrico e idraulico e l’adeguamento della conformità antincendio, che avrebbe comportato una spesa eccessiva. Considerato che l’impiego temporaneo da parte di terzi non può derogare alle normative vigenti relative alla sicurezza, gli interventi necessari ad assicurare l’abitabilità degli spazi in questione comporterebbero una spesa sproporzionata in relazione alla durata di vita prevista dell’edificio».
Un lavoro di squadra
In ogni caso, il Consiglio di Stato assicura che il tema della ricerca di spazi per le realtà «alternative» trova un riscontro negli obiettivi previsti delle Linee programmatiche di politica culturale elaborate dal DECS ed è stato già affrontato a più riprese anche dalla Conferenza cantonale della cultura (CCCult), organo consultivo che favorisce il dialogo tra il settore pubblico e gli attori culturali. Come detto, attualmente è in corso una mappatura per individuare potenziali spazi pubblici interessanti in tutto il cantone, i quali potrebbero in futuro essere destinati, «a determinate condizioni ancora da approfondire, e per tempi più o meno lunghi» alla cultura indipendente. La mappatura «non si limita a edifici di proprietà del Cantone, ma ambisce a includere anche spazi di proprietà delle autorità locali». I risultati di questa indagine «saranno discussi con i vari portatori d’interesse, a partire dai Comuni, e potranno essere la base per valutare come rispondere alle richieste avanzate dalla cultura indipendente nella Carta della Gerra. In ogni caso, il Consiglio di Stato sottolinea che la realizzazione di quanto auspicato in questo documento «richiede il coinvolgimento e la collaborazione e di più attori, tra cui i comuni e in particolar modo le città».
Obiettivo: il consenso politico
E proprio la Città di Lugano, ne avevamo riferito lo scorso 10 dicembre, ha istituito un suo gruppo di lavoro sul tema, coordinato dalla Divisione cultura. Tra i possibili spazi individuati vi sono la parte rinnovata dell’ex Macello (la costruzione più a nord del complesso – che a sud accoglieva la sede, poi demolita, del CSOA Il Molino – già usata in passato per eventi pubblici e mostre), alcuni spazi comunali, il grottino della Stampa e l’ex depuratore sul Piano della Stampa. Proprio quello che tre anni fa era stato proposto senza esito come sede agli autogestiti. L’obiettivo del gruppo di lavoro, afferma al CdT il vicesindaco e capodicastero Sport, cultura ed eventi, Roberto Badaracco, è arrivare in Municipio con una richiesta di credito da circa 270 mila franchi, che serviranno per adeguare gli edifici. «Stiamo lavorando insieme per una proposta condivisa da sottoporre al Consiglio comunale. Nel corso di questi mesi si sono svolti vari incontri con i rappresentanti della cultura indipendente, durante i quali ci hanno fatti avere i loro desiderata». Per la Città, prosegue il vicesindaco, «è importante arrivare in Municipio prima e in Consiglio comunale poi avendo già sentito la cultura indipendente e ottenere quindi un consenso politico su qualcosa di concordato e non imposto dall’alto. Fa piacere sentire che dalla politica cittadina ci sia un sostegno generalizzato».
«Fatevi avanti»
Detto dell’operato del Cantone e della Città, resta ancora aperto un altro fronte: quello regionale. A questo proposito, l’Ente regionale per lo sviluppo del Luganese (Badaracco è vicepresidente del Comitato esecutivo) ha inviato ai Comuni della Regione un formulario per segnalare eventuali spazi disponibili per i vari settori della cultura indipendente: dalla musica all’arte, passando per la danza eccetera.



