L'incontro

Cybersicurezza e PMI: quasi 60 mila attacchi l'anno in Svizzera, ma il vero numero è molto più alto

Al «Cyber Café PMI» di Bellinzona il messaggio è uno: non conta la dimensione dell'azienda, conta il valore dei dati – E l'anello debole resta l'essere umano
© CdT
Marcello Pelizzari
08.09.2026 18:44

Le chiavi di un'azienda, oggi, sono «sempre più digitali». Con tutte le conseguenze del caso. Michele Andina, membro della direzione generale di BancaStato, ha inquadrato così il tema portante del Cyber Café PMI, evento del Dipartimento delle Istituzioni tenutosi all'auditorium dell'istituto con il patrocinio della Camera di commercio del Cantone ticino e di AITI. Evento incentrato sugli attacchi della criminalità informatica a piccole e medie imprese, le cosiddette PMI. Un bersaglio privilegiato, anche (se non soprattutto) in Svizzera.

Andina, non a caso, ha parlato di «grandi opportunità» e maggiore «vicinanza al cliente» grazie alla trasformazione digitale ma, al contempo, di rischi. Di qui l'appello: «La cybersicurezza non è una questione tecnica, ma di cultura, organizzazione e sicurezza aziendale: è una missione condivisa». Una missione efficace solo se diventa «uno sforzo collettivo che coinvolge imprese, istituzioni e autorità».

Il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, dal canto suo ha sottolineato lo scopo di Cyber Sicuro, la piattaforma del Cantone: «Fare rete, confrontarsi e condividere esperienze». La minaccia, ha aggiunto, è sempre più ibrida, con una componente cyber diventata determinante. La sicurezza digitale, di riflesso, è «una missione condivisa e una condizione imprescindibile».

Sessantamila attacchi, ma occhi alle cifre sommerse

Serdar Günal Rütsche, responsabile della Rete di sostegno alle indagini nella lotta contro la criminalità digitale (NEDIK), ha elencato le minacce che colpiscono le PMI: al primo posto il ransomware, poi gli attacchi alla catena di approvvigionamento, quindi l'ingegneria sociale. Il numero? Quasi 60 mila attacchi registrati ogni anno in Svizzera. Con una precisazione, importante: «Non tutti denunciano, ed è importante capire l'entità delle cifre sommerse», ha spiegato, ricordando che alcuni studi stimano i casi reali da cinque a venti volte oltre il dato ufficiale.

Rütsche, parlando di limiti, ha puntato il dito contro la regolamentazione ancora insufficiente, in particolare sullo scambio automatico di dati fra Cantoni. Per tacere dell'intelligenza artificiale, sorta di elefante nella stanza durante la mattinata: «Sapevamo che l'IA sarebbe arrivata, ma manca ancora una regolamentazione adeguata». Per dire: distinguere un'immagine falsa da una reale è sempre più complicato. A suo dire, il problema «non è la tecnologia, ma il modo in cui la utilizziamo». Di qui i consigli alle PMI: abbandonare le singole password per l'autenticazione a più fattori, segmentare i sistemi, affidarsi a un presidio dedicato, investire nella formazione.

Ransomware e fatture dirottate

Thomas Ferrari, capo della Polizia giudiziaria, ha descritto la criminalità informatica come «sempre più sofisticata», caratterizzata da un elevato grado di preparazione e dalla disponibilità di importanti risorse. La complessità dell’attività inquirente è influenzata da casistiche che sempre più spesso presentano una componente internazionale. Le due sfide principali, ha spiegato, sono garantire il livello di sicurezza percepita dai cittadini e restare al passo con l'evoluzione delle forme di criminalità, il che richiede una crescente specializzazione del personale di polizia. Le attività di perseguimento e prevenzione sono orientate a rendere il territorio ticinese il meno attrattivo possibile per questo tipo di reati, anche incoraggiando le persone danneggiate a denunciare.

Dal canto suo, Marco Montanaro, responsabile della Sezione analisi tracce informatiche, ha illustrato i due fenomeni più rilevanti alle nostre latitudini. Il ransomware, con cifratura dei dati e richiesta di riscatto, e il business e-mail compromise: nel secondo caso, i criminali si inseriscono nella corrispondenza fra venditore e cliente dirottando il pagamento di una fattura grazie a coordinate bancarie false. In Ticino, ha spiegato Montanaro, il danno patrimoniale legato ai singoli casi denunciati è spesso rilevante.

D'accordo, ma che cosa bisogna fare quando si viene colpiti? Le prime ore, è stato detto, sono le più importanti. È necessario isolare i sistemi colpiti senza spegnerli, per non distruggere le tracce, conservando al contempo messaggi e registri. Poi: contattare subito la propria banca e annunciare il caso alla Polizia cantonale. Anche senza danno quantificato.

Il silenzio, e per quanto

Alla tavola rotonda conclusiva, Rütsche ha ribadito che «non conta la dimensione dell'azienda, ma il valore» dei dati custoditi. Montanaro, una volta di più, ha insistito sul fattore tempo: «Bisogna reagire subito, interpellare gli specialisti e, laddove possibile, bloccare eventuali fondi o pagamenti».

Stefano Sergi, responsabile della comunicazione di BancaStato, ha introdotto il tema della gestione della comunicazione in situazioni di crisi. «Un breve silenzio, durante i primi accertamenti dei fatti, può essere normale; un silenzio prolungato no. Bisogna analizzare, appurare quanto accaduto e informare i pubblici di riferimento, interni ed esterni». Secondo Sergi, per un’azienda un incidente informatico porta spesso con sé un danno reputazionale, ma esso è determinato anche da come l’azienda si comporta quando la crisi si manifesta.

Silvano Petrini, direttore del Centro Sistemi Informativi del Canton Ticino, ha precisato che verso le PMI il ruolo del Cantone non è mai proattivo. L'autorità, insomma, può soltanto mettere a disposizione informazioni e strumenti. E ancora: «Il rischio sembra sempre astratto e lontano. Il problema interessa sempre gli altri. In ufficio o a casa nostra ci sentiamo al sicuro e spesso il livello di attenzione cala. Occorre aumentare la sensibilizzazione e il grado di consapevolezza collettiva».

Sull'intelligenza artificiale, Rütsche ha parlato di «game changer». Sia per i criminali sia per chi, come la Polizia, indaga. Petrini, a ruota, ha sintetizzato: fra cinque anni il rischio per le PMI sarà simile a oggi, proprio perché l'IA la useranno entrambe le parti. La sfida, semmai, sarà starle dietro. E avere collaboratori, in azienda, preparati.