Da Figino a Castagnola dove il tuffo è più fresco

Chi conosce il lago Ceresio e ci nuota abitualmente forse lo sa. Tutti gli altri che in questi giorni di canicola, cercano nell’acqua un po’ di refrigerio e una fuga dal caldo opprimente forse no. Di sicuro, tuffarsi nel lago da Castagnola non è come farlo da Magliaso, da Vico Morcote, da Figino o da Riva San Vitale. A cambiare non è solo il luogo, ma anche la temperatura dell’acqua. Che a dipendenza della riva dalla quale si è deciso di entrare nel lago può variare anche di alcuni gradi. A fornire e a rendere pubbliche (giornalmente, mensilmente e annualmente) le temperature a pochi metri da riva del lago di Lugano è l’Osservatorio ambientale della Svizzera italiana della Sezione della protezione dell’aria, dell’acqua e del suolo del Dipartimento del territorio (DT). Ed è entrando nel registro di questi dati che si scopre come a Castagnola la temperatura media di agosto dell’acqua a riva è di 26.8 gradi, a Figino 28, a Magliaso 28.2, a Riva San Vitale 28.4 e a Vico Morcote 28. Ciò significa che è a Castagnola che l’acqua del lago è un po’ più fresca che altrove sul Ceresio (almeno secondo i dati disponibili derivanti dalle stazioni di misurazione esistenti). Mentre è a Riva San Vitale che non si ottiene il fresco che si vorrebbe, visto che è il posto con l’acqua più calda di tutti.
I primi cianobatteri
Ma il caldo di questi giorni non ha fatto alzare solo le temperature dei laghi. Settimana scorsa, indica Michelangelo Storari, chimico cantonale aggiunto e vicedirettore del Laboratorio cantonale, sono state rilevate alcune lievi fioriture di cianobatteri nel bacino sud del Ceresio, nel frattempo scomparse. L’eccessivo sviluppo di cianobatteri può dare origine a fioriture superficiali che sono ben visibili anche a occhio nudo. Caratterizzate da ammassi galleggianti molto vistosi di colore variabile da verde brillante fino al rosso mattone, possono produrre dei composti tossici chiamati «cianotossine». Di conseguenza, maggiore è la densità dei cianobatteri in acqua, maggiore può essere la concentrazione di tossine e il pericolo per gli esseri umani e gli animali che accedono all’acqua.
«Le analisi della presenza di eventuali tossine sono ancora in corso», precisa Storari, prima di aggiungere che «a partire da questo primo rilevamento, come da protocollo, è stato intensificato il monitoraggio e sono stati allertati i Comuni e i responsabili delle spiagge organizzate del lago, chiedendo loro di monitorare la situazione ed esporre i cartelli qualora necessario». Tutto questo tenendo presente che "essendo mobili – prosegue Storari - le fioriture possono interessare infatti diverse parti del bacino sud, in particolare i golfi».
Settimana scorsa a parte, sul lago Ceresio non sono più comunque state rilevate altre formazioni visibili di cianobatteri. «In assenza di queste – sottolinea il chimico cantonale aggiunto - i responsabili delle spiagge possono comunque decidere di esporre i cartelli su base preventiva». Intanto, proprio pochi giorni fa è stato annunciato che dei ricercatori del Politecnico federale di Losanna (EPFL) hanno sviluppato un nuovo sensore in grado di rilevare in modo rapido e preciso le tossine prodotte dai cianobatteri nei laghi svizzeri. Il sensore - come hanno dimostrato i primi test effettuati nel lago di Lugano e nel Lemano - riesce a identificare concentrazioni 40 volte inferiori al valore di riferimento dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’acqua potabile. Poiché esistono oltre 300 varianti diverse di queste tossine, finora gli addetti al monitoraggio delle acque si trovavano di fronte a un dilemma: i test rapidi forniscono risultati immediati sul posto, ma non riescono a distinguere le singole varianti di tossine l’una dall’altra. Le analisi di laboratorio, invece, sono estremamente precise, ma richiedono apparecchiature speciali che pesano diverse tonnellate, personale qualificato e tempi di attesa che vanno da alcuni giorni a diverse settimane.

