Agno

Da Muzzano alla Chiodenda, il Rugby Lugano cerca casa

Per arrivare all’obiettivo il Comune, la Città di Lugano e il Cantone devono superare diversi ostacoli burocratici e pianificatori - Il presidente della società, Juan Schuemperli: «Non c’è tutto questo tempo e la sfida non è economica»
©Chiara Zocchetti
Andrea Bertagni
Andrea Bertagni
18.05.2026 06:00

C’è una squadra a Lugano che nel giro di pochi anni è riuscita ad arrivare fino alla Lega Nazionale A, consolidandosi stabilmente ai vertici nazionali. È il Rugby Lugano, società fondata nel 2007 che dispone di una prima squadra in cima alla classifica della serie B, una seconda squadra in cima alla classifica della serie D e un settore giovanile completo, con tutte le categorie presenti fino all’Under 16. Tutto bene, dunque? Sì e no.

Perché «da alcuni mesi il Rugby Lugano ha trasferito le proprie attività presso la Campo sportivo La Chiodenda ad Agno», spiega il suo presidente Juan Schuemperli, ma oggi la Chiodenda non può ancora diventare la «casa» della società sportiva. «A causa della mancanza di un’illuminazione adeguata e di un’insufficienza di spazi disponibili – riprende Schuemperli - le attività di allenamento continuano attualmente a svolgersi presso il campo di Muzzano. Questa soluzione, già temporanea da tempo, non potrà però essere mantenuta ancora a lungo: nei prossimi mesi il club sarà verosimilmente costretto a lasciare definitivamente Muzzano a seguito dell’avvio di importanti opere di ristrutturazione e riqualifica dell’area». Una prospettiva che, secondo la società, rende ancora più urgente il completamento delle condizioni minime necessarie affinché la Chiodenda possa accogliere stabilmente tutte le attività del club, in particolare quelle del settore giovanile. «Affinché questo percorso possa consolidarsi – sottolinea il presidente del Rugby Lugano - restano tuttavia diversi ostacoli burocratici e pianificatori da superare: il principale riguarda la possibilità di utilizzare e illuminare i terreni adiacenti al campo principale, ritenuti fondamentali per gli allenamenti del settore giovanile. A ciò si aggiungono il completamento dell’illuminazione del campo da gioco, il miglioramento degli spogliatoi e l’approvazione di infrastrutture leggere indispensabili al funzionamento quotidiano delle attività».

Si tratta di procedure che coinvolgono il Comune di Agno, la Città di Lugano e le autorità cantonali, chiamate a individuare soluzioni che permettano di conciliare pianificazione territoriale, vincoli normativi e sviluppo dello sport giovanile. In questo senso, la collaborazione già avviata tra il club, la Divisione Sport della Città di Lugano (nella persona di Roberto Mazza) e il Comune di Agno (con il capodicastero Sport, Gianfranco Rusca) «rappresenta una base importante per poter costruire soluzioni condivise e sostenibili nel lungo periodo», prosegue Schuemperli. Tutto questo tenendo presente che dal club sottolineano come la sfida non sia principalmente economica. Gli investimenti necessari per rendere la Chiodenda pienamente funzionale sarebbero infatti in larga parte sostenuti dalla Città di Lugano, mentre il Rugby Lugano ha già espresso la propria disponibilità a contribuire direttamente investendo tempo, lavoro volontario e risorse economiche proprie per migliorare progressivamente la struttura.

«Investiamo nei giovani»

Inoltre, sembra consolidata la volontà di sviluppare soluzioni compatibili con il territorio circostante. «I terreni limitrofi individuati per gli allenamenti, pur classificati in zona agricola, non risultano utilizzati a fini agricoli da diversi anni. Ecco perché stiamo valutando ipotesi progettuali capaci di integrare attività sportiva e recupero territoriale, con l’obiettivo di creare un modello sostenibile e condiviso», si annota. Ancora Schuemperli: «Non si tratta soltanto del futuro del Rugby Lugano. Si tratta della possibilità di investire nei giovani e di dare nuova vita a un’infrastruttura esistente che può diventare un punto di riferimento per tutto il Malcantone. Con una visione condivisa e la collaborazione delle istituzioni, la Chiodenda può trasformarsi in un esempio concreto di sviluppo sportivo e territoriale».