Chiasso

«Da via Odescalchi all’aggregazione, quante sfide in questi dieci anni»

Il 10 aprile di dieci anni fa la popolazione chiassese, alle urne, decise che il nuovo sindaco della cittadina dovesse essere Bruno Arrigoni – A distanza di due lustri ripercorriamo la strada fatta e gettiamo lo sguardo alla vera sfida futura: l’aggregazione
©Ti-Press / Francesca Agosta
Stefano Lippmann
11.04.2026 06:00

Il 10 aprile di dieci anni fa la popolazione chiassese, alle urne, decise che il nuovo sindaco della cittadina dovesse essere Bruno Arrigoni. A distanza di due lustri ripercorriamo la strada fatta e gettiamo lo sguardo alla vera sfida futura: l’aggregazione

Oggi, ma dieci anni fa, si alzò dal letto con la carica di sindaco. Ricorda le sensazioni che provò allora?
«Ero sicuramente contento e anche rilassato perché fu una campagna elettorale con diverse incognite. Venivamo da un periodo in cui il mio partito, il Partito liberale radicale, aveva la maggioranza assoluta in Municipio e, allo stesso tempo, i due maggiori rappresentanti, Moreno Colombo e Stefano Camponovo avevano deciso di ritirarsi. C’era dunque pressione per mantenere il seggio di sindaco, da sempre liberale a Chiasso. La Lega, in aggiunta, stava vivendo un periodo molto positivo con Roberta Pantani Tettamanti che oltretutto sedeva in Consiglio nazionale. Insomma, qualche incognita c’era. Comunque è stato un risveglio positivo».

Che tipo di battaglia fu con Roberta Pantani Tettamanti?
«Alle elezioni del 2016 perdemmo come liberali la maggioranza assoluta, direi per certi versi una perdita scontata. Anche perché nel 2012 l’incredibile risultato fu raggiunto grazie alla splendida votazione di Moreno Colombo. Nell’aprile del 2016, contestualizzo, furono eletti per la prima volta in Municipio anche Sonia Colombo Regazzoni, Davide Lurati e Davide Dosi. Io ero nell’Esecutivo dalla legislatura precedente. Pantani Tettamanti, a conti fatti, era l’unica con un’esperienza politica di lunga data e di un certo livello. Un’avversaria di indubbia caratura.

In questi dieci anni non sono di certo mancati i dossier piuttosto impegnativi.
«Parto dalla la situazione finanziaria non facile: la prima mossa politica che facemmo fu l’aumento del moltiplicatore dall’87 al 90% e inoltre stavamo vivendo una diminuzione di popolazione. Una situazione non proprio facile. Allora l’amministrazione continuava a richiedere prestiti per mantenere tutte le nostre strutture. Fortunatamente Chiasso ha sempre avuto funzionari molto competenti e siamo riusciti a frenare l’indebitamento e cambiare la rotta della nave. Ci siamo riusciti anche grazie all’arrivo di molte società nell’ambito del fintech».

Chiasso fu la prima ad accettare il pagamento delle imposte con criptovaluta.
«Attirò molta attenzione, il nostro comunicato stampa arrivò in Corea del Sud. Questo ci diede una spinta molto positiva».

Poi arrivò la pandemia.
«Un colpo per tutti. Posso dire che abbiamo gestito bene il periodo. Allestimmo subito un credito quadro di 2,5 milioni a favore delle piccole e medie aziende e pubblicammo messaggi municipali per ristrutturare i nostri immobili dando lavoro alle realtà locali. Abbiamo altresì notato che avevamo delle lacune soprattutto per quanto riguarda la copertura verso gli anziani. Oggi è attiva una persona che si occupa dei bisogni degli over 75».

Un altro dossier delicato?
«Nell’estate del 2023 vivemmo un momento delicato con il fenomeno della migrazione. Avevamo una situazione molto critica sul territorio. Le infrastrutture per queste persone non erano confacenti è stato un periodo non facile, ma gestito con intelligenza. Abbiamo sempre tenuto in considerazione i bisogni della popolazione, sottolineando allo stesso tempo che avevamo comunque a che fare con delle vite umane che stavano affrontando un momento difficile. Non siamo caduti nel tranello della generalizzazione ma, anzi, abbiamo effettuato passi concreti nel campo dell’integrazione. Oggi la situazione è nettamente migliorata.

Il mio obiettivo è consegnare alla prossima Legislatura un Comune unito del Basso Mendrisiotto

Lei visse anche la «Chiasso nera»: due omicidi avvenuti a fine 2015 che tennero banco anche nei primi anni della sua sindacatura. Uno, in particolare, portò alla luce con prepotenza il problema del quartiere di via Odescalchi.
«Ricordo che una residente del quartiere mi telefonò e mi disse di venire a vedere qual era la situazione. Mi portò nel garage di via Odescalchi: c’erano siringhe, odori inenarrabili e 12 auto con le ruote tagliate. Senza contare la prostituzione illegale e lo spaccio di droga. Non si poteva andare avanti così. Creammo un gruppo di lavoro e, allo stesso tempo cambiò la proprietà dei cosiddetti casermoni che ospitavano 160 appartamenti. L’imprenditore investì notevolmente e fece, è il caso di dirlo, piazza pulita. In tre anni si trasformò un quartiere che ora è residenziale e piacevole. Ricordo altresì che, in quegli anni, la popolazione era scesa a circa 7.500 abitanti. Da tempo è in atto una piccola ma costante inversione di tendenza: oggi siamo 7.957. Siamo speranzosi».

Una speranza per il futuro – uno degli obiettivi principali – è anche lo sviluppo positivo in ambito aggregativo. Cosa ne pensa il sindaco?
«Sono di parte. Dobbiamo pensare che l’aggregazione è per le future generazioni. Se non ci muoviamo adesso avremo dei Comuni che ‘sopravviveranno’ e una città come Chiasso che farà sempre fatica a mantenere le strutture. Dal lato tecnico non c’è un motivo per non fare l’aggregazione. Già nel 2007 si fece un tentativo, ma venne bocciato anche perché si disse che fosse imposto dall’alto. Questa volta è partito dal basso. E provo dispiacere nel vedere che il progetto venga ostacolato da alcuni vertici politici.

Alle prossime elezioni Bruno Arrigoni ci sarà?
«Il mio obiettivo è quello di consegnare alla prossima Legislatura un Comune unito del Basso Mendrisiotto. Con il cuore farei il sindaco ancora dieci anni, ma penso pure che 12 o 13 anni da sindaco è un periodo corretto. È giusto che un nuovo Comune inizi con nuovi amministratori».

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