La reazione

Dadò: «Rigetto quella sentenza, un copia e incolla da Ermani»

Il presidente del Centro, alla tramissione «Detto tra noi», ha contestato totalmente la tesi con cui la Corte dei reclami penali ha accolto il reclamo dell’ex presidente del TPC in merito al reato di denuncia mendace
Red. Ticino&Svizzera
08.10.2026 18:04

«Per quanto riguarda il contenuto, la rigetto completamente», dalla A alla Z. Anche perché «tutto quanto viene scritto semplicemente è un copia e incolla» del ricorso presentato dall’ex presidente del Tribunale penale cantonale, Mauro Ermani.

Così, Fiorenzo Dadò, ospite alla trasmissione Detto tra noi di TeleTicino, ha reagito alla sentenza della Corte dei reclami penali (CRP) che, come anticipato su queste colonne, ha annullato il decreto d’abbandono firmato dal procuratore generale Andrea Pagani per il reato di denuncia mendace nei confronti del presidente del Centro. Una sentenza che ha rinviato al pg l’incarto per svolgere ulteriori approfondimenti poiché, in estrema sintesi, per la CRP dagli atti – citiamo dalla sentenza– «emergono indizi concreti per ritenere che» Dadò, «grazie alla sua conoscenza dei fatti reali precedenti la presentazione della pretesa lettera ‘‘anonima’’ in Commissione giustizia e diritti, sapesse perfettamente che l’accusa di pornografia mossa a Mauro Ermani con tale lettera era inventata, apparentemente rientrando in una strategia concertata (quantomeno) con Siro Quadri, volta ad avversare la persona dell’allora presidente del TPC, con cui lo stesso Quadri era in aperto conflitto». Una tesi che, come detto, viene totalmente contestata da Dadò. Il quale, in ogni caso, si è detto pronto «anche ad andare a un processo, se si riterrà», e contestare «nelle opportune sedi quanto viene detto».

Il presidente del Centro ha quindi voluto «chiarire la situazione», dando la sua versione dei fatti: «Ho ricevuto da parte di una persona determinato materiale e con la mia sensibilità», quella «di una persona che per anni e anni ha lottato a difesa delle persone fragili (...) mi sono sentito in dovere di portarle di fronte a una commissione per una valutazione». Commissione che, ha aggiunto, «ha fatto la sua valutazione su delle foto che sono vere, non sono contraffatte» e che «una persona, in questo caso un giudice (ndr. Ermani), aveva inviato alla propria segretaria». E la Commissione ha deciso, «senza nessunissima pressione», di mandarle come segnalazione. In ogni caso, ha evidenziato, «io da cittadino, da uomo, da deputato, mi sono sentito in obbligo» di portare quel materiale in Commissione «e lo farei ancora oggi». Per Dadò, in sintesi, chi gli abbia mandato quel materiale resta «un dettaglio», rispetto al contenuto del materiale. E riguardo a chi, come il capogruppo del PLR, Matteo Quadranti, ha invitato Dadò a riflettere su un passo indietro dall’Alta vigilanza sul «caso Zali», Dadò ha risposto: «Assolutamente no, non faccio un mezzo passo indietro su una cosa che non c’entra assolutamente niente (ndr. il caso Zali). Si vuole semplicemente cercare di intimidire ancora una volta un deputato, il sottoscritto, come altri deputati, che svolgono il proprio lavoro».

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