Premi

Dagli Spitex ai medici specialisti, tutto il peso delle moratorie cantonali

In Ticino la crescita della spesa sanitaria ha subito un rallentamento, ma la partita sui costi è tutt’altro che conclusa – Il Cantone ha introdotto diverse misure di contenimento – Con il coordinatore del DSS, Paolo Bianchi, facciamo il punto sui risultati
©Chiara Zocchetti
Francesco Pellegrinelli
01.10.2026 06:00

Sintesi della puntata precedente: la crescita della spesa sanitaria in Ticino rallenta: è un buon segnale, ma non illudiamoci. E non illudiamo i cittadini. Occorre tenere alta la guardia, sfruttare tutti i margini di azione concessi a livello cantonale dalla LAMal e andare fino in fondo, perché il paziente resta comunque malato. Gravemente malato.

Il timido segnale di miglioramento trova conferma nell’evoluzione dei premi annunciati martedì: nel 2027 quello medio cantonale aumenterà del 3,7%, meno della media nazionale, che salirà invece del 5%. Un dato incoraggiante, considerato che nell’ultimo decennio si era sempre verificato il contrario, ma ancora insufficiente per pronunciare una prognosi positiva.

A partire dal secondo trimestre del 2025, l’evoluzione dei costi sanitari in Ticino si è mantenuta sempre al di sotto della media nazionale: nell’intero anno la crescita si è fermata al 2,9%, contro il 5,3% registrato a livello svizzero.

La vera domanda, dunque, è se questo rallentamento sia destinato a durare nel tempo. Di certo, le misure introdotte dal DSS sembrano aver contribuito a contenere la spesa, soprattutto in quelle voci che negli ultimi anni hanno registrato gli aumenti maggiori.

Ma, concretamente, le moratorie introdotte dal Cantone quanto hanno inciso sul contenimento della spesa e, soprattutto, quali effetti hanno prodotto sulle voci di costo più critiche? Lo abbiamo chiesto al coordinatore del DSS, Paolo Bianchi.

Cure a domicilio

Iniziamo, allora, dagli Spitex, settore nel quale il Cantone ha introdotto una moratoria sulle nuove autorizzazioni dal 1. dicembre 2024. Come è evoluta questa voce?

Secondo i dati dell’Ufficio federale della sanità pubblica, la spesa pro capite per gli Spitex in Ticino è aumentata del 6,9% tra il 2024 e il 2025, a fronte del 12,9% registrato a livello nazionale. Il confronto più favorevole emerge, però, dai primi due trimestri del 2026: rispetto allo stesso periodo del 2025, in Ticino la spesa risulterebbe addirittura diminuita (-1,4%), mentre in Svizzera è cresciuta del 14,7%.

«In questo settore vediamo effettivamente un cambio di tendenza ben chiaro». Il dato ticinese – commenta Bianchi – va però contestualizzato: «La spesa cantonale pro capite in questo settore resta infatti superiore di circa il 60% alla media svizzera, anche se il divario si è ridotto dal 72% del 2024 al 62% del 2025. Si tratta comunque di un segnale incoraggiante alla luce anche dell’andamento dei primi sei mesi del 2026».

Specialisti e non

Un altro fronte sul quale il Cantone è intervenuto per contenere la spesa riguarda il settore dei medici specialisti, introducendo dal 1. luglio 2025 il blocco delle nuove autorizzazioni in otto specializzazioni, dopo un regime transitorio attuato dal 1. novembre 2023. Ma quale effetto ha avuto sulla spesa sanitaria questa moratoria?

«Quantificare l’effetto al momento non è possibile», spiega Bianchi. Il Cantone non dispone infatti di dati disaggregati per le otto specializzazioni interessate. Considerando tuttavia la spesa pro capite per i trattamenti presso gli studi medici nel loro complesso, l’aumento tra il 2024 e il 2025 è risultato anche in questo caso inferiore in Ticino (4,2%) rispetto alla media svizzera (6,4%). I segnali di un possibile rallentamento trovano conferma nei primi sei mesi del 2026: rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, la spesa è cresciuta dell’1,1% in Ticino, contro il 5,3% a livello svizzero.

Anche su questo fronte, però, Bianchi richiama alla cautela. Innanzitutto, in quanto «il blocco per le specializzazioni non è assoluto, ma prevede eccezioni e la possibilità di ricambio diretto in tre delle otto discipline limitate». Ciò significa che se uno specialista dovesse rinunciare alla sua licenza, al suo posto entrerebbe un collega. «Al momento – precisa il coordinatore del DSS – ci sono circa venti medici sulla lista di attesa».

In secondo luogo, il rallentamento registrato nei primi sei mesi del 2026 potrebbe essere in parte influenzato anche dai ritardi nella fatturazione legati all’introduzione, dal 1. gennaio, del nuovo sistema TARDOC. «Ad ogni modo, questo fattore incide in tutti i Cantoni, ma l’evoluzione dei costi in questo ambito in Ticino resta inferiore a quella federale».

Inversione di tendenza?

Più in generale, diversi settori della sanità ticinese stanno oggi mostrando una crescita della spesa inferiore a quella nazionale. Dopo i forti aumenti registrati negli scorsi anni, la pressione sui costi sembra essersi in parte spostata verso altri cantoni. Che cosa sta accadendo? «Oltre al contributo delle misure cantonali, il Ticino potrebbe aver raggiunto prima determinati livelli di spesa, anticipando dinamiche che oggi interessano anche il resto del Paese. Inoltre, gli effetti dell’invecchiamento della popolazione oggi potrebbero iniziare a farsi sentire maggiormente anche nel resto della Svizzera».

Pianificazione e oltre

L’ultimo capitolo sugli interventi del Cantone in materia di spesa sanitaria non poteva che essere la pianificazione ospedaliera, attualmente in fase di consultazione per quanto riguarda la proposta di attribuzione dei mandati. L’obiettivo, in questo caso, è ridurre la frammentazione dei mandati e concentrare maggiormente le prestazioni. Ma con quale potenziale di risparmio?

«È molto difficile attribuire alla pianificazione ospedaliera un risparmio finanziario preciso», osserva Bianchi. «La pianificazione può concentrare e razionalizzare le prestazioni, con l’obiettivo anche di migliorarne la qualità, ma non stabilisce un tetto quantitativo generale all’attività». Le armi della pianificazione, insomma, secondo Bianchi, sono spuntate. «Può semmai contribuire nel tempo a negoziazioni tariffarie con adeguamenti al rialzo più contenuti».

Al netto di questa premessa, va comunque ricordato che nel settore ospedaliero stazionario (quello direttamente interessato dalla pianificazione) la spesa risulta in realtà sotto controllo già da qualche anno, anche grazie alla possibilità di negoziare con le strutture sanitarie i volumi delle prestazioni. Qui i costi, che rappresentano comunque una fetta importante della spesa sanitaria cantonale, pari a circa il 16%, sono addirittura diminuiti dello 0,6%, passando dai 333 milioni di franchi del 2025 ai 331 milioni del 2026. «Una parte di questa diminuzione – aggiunge – va attribuita anche al trasferimento di attività dallo stazionario all’ambulatoriale, tendenza che si vorrebbe favorire ulteriormente con EFAS».

Da ultimo uno sguardo all’ambulatoriale ospedaliero. Tra il 2024 e il 2025, la spesa media pro capite in Ticino è infatti diminuita dello 0,6%, mentre a livello nazionale è aumentata del 5%. Anche in questo caso, però, il rallentamento della crescita non significa che il Ticino abbia raggiunto livelli di spesa inferiori alla media: in termini assoluti, il costo medio pro capite resta infatti più elevato rispetto a quello nazionale, seppur solo leggermente e molto meno che in altri settori. Intervenire in questo ambito, detto delle moratorie introdotte, è più difficile. «Come Cantone vedremmo di buon occhio un maggiore ricorso al sistema delle retribuzioni forfettarie in tutto il settore ambulatoriale, in quanto possono ridurre gli incentivi alla moltiplicazione delle prestazioni. Ma il discorso, in questo caso, è di pura competenza federale».

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