Dai climatizzatori ai palazzi: ecco cosa si costruisce a Lugano

Erano un’ottantina, ieri, le domande di costruzione depositate presso la Divisione edilizia privata di Lugano. Un picco considerevole anche per gli standard cittadini, che denota un certo fermento edilizio. Difficile dire cosa l’abbia provocata, ma possiamo indentificare alcuni indiziati: alcuni «residui» pasquali che, a causa delle ferie giudiziarie, sono rimaste all’albo più a lungo; l’imminente abolizione del valore locativo, che potrebbe essere di stimolo e realizzare più in fretta dei lavori di ristrutturazione; oppure la verifica del dimensionamento delle riserve di zona edificabile, i cui risultati hanno sancito che la Città non è chiamata a prendere particolari misure di contenimento dell’edificabilità. Sia come sia, l’abbondanza di notifiche restituisce le principali casistiche edificatorie tipiche di questi anni a Lugano. Vediamole.
Cosa va per la maggiore
A farla da padrone è l’aria condizionata. Sono una quindicina le domande tese a poter posare un impianto di climatizzazione (sovente «con unità esterna»). Questo per poter permettere, come prevede la Legge edilizia, di poter valutare l’impianto sia dal punto di vista estetico che acustico. Vale la pena di sottolineare, al proposito, che un paio d’anni fa si stimava che circa metà di questi impianti nel Cantone fosse abusiva, vuoi per evitare l’iter burocratico, vuoi per disinformazione. A prescindere, a Lugano questo tipo di richieste rappresentano sempre una fetta importante di tutte le domande di costruzione.
Lo stesso vale per i cambiamenti di destinazione dei locali, soprattutto in ambito commerciale. Il motivo è presto detto: non per forza a negozio subentra negozio. Al momento all’albo i cambi di destinazione sono sette, quasi esclusivamente nella zona centrale. C’è lo studio di tatuaggio che diventerà farmacia, lo spazio commerciale che diventerà studio di tatuaggi, il bar che diventerà laboratorio sociale e di integrazione (è un progetto dell’Associazione Amélie negli spazi dell’Istituto cantonale di previdenza a Barbengo), l’ufficio che diventerà studio medico, lo studio veterinario che diventerà studio di fisioterapia, l’ufficio che diventerà studio fisioposturale, e quello che diventerà ristorante. O, meglio, permetterà al ristorante di ampliarsi.
E, a proposito di ristoranti e ampliamenti, un bar in piazza della Riforma propone due varianti per una nuova terrazza: un passaggio quasi obbligato per ogni ristoro del centro con un dehors che in questi anni ha provato a mantenere gli spazi più generosi concessi eccezionalmente durante la pandemia.
Quanto a quello che all’albo, sorprendentemente, non c’è, possiamo citare i cambi di destinazione per la locazione di breve durata a scopo turistico. Una tipologia di richiesta che, complice il nuovo quadro legale, è stata preponderante negli ultimi anni in città. La sua assenza potrebbe significare che le operazione per mettersi in regola potrebbero essersi concluse.
Energia e particolaritâ
Numerose sono poi le domande di costruzione relative all’implementazione di vettori energetici più verdi. Via le caldaie a nafta, spazio a termopompe e fotovoltaico, o al risanamento termico degli spazi per ridurre i consumi.
Sul lato opposto dello spettro - vale a dire interventi unici o particolari - si possono segnalare la sconsacrazione della chiesa della Santissima trinità all’ex convento di Lugano (di cui abbiamo riferito ieri), la posa di un recinto per custodire un cane o la sistemazione del riale Cossio in territorio diDavesco-Soragno e Cadro.
Quest’ultima è un’opera pubblica e non è la sola. In pubblicazione vi sono anche la riqualificazione del parco giochi delle scuole dell’infanzia di Besso, due piccole modifiche al Polo sportivo e degli eventi (nel cosiddetto Blocco servizi), e l’ampliamento della caserma dei pompieri (si veda in proposito l’edizione del 14 aprile).
Qualche «progettone»
Per chiudere, i progetti più ambiziosi. Vuoi per impegno finanziario, vuoi per complicazioni pratiche e tecniche, vuoi per impatto visivo. A Lugano non mancano mai. Attualmente in pubblicazione troviamo tre esempi in tal senso. A Pambio Noranco viene proposta la realizzazione di un quinto complesso residenziale su quattro livelli e con 11 appartamenti su strada da Nuranch (gli altri quattro sono già stati «licenziati»). Per farlo - e vi è richiesta in tal senso - sarà necessario modificare il Piano di quartiere a cui soggiace quell’area. L’istante argomenta che sia la strada migliore per sfruttare appieno gli indici edilizi già disponibili oggi. Spostandoci più in centro, a Viganello fra via Luganetto e via agli Orti vi è l’idea di costruire due palazzi da otto piani con autorimessa sotterranea, per un totale di 44 appartamenti. Sul terreno attualmente sorge già una costruzione degli anni Quaranta, oggetto di una separata (e già pubblicata) domanda di demolizione. Infine, a Pregassona, un’abitazione in via Ceresio è destinata a fare spazio a un palazzo da quattro piani.
Non finirà ovviamente qui e le modine sono spia di quel che sarà. Modine che in particolare preannunciano fra gli altri progetti nei pressi della rotonda al termine di via La Santa (una zona complessa e soggetta a Piano di quartiere stando alla nuova pianificazione al vaglio dei servizi preposti) e in via al Tiglio, su un peculiare edificio affacciato sul lungolago a Castagnola, il cui dettaglio accompagna fotograficamente queste righe.
