Il punto

Dai file audio alle dimissioni, fino al «non me ne vado»: la cronologia del caso Zali

Ripercorriamo tutte le tappe che, dal 22 luglio a oggi, hanno portato il Governo a togliere il Territorio al consigliere di Stato leghista
©Chiara Zocchetti
Red. Online
02.09.2026 18:21

22 luglio - I file audio aprono il caso

È il vero giorno zero. Il Corriere del Ticino pubblica per primo la notizia degli audio compromettenti che riguardano Zali e, rende pubblica la lettera con cui i presidenti di PLR, Centro e PS chiedono chiarimenti al consigliere di Stato. Nello specifico, nei file audio, Zali suggerisce a una sua conoscente di passare alle vie di fatto contro un’altra donna, di «riempirla di botte». Poi aggiunge: «Io l’ho già pestata». La vicenda diventa pubblica a livello cantonale e nazionale.

23 luglio — Il primo incarto della Procura

Zali è indagato dalla Procura per la vicenda del 14.enne alla Farera, con le ipotesi di abuso di autorità e tentata coazione. Lo stesso giorno, si viene a conoscenza che nel 2020 Zali era intervenuto presso i vertici dell’EOC per favorire l’assunzione di una conoscente. Il Consiglio di Stato comunica che Zali rinuncia alla responsabilità politica su Magistratura e Polizia, trasferita a Marina Carobbio che assume anche il ruolo di presidente del Consiglio di Stato.

24 luglio — La pressione politica sale

Il giorno successivo arrivano le reazioni politiche e le richieste di dimissioni. L’UDC sostiene pubblicamente che a Zali non resti che dimettersi immediatamente.

27 luglio — Il precedente della querela

La donna che ha diffuso i file audio aveva presentato nel 2021 una querela contro Zali per lesioni e minaccia, poi ritirata. Lorenzo Quadri e Norman Gobbi erano stati informati attraverso uno scambio di email.

28 luglio — La Lega affronta il caso

I vertici della Lega incontrano Zali. La sera il partito comunica che il consigliere di Stato ha fornito la propria versione, e che avrebbe comunicato nei giorni successivi la propria posizione e le decisioni da assumere. 

29 luglio — Zali annuncia le dimissioni

La mattina arriva la svolta politica. Zali comunica, attraverso una lettera inviata a Radio Ticino, che lascerà il Consiglio di Stato. La decisione viene poi confermata pubblicamente dal Governo. La sua uscita non è immediata: indica la fine di settembre 2026 come momento del ritiro, per completare alcuni lavori.

30 luglio — Il caso non si chiude

Le commissioni del Gran Consiglio continueranno gli accertamenti sulla vicenda della Farera anche dopo le dimissioni annunciate.

18 agosto — Morta la donna degli audio

Una 52.enne viene trovata morta nelle acque del Ceresio a Melide. Una decina di giorni prima aveva denunciato un’aggressione. La notizia iniziale è di annegamento; il Ministero pubblico apre un’inchiesta sul decesso. In quel primo momento non è ancora pubblicamente noto che si tratta della donna degli audio.

19 agosto — Rivelata l’identità

La 52.enne morta a Melide è la stessa donna che nel luglio aveva diffuso gli audio di Zali. Ciò non significa che vi sia un collegamento giudiziariamente accertato tra Zali e la morte della donna.

20 agosto — In attesa dell’autopsia

Viene eseguita l’autopsia. Allo stato degli accertamenti, l’annegamento rimane l’ipotesi principale e non sono emersi elementi che facciano pensare all’intervento di terzi.

1. settembre — Il secondo procedimento

Il Ministero pubblico conferma di aver aperto un nuovo procedimento contro Zali per reati contro l’integrità sessuale, relativo a fatti che risalirebbero ad alcuni anni fa. L’incarto è nato dalle dichiarazioni di una terza persona, ossia la 52.enne deceduta lo scorso 18 agosto a Melide, sentita dagli inquirenti in qualità di testimone il 23 luglio, ossia il giorno dopo la pubblicazione da parte del Corriere della notizia riguardante gli audio. Zali è già stato interrogato come imputato e respinge ogni responsabilità penale. LaRegione aggiunge che le ipotesi di reato sarebbero quelle degli articoli 191 e 193 CP. Poche ore il Governo chiede a Zali di rendere immediatamente effettive le dimissioni già annunciate per fine settembre. Zali non accetta.

2 settembre — Il Governo passa ai fatti

In mattinata, poche ore prima dell'info point convocato dal Consiglio di Stato, Zali diffonde una nota in cui respinge la richiesta dell'Esecutivo. Definisce «mendace» la segnalazione della 52enne da cui è nato il secondo procedimento, sottolinea che la persona indicata come vittima ha smentito le congetture della denunciante e non si è costituita accusatrice privata, e critica la scelta del Ministero pubblico di confermare pubblicamente l'esistenza dell'incarto «prima di abbandonarlo, cedendo alle pressioni di certa stampa». La conclusione: un ulteriore passo indietro «verrebbe inevitabilmente letto da molti come un'ammissione di responsabilità in realtà inesistenti». Quindi: «Rimango al mio posto fino alla data da me stabilita», con un invito a tutti, «anche ai miei colleghi», a rispettare la presunzione di innocenza.

Nel pomeriggio la risposta del Governo. Al termine della seduta ordinaria, la presidente Marina Carobbio Guscetti annuncia che a Zali è stata tolta la responsabilità politica del Dipartimento del territorio, l'ultimo settore che aveva mantenuto: passerà a Raffaele De Rosa, insieme a tutti i dossier. «Prendiamo atto della comunicazione di Claudio Zali, è sua, personale», dichiara Carobbio Guscetti, distinguendo due piani: «C'è la sua posizione e, parallelamente, quella politica. Ed è sul fronte politico, per garantire credibilità e lavoro delle istituzioni, che noi abbiamo deciso di agire».

Zali resta comunque consigliere di Stato fino al 30 settembre, come prevede la legge: continuerà a partecipare alle sedute del Governo e ad avere accesso a Palazzo e alla posta elettronica, ma senza dipartimento da dirigere. «In Ticino, lo Stato c'è e funziona», rivendica la presidente. Dal 1° ottobre subentrerà Piero Marchesi.

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