Ticino

Dal 2027 il vaccino contro il papilloma virus si farà anche dal proprio medico

Dopo 17 anni si chiude il programma cantonale – La vaccinazione sarà presa a carico dall’assicurazione di base, senza franchigia ma con l’aliquota percentuale a carico dell’assicurato
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Red. Online
15.10.2026 14:27

Dal 1. gennaio 2027, le persone tra gli 11 e i 26 anni che non sono state vaccinate nell’ambito del Programma cantonale contro il papillomavirus umano (HPV) potranno rivolgersi al proprio pediatra o medico di fiducia. Basterà portare il libretto delle vaccinazioni: il medico potrà fornire una consulenza e valutare se procedere con la vaccinazione.

La novità coincide con la fine del programma ticinese, attivo dal 2009 e destinato a concludersi il 31 dicembre 2026, in linea con la decisione presa a livello federale. Il Cantone non gestirà più direttamente la vaccinazione.

Il rimborso e le dosi

La consulenza e la vaccinazione saranno a carico dell’assicurazione malattia obbligatoria e non saranno soggette alla franchigia. Resterà invece dovuta la normale aliquota percentuale di partecipazione ai costi.

Per chi inizia il ciclo tra gli 11 e i 14 anni sono raccomandate due dosi, somministrate a distanza di almeno sei mesi. Dai 15 ai 26 anni ne sono raccomandate tre, nell’arco di sei mesi. Le attuali conoscenze scientifiche non indicano la necessità di dosi di richiamo.

Oltre 38 mila persone vaccinate

In 17 anni il Programma cantonale ha permesso a oltre 38 mila persone tra gli 11 e i 26 anni di accedere alla vaccinazione. Nel 2025 sono state somministrate 3.355 prime dosi, a un’età media di 14 anni.

Nel 2024, tra i sedicenni vaccinati con due dosi, la copertura era del 71% tra le ragazze e del 58% tra i ragazzi: valori superiori alla media svizzera rilevata nel periodo 2023-2025. A livello nazionale l’obiettivo è raggiungere una copertura tra l’80% e il 90%. In Ticino una nuova misurazione è prevista nel 2027.

Una protezione contro diversi tumori

Il papillomavirus è l’infezione sessualmente trasmissibile più diffusa in Svizzera e nel mondo. Spesso l’organismo elimina spontaneamente il virus, ma alcuni tipi ad alto rischio possono persistere e causare lesioni precancerose. L’infezione è associata soprattutto ai tumori del collo dell’utero, ma può provocare anche tumori dell’ano, della gola e degli organi genitali.

In Svizzera, ogni anno circa 250 donne sviluppano un cancro del collo dell’utero e circa 75 ne muoiono. La vaccinazione è uno strumento di prevenzione, ma non sostituisce lo screening: il Pap-test va continuato secondo le indicazioni del proprio ginecologo o della propria ginecologa. Il vaccino, inoltre, non protegge dalle altre infezioni sessualmente trasmissibili.