Mendrisio

Dal bestiame alle tendine, ma lo spirito è sempre lo stesso

Fervono i preparativi per la Fiera di San Martino che comincerà l’11 novembre – Una manifestazione ben radicata nella popolazione, le cui origini risalgono al lontano 1684 grazie all’autorizzazione concessa da un landfogto
©Chiara Zocchetti
Stefano Lippmann
06.11.2026 06:00

A guardar bene sono passati 342 anni. Da oltre tre secoli il Mendrisiotto (e non solo) nei giorni che ruotano attorno all’11 novembre si «trasferisce» nei prati che si situano a nord della Città di Mendrisio. Sebbene con il tempo la «pelle» sia cambiata, l’evento continua ad avere successo e richiama migliaia di persone. Percorrendo l’autostrada in direzione di Lugano, subito dopo lo svincolo, è impossibile non notare come fervano i preparativi: da mercoledì prossimo – negli omonimi prati e attorno all’omonima chiesa – prenderà infatti il via la Fiera di San Martino.

La manifestazione, come detto, ha una lunga, lunghissima storia. Le sue origini risalgono quantomeno al 1684. In quell’anno il borgo di Mendrisio, allora baliaggio, chiese l’autorizzazione a tenerla al landfogto Leonhard Greuter di Zurigo, che diede il suo benestare. All’epoca, e per i successivi secoli, la fiera divenne un’importante occasione di incontro e di scambio legata al mondo agricolo. San Martino, d’altronde, chiudeva la stagione agricola la quale, dopo l’inverno, ripartiva con San Provino.

Luogo d’incontro

Oggi la fiera viene vissuta in tutt’altro modo: al posto del mercato del bestiame c’è la scuola in fattoria che permette ai più piccoli di avvicinarsi e conoscere il mondo dell’allevamento, allo stesso modo ci si può muovere nel settore dell’enogastronomia grazie alle degustazioni. Gli agricoltori (e gli appassionati) possono osservare i passi avanti fatti con i macchinari esposti e le famiglie possono trascorrere una piacevole giornata tra le bancarelle del mercatino e le immancabili giostre. E poi ci sono le tendine: capannoni più o meno grandi che permettono di fare festa fino a notte fonda: aggregazione e socialità da un lato, occasione per le associazioni della regione per guadagnare qualche soldo dall’altro. Il tutto senza dimenticare la tradizione dell’evento. La stessa Città, nel promuovere l’evento, spiega che «la Fiera di San Martino è molto più di un mercato: è un luogo d’incontro tra generazioni, una testimonianza della storia locale e un’occasione per valorizzare le tradizioni, i prodotti e la realtà del Mendrisiotto. Un appuntamento che, anno dopo anno, rinnova il senso di appartenenza alla comunità e invita tutti a vivere il fascino dell’autunno a Mendrisio».

Un fascino che – ci si conceda una punta d’ironia – non lascia immune nemmeno la politica. Nel 2019, un articolo del CdT riportava un aneddoto risalente al 1899: il presidente del Gran Consiglio Gallacchi, constatato che la seduta del Legislativo cantonale si stava svolgendo con «una certa apatia mista d’un tedio che s’infiltrava lentamente nella sala e guadagnava poco a poco tutti i deputati», concesse un giorno di vacanza agli onorevoli. Un sabato libero «onde permettere loro di frequentare la storica fiera». Oggi è risaputo che, soprattutto quando la fiera si svolge a ridosso delle elezioni cantonali (come in questo caso) o comunali, è piuttosto facile trovare candidati ben disposti al dialogo. Ironia a parte, lo spirito della fiera è anche questo: favorire l’incontro. Ed è forse anche per questo motivo che a Mendrisio, il giorno di San Martino, i dipendenti dell’amministrazione comunale hanno il pomeriggio libero mentre gli allievi godono di un’intera giornata fuori dalle aule di scuola.

Fattoria, mercato, giostre

È quasi tutto pronto, dunque, per l’edizione 2026 che si svolgerà da mercoledì 11 a domenica 15 novembre. Tra gli eventi in agenda, la Città segnala da mercoledì a venerdì la scuola in fattoria. Mercoledì alle 11 si potrà partecipare alla messa nella chiesa di San Martino. Venerdì 13 e sabato 14 novembre, dalle 17.30 alle 20, ci sarà il salone del vino e del formaggio. Sabato 14 novembre, dalle 14 alle 16, andrà invece in scena la conferenza «Filiere regionali: l’importanza delle catene di valore agroalimentari cantonali», organizzata da BFH-HAFL e Unione dei Contadini Ticinesi (iscrizioni al link: www.bfh.ch/hafl/conferenza-ticino). Infine, domenica 15 novembre alle 10 si potrà assistere alla parata delle zucche, mentre alle 11 verrà celebrata messa.

Il successo che la fiera sta riscuotendo negli ultimi anni lo si può notare anche dal perimetro dell’evento stesso: nelle ultime edizioni la manifestazione si è infatti allargata e occupa ora anche il prato che porta ai parcheggi delle piscine comunali: in quell’area troveranno soprattutto spazio le bancarelle dei molti mercatari che esporranno i prodotti. Attorno alla chiesa invece, l’area sarà dedicata al «mangiare e bere» grazie alla presenza delle numerose tendine e dei grandi capannoni.

Sicurezza accresciuta

Confidando nella proverbiale estate di San Martino, il capodicastero Eventi Paolo Danielli «lancia» la fiera (raggiungibile anche con i mezzi pubblici grazie alla fermata ferroviaria situata a pochi passi): «Uno dei nostri grandi eventi cittadini. L’impianto generale, a livello organizzativo e logistico, ricalca le novità introdotte negli ultimi due anni». In sostanza «spazi maggiormente agibili limitando così gli imbottigliamenti e permettendo, allo stesso tempo, di gustarsi una fiera in modo fluido e tranquillo». Grazie alla collaborazione con la Gioventù rurale – sottolinea – sarà dato ampio spazio agli animali e non mancherà il tradizionale capannone che proporrà vari piatti (in tutto il perimetro le stoviglie saranno riutilizzabili).

«Dal lato organizzativo – evidenzia inoltre Danielli – s’è posto l’accento sulla questione sicurezza: accresciuta sia all’interno che all’esterno dei capannoni».

In questo articolo: