Ticino

Dal Centro un tris di proposte per tutelare meglio le vittime di violenza

Il partito ha presentato tre iniziative parlamentari per migliorare la protezione delle persone più vulnerabili nei casi di abuso: si va dal casellario giudiziale obbligatorio al pool di magistrati, passando per il diritto di segnalazione per i medici – Giorgio Fonio: «Tre passi concreti per un tema per noi centrale» – Fiorenzo Dadò: «L’attualità ci conferma che resta ancora molto lavoro da fare»
Martina Salvini
20.04.2026 16:35

«Tre passi concreti che vanno in un’unica direzione: proteggere meglio, intervenire prima e agire con maggiore efficacia». Così il vicepresidente del Centro e consigliere nazionale Giorgio Fonio ha presentato ai media gli atti parlamentari che mirano a migliorare la protezione delle vittime di abusi sessuali e dell’integrità fisica. Tre iniziative parlamentati che, ha spiegato Fonio, sono il frutto del lavoro durato un anno e mezzo dello specifico gruppo tematico «Sicurezza» del partito, composto da politici ma anche da addetti ai lavori: «Si tratta di un tema che occupa per noi un posto centrale. Che ci riguarda e ci interpella, e sul quale il nostro partito è impegnato da anni con azioni concrete sia a livello cantonale, sia a livello federale». Quella portata avanti dal Centro nel corso degli anni, ha quindi aggiunto Fonio, «è una linea politica chiara e coerente, che a tutti i livelli istituzionali mette al centro la protezione dei più fragili».

Il pacchetto di iniziative presentate quest'oggi, ha spiegato da parte sua il presidente del partito Fiorenzo Dadò, ha l’obiettivo di «proteggere davvero le persone più vulnerabili: significa assumerci, come società, precise responsabilità». Negli anni, ha quindi ricordato Dadò, «abbiamo assistito a un aumento della consapevolezza a livello culturale sul tema degli abusi sessuali, del rispetto dell’infanzia e delle persone più fragili. L’attualità, però, ci conferma che purtroppo resta ancora molto da fare in ogni ambito della società e che le insidie sono sempre dietro l’angolo». Di qui, appunto, l’esigenza di intervenire con tre iniziative «il cui filo rosso è la tutela delle vittime».

Che cosa si prevede

Nel dettaglio, la prima proposta - un’iniziativa parlamentare generica - chiede di introdurre ed estendere in modo sistematico l’obbligo di presentare l’estratto specifico del casellario giudiziale per tutte le persone che svolgono attività professionali o extraprofessionali, con contatti regolari con minori o persone vulnerabili. Un provvedimento che, ha chiarito Dadò, dovrebbe valere per tutti gli enti pubblici e gli enti sussidiati o beneficiari di contratti di prestazione dal Cantone o di Comuni, e per tutti coloro che collaborano con queste realtà, «indipendentemente dalla forma del loro rapporto» (e quindi sia che siano dipendenti, sia che siano volontari, stagisti o apprendisti). «Il punto centrale è semplice: chiunque lavora a stretto contatto con bambini oppure opera vicino ad adolescenti o persone fragili deve dimostrare preventivamente di essere adeguato al contesto».

L’iniziativa, ha quindi aggiunto, avrebbe diversi meriti: «Uno: aumenta la protezione preventiva. Non si interviene dopo il danno, ma si cerca di evitarlo. Due: introduce una regola uniforme nei contesti sensibili, evitando zone grigie tra istituzioni, associazioni, soggetti sussidiati o non sussidiati. Tre: rafforza la fiducia delle famiglie, degli utenti, della collettività verso le scuole e le strutture educative, sportive, sanitarie e assistenziali. Quattro: manda un messaggio culturale forte, ossia che la protezione dei più fragili non può dipendere dall’improvvisazione o dalla buona volontà del singolo ente o della persona».

La seconda iniziativa punta invece a «ristabilire uno spazio chiaro per medici e operatori sanitari», introducendo il diritto di segnalazione per i reati contro la vita e l’integrità della persona, contro la libertà personale e contro l’integrità sessuale. Nel 2017, il Gran Consiglio adottò una modifica della legge sanitaria che imponeva un obbligo generalizzato di segnalazione per il personale sanitario che veniva a conoscenza di abusi sessuali, violenza domestica e maltrattamenti. Dopo un ricorso, però, il Tribunale federale dichiarò la misura «sproporzionata». «Questo - ha sottolineato Dadò - ha portato ad avere uno squilibrio tra il segreto professionale e la protezione della vittima, sbilanciandolo a favore degli autori dei reati». Allo stato attuale, ha aggiunto, in assenza di una chiara base legale cantonale, «il personale medico e sanitario si trova nell’impossibilità giuridica di segnalare all’autorità penale situazioni in cui sussistono indizi concreti di reati contro la vita e l’integrità personale, come le lesioni gravi o maltrattamenti ripetuti su minori; crimini e delitti contro la libertà personale, come il sequestro di persona e violenza domestica; e i reati contro l’integrità sessuale (abusi sessuali su minori, violenze sessuali, sfruttamento sessuale)». Una situazione che, «oltre a esporre potenzialmente una vittima al perpetrarsi di abusi e maltrattamenti, mina seriamente la credibilità del nostro sistema di protezione». Due, quindi, gli obiettivi della proposta: «Da un lato, si vuole rafforzare la protezione dei minori e delle persone vulnerabili, evitando che delle situazioni gravi restino sommerse o emergano tardi. Dall’altro, intendiamo offrire una garanzia giuridica ai medici e gli operatori sanitari. Garanzia che oggi non hanno, perché chi segnala vìola il segreto d’ufficio e rischia una condanna».

La terza e ultima iniziativa messa sul tavolo dal partito riguarda invece la Giustizia, con la richiesta di istituire un pool di magistrati specializzati per i reati contro l’integrità sessuale. «I reati di questa natura presentano non solo peculiari complessità sul piano investigativo, ma richiedono anche una certa sensibilità nei confronti delle vittime. Competenze che possono essere acquisite solo con una formazione mirata e una pratica specifica», ha ricordato Dadò. La creazione di una sezione specialistica all’interno del Ministero pubblico avrebbe perciò il merito di migliorare la qualità delle indagini, visto che «più specializzazione significa meno improvvisazione in casi complessi e delicati», ma anche di aumentare la tutela delle vittime «che possono trovare interlocutori preparati, rispettosi e consapevoli».

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