Mendrisiotto

Dal Distretto un coro unanime: «I pozzi devono essere salvati»

L’attivazione della stazione di potabilizzazione dell’acqua proveniente dal Ceresio porterà a una riorganizzazione delle attuali fonti: il timore è che ci siano troppe dismissioni – A Chiasso si cerca di capire il futuro del pozzo Prà Tiro
©CdT/Gabriele Putzu
Stefano Lippmann
16.09.2026 06:00

Da un lato si prova sicuramente un certo sollievo. Dall’altro, però, aumentano sempre più i timori. Nel mezzo c’è l’acqua che il Mendrisiotto ha imparato a chiamare «oro blu». Negli ultimi anni sono state diverse le estati particolarmente siccitose le quali hanno richiesto, oltretutto, l’introduzione di limitazioni nell’utilizzo di acqua. Ma non solo: quale misura d’emergenza sono stati riattivati – non per uso domestico – dei pozzi di captazione dismessi.

Sollievo, s’è detto. Nei primi mesi del 2027 entrerà in funzione la stazione di potabilizzazione a Riva San Vitale: ciò vuol dire che all’interno delle condotte dell’Acquedotto regionale del Mendrisiotto scorrerà anche l’acqua prelevata direttamente dal lago Ceresio. Ciò dovrebbe permettere di scongiurare altri periodi di «crisi idrica».

Il rovescio della medaglia, ciò che sta facendo emergere un certo timore, è che diversi pozzi attualmente in funzione vengano dismessi. Non più utilizzati. Oltre a mancare una potenziale fonte idrica (non per forza potabile), le aree attorno ai pozzi non sarebbero più protette a livello cantonale e – a meno di puntuali modifiche del Piano regolatore – potrebbero diventare a tutti gli effetti edificabili.

Prà Tiro sotto la lente

All’interno di questa riorganizzazione idrica, se così vogliamo definirla, ci sono anche casi puntuali. Come quello del pozzo Prà Tiro a Chiasso. Questa particolare struttura ha un problema noto: i valori di PFOS (perfluoro-ottansolfonato) presenti nell’acqua hanno costretto le autorità ad attivare degli speciali filtri a carbone attivo per far sì che l’oro blu potesse essere distribuito alle utenze. Il potenziale idrico della falda presente in quell’area, però, è indiscusso. Ed è anche per questo motivo che tutti i commissari della Gestione del Consiglio comunale di Chiasso – primo firmatario Claudio Schneeberger – hanno deciso di porre alcune domande all’Esecutivo cittadino. «La prevista uscita di Prà Tiro dalla rete potabile ordinaria appare coerente con la pianificazione regionale – scrivono i 9 membri –. Occorre tuttavia distinguere tra la dismissione dell’uso potabile e la rinuncia definitiva al pozzo quale infrastruttura, fonte di conoscenza della falda e possibile risorsa per esigenze future». Da qui, dunque, la convinzione che «la scelta di chiudere o addirittura cementificare un’opera di captazione non dovrebbe essere assunta senza una valutazione completa delle conseguenze tecniche, ambientali, economiche e strategiche». Richiamando la questione del Piano regolatore e aggiungendo il fatto che a Berna sono ancora in via di definizione i limiti relativi all’immissione di PFOS/PFAS, i commissari ritengono che sia necessario «evitare sia una scelta di demolizione irreversibile e prematura, sia l’illusione che ogni uso alternativo dell’acqua sia automaticamente possibile». Per questi motivi si chiede al Municipio quale strategia intenda adottare per il futuro del pozzo e se disponga di una valutazione complessiva del valore strategico dello stesso. Si chiede inoltre quali siano, oggi, i livelli delle sostanze chimiche presenti nella falda e come il Municipio intenda tutelarla nel tempo. Infine si domanda quali scenari alternativi all’uso potabile sono stati o saranno verificati».

La goccia che conta

Il tema dell’approvvigionamento idrico è piuttosto sentito nel Mendrisiotto. Non a caso, nelle scorse settimane è nata anche una nuova associazione: La goccia che conta. Realtà che ha appena promosso una petizione in difesa dei «numerosi pozzi locali abbandonati o in via di abbandono con l’arrivo della captazione a lago». Raccolta firme che, in poche settimane, ha già superato 1.500 sottoscrizioni (i formulari possono essere richiesti all’indirizzo [email protected]).

Se ne parla anche a Bellinzona

I pozzi del Mendrisiotto, inoltre, sono arrivati anche a Bellinzona. I deputati in Gran Consiglio Lisa Boscolo, Ivo Durisch (PS) e Matteo Buzzi (I Verdi) hanno inoltrato al Consiglio di Stato la mozione «Una strategia per salvaguardare i pozzi e le riserve idriche del Mendrisiotto» (vedi CdT del 5 settembre). Documento nel quale si chiede al Consiglio di Stato di «elaborare, in collaborazione con i Comuni interessati e gli enti competenti, un inventario dei pozzi di captazione esistenti nel Mendrisiotto» e, soprattutto, di «sospendere, nella misura delle competenze cantonali, la dismissione definitiva o cementificazione dei pozzi non inclusi nell’ARM fino a quando non sia stata effettuata una valutazione tecnica della possibilità di conservazione o riconversione».