Finanze cantonali

Dal Governo una manovra in cantiere

Presentando il Preventivo 2027 il Consiglio di Stato ha gettato uno sguardo alla legislatura che verrà, tracciando la rotta verso un pacchetto pluriennale per riequilibrare le finanze – Christian Vitta: «La vera sfida per la politica sarà trovare consenso sulle riforme strutturali»
©Gabriele Putzu
Paolo Gianinazzi
30.09.2026 20:30

«Sforzi» è stata, senza ombra di dubbio, la parola più utilizzata dal Governo per descrivere la situazione passata, presente e futura delle finanze cantonali. Sì, perché nel presentare l’ultimo preventivo della legislatura, il Consiglio di Stato ha gettato un’occhiata ai quattro anni che stanno per concludersi e ha presentato i conti del 2027 (con altre misure di risparmio annesse e un deficit stimato di quasi 100 milioni). Ma, soprattutto, ha iniziato a tracciare la rotta per la legislatura che verrà. Legislatura che, appunto, anche a questo giro farà rima con «sforzi». In primis, poiché i disavanzi prospettati sono nell’ordine delle centinaia di milioni (circa 460 nel 2030). Ma anche perché, come vedremo, è intenzione dell’Esecutivo presentare dopo il rinnovo dei poteri cantonali un vero e proprio «pacchetto» di rientro pluriennale. Non più, come accaduto in questa legislatura, lavorare di preventivo in preventivo, bensì presentare qualcosa di più strutturale, in un difficile percorso a ostacoli verso il risanamento delle finanze cantonali.

Il passato

Partiamo, dunque, dal breve bilancio stilato dal Governo. Poiché, come affermato dalla presidente Marina Carobbio Guscetti, l’ultimo preventivo della legislatura rappresenta anche «l’occasione per guardare al percorso compiuto».

Il «ministro» delle finanze Christian Vitta – giunto alla presentazione del suo ultimo preventivo, il 12.esimo da quando è entrato in Governo – da questo punto di vista ha ricordato che dal 2001 a oggi, solo in nove occasioni i consuntivi hanno chiuso nelle cifre nere e solo in tre occasioni (tra il 2018 e il 2020) i preventivi stimavano degli avanzi d'esercizio. Siamo dunque in un Cantone, ha affermato, «che è un po’ abituato ad avere finanze sotto pressione». Lo stesso Vitta, guardando alla legislatura che si sta chiudendo, ha poi ricordato che – rispetto a quanto inizialmente prospettato nel Piano finanziario presentato nel 2023 – «uno sforzo per riportare in pareggio i conti è stato fatto». E le svariate misure di risparmio intraprese hanno permesso di avvicinarsi al pareggio di bilancio con il consuntivo 2025. Misure che, come ricordato da Norman Gobbi, sommate «hanno permesso di contenere la spesa per un totale di oltre 200 milioni di franchi». Come dire: senza interventi, senza «gli sforzi intrapresi da Governo e Parlamento», sarebbe andata molto peggio.

Il presente

Veniamo dunque al Preventivo 2027. Anno in cui il Governo stima un disavanzo di 98,5 milioni di franchi, un debito pubblico che dovrebbe superare i 3 miliardi di franchi, un capitale proprio negativo di 336,8 milioni, un autofinanziamento di 129,1 milioni, assieme a importanti investimenti per poco più di 290 milioni. Ma un preventivo che, come negli anni passati, presenta anche altre misure di risparmio per 47 milioni di franchi (si veda il box a sinistra).

E il futuro

Ma il vero «nodo», come vedremo, sta nel futuro. Perché come ricordato da Raffaele De Rosa, «il Preventivo 2027 è solo una tappa di un percorso che dovrà proseguire». Anche perché le cifre del Piano finanziario non mentono, con deficit stimati di 236 milioni nel 2028, 411 milioni nel 2029 e 460 milioni nel 2030. Cifre negative dettate soprattutto da cinque fattori esterni che a inizio legislatura non erano prevedibili: i risparmi della Confederazione (a regime impatteranno circa 30 milioni), l’arrivo della riforma EFAS (circa 100 milioni), l’abolizione del valore locativo (circa 55 milioni), l’applicazione dell’iniziativa popolare sulla deducibilità fiscale dei premi di cassa malati (51 milioni) e, infine, l’applicazione dell’altra iniziativa sulle casse malati, quella del 10% (circa 130 milioni). Nuovi oneri per il Cantone che potrebbero portare, senza correttivi, a un disavanzo nel 2030 di quasi mezzo miliardo. «È questo che oggi ci preoccupa maggiormente», ha affermato Vitta. «Quindi dovremo giocoforza affrontare questo tema all’inizio della prossima legislatura». Con un cambio di passo, come riferito all’inizio. Sì, perché «il Governo sta impostando i lavori affinché a inizio legislatura possa presentare un piano di rientro su più anni, come fatto nel 2016». Se «in questa legislatura abbiamo lavorato di preventivo in preventivo – ha proseguito Vitta – è perché il quadro di riferimento era molto instabile. Ora, invece, un orizzonte più chiaro (ndr. ossia conoscere nel dettaglio l’impatto dei cinque fattori esterni citati poc’anzi) ci permette di ragionare su un pacchetto pluriennale». Ma attenzione, ha avvertito il «ministro» delle finanze. «Dobbiamo tutti essere consapevoli di un aspetto: ragionare su un pacchetto non è automaticamente sinonimo di successo. Anzi. L’esperienza degli altri Cantoni ci dice il contrario». Ad esempio, come ricordato da Gobbi, nel Canton Friburgo la popolazione ha sonoramente bocciato uno di questi «pacchetti». «E se viene bocciato il pacchetto – ha avvertito Vitta –, si riparte da zero, il disavanzo rimane e l’esercizio diventa più complicato». Senza dimenticare che «non esistono soluzioni magiche». E «l’esercizio della prossima legislatura giocoforza richiederà riforme settoriali». Ossia, strutturali. E qui è arrivato il secondo monito di Vitta: «A parole sono tutti d’accordo sul fatto che servono riforme strutturali, ma poi dobbiamo essere onesti; quando si entra nei singoli capitoli i veti incrociati sono molti». E quindi «la vera sfida» per il prossimo quadriennio sarà quella di trovare «un consenso (ndr. politico) sufficiente» per fare queste riforme settoriali. Detto diversamente: «Ci vuole una forte convergenza politica», altrimenti cade tutto. In tal senso, in chiusura, la presidente Carobbio Guscetti ha ricordato che «il Governo non può agire da solo». Anche il Parlamento dovrà fare la sua parte. E in questo senso la consigliera di Stato ha rinnovato l’appello del Governo a «una collaborazione responsabile» tra le parti, con tutte le forze politiche, «che vada al di là dei fronti ideologici», con una manovra «che non guardi solo alle uscite, ma anche alle entrate, tramite un’azione equilibrata».

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