Dal PLR un segnale chiarissimo, «servizio pubblico da salvaguardare»

È sicuramente il tema caldo delle prossime votazioni dell’8 marzo. Ed è stata anche al centro del comitato cantonale del PLR, svoltosi questa sera a Locarno. L’iniziativa «200 franchi bastano», che mira a tagliare in maniera importante il canone radiotelevisivo, è però stata bocciata senza appello dal «parlamentino» liberale radicale. Un risultato, va detto, non esattamente scontato.
Ad aprire la serata, come di consueto, è stato il presidente del partito, Alessandro Speziali. Il quale ha voluto in prima battuta criticare un certo «voyeurismo travestito da giornalismo d’inchiesta», visto soprattutto in Italia, in merito alla tragedia di Crans-Montana. Dopodiché, ha replicato alle accuse espresse al fronte «borghese» dal co-presidente del PS, Fabrizio Sirica. E ha poi anch’esso lanciato il tema del giorno: la già citata iniziativa sul canone; un dibattito voluto aperto, anche perché come noto tra le fila liberali radicali sono presenti sia favorevoli che contrari, che – ha affermato Speziali - «è sinonimo del nostro pluralismo».
Il dibattito vero e proprio ha poi visto discutere sul tema Giovanna Masoni (vicepresidente del CdA della SSR) con Alex Farinelli (consigliere nazionale) tra i contrari e Cristina Maderni (granconsigliera PLR) con Daniele Piccaluga (coordinatore della Lega) tra i favorevoli. Ma prima di tutto, a introdurre il dibattito, è stato un discorso del direttore generale della RSI, Mario Timbal. «Non siamo davanti a una scelta ideologica, bensì molto concreta», ha affermato, «perché la RSI è un’azienda che opera ogni giorno dentro il tessuto sociale e culturale del cantone». E un’azienda che, «nelle situazioni delicate (ndr. si pensi alla pandemia) ha dimostrato che un’informazione seria fa la differenza». Ma anche un’azienda che in quei casi «trascende anche suo ruolo e arriva a essere qualcosa attorno a cui questo Paese si unisce, ed elabora i fatti collettivamente». Il direttore ha poi ricordato la «chiave di perequazione favorevole alla Svizzera italiana, con l’80% delle risorse RSI che proviene dal resto della Svizzera». Ciò, ha affermato, «non è assistenzialismo, è federalismo: una scelta identitaria e politica per avere offerte equivalenti in tutte regioni linguistiche». Una «ricchezza nella diversità culturale» che con un canone da 300 franchi si può continuare a garantire, ma non con uno da 200 franchi. A quel punto, ha ricordato Timbal, «non avremmo una RSI più efficace, ma un’altra RSI», con risorse dimezzate, paragonabile all’attuale radiotelevisione romancia. Con licenziamenti di 600 o 700 persone. Un lungo discorso (difficilmente riassumibile in queste poche righe) che il «parlamentino» del PLR – preannunciando l’esito del voto finale – ha accolto con un lungo e significativo applauso.
Durante il dibattito, poi, Giovanna Masoni ha ricordato che la SSR sta già affrontando una «trasformazione profondissima», con risparmi per 270 milioni, quasi un quarto dell’intero budget. Cristina Maderni ha invece posto l’accento su quanto sia ingiusto, per le aziende, l’attuale sistema del canone (pagato in base alla cifra d’affari), mentre Piccaluga ha ribadito che secondo la Lega «200 franchi sono sufficienti per continuare a garantire qualità». Alla fine la votazione in sala è però stata, come detto, più che netta: tutti contrari (tra i 200 circa presenti), quattro favolevoli e un astenuto.
