Ligornetto

Dal terreno spuntano i resti di un edificio d’epoca romana

La scoperta in località Stramonte – Mercoledì prossimo porte aperte al cantiere
DT
Valentina Coda
10.09.2026 20:00

Che il Mendrisiotto sia ricco di testimonianze antiche è noto. E le scoperte archeologiche sul territorio documentate nel corso del tempo dagli esperti hanno confermato saldamente questo aspetto. Non a caso, infatti, durante la procedura edilizia per la costruzione di un nuovo edificio abitativo in località Stramonte a Ligornetto, proprietari e committenti sapevano già che quella specifica area era inserita in un perimetro di interesse archeologico, perché ricca di testimonianze dell’occupazione antica. Tradotto: prima di iniziare gli scavi, coordinatevi con il Servizio archeologia dell’Ufficio dei beni culturali. E andateci piano. Detto, fatto. Il lavoro degli esperti, avviati lo scorso giugno, stanno portando alla luce un edificio di epoca romana (II-III secolo d.C.)  pressi di via Mastri, affacciato su una strada e inserito in un’ampia area artigianale e agricola. Lo scavo in corso, che si concluderà questo autunno, si estende su una superficie di circa 500 metri quadrati compresa tra il corso d’acqua che costeggia l’attuale via Passeggiata e via Mastri. Nel corso del II secolo d.C. – fa sapere il Dipartimento del territorio in una dettagliata nota stampa –, l’intera area venne livellata per consentire la costruzione di un importante edificio in muratura. Di questa struttura sono stati finora individuati sei ambienti, inseriti in un perimetro largo circa 8 metri e lungo almeno 11 metri, che prosegue verso ovest oltre il limite del lotto dei lavori. Sul lato meridionale lo scavo ha messo in luce una zona porticata larga circa 3 metri, mentre sul retro sono stati esplorati due ambienti di circa 16 e 20 metri quadrati. Tra il II e il III secolo d.C. l’edificio fu oggetto di trasformazioni: vennero realizzati nuovi muretti divisori e una pedana nel portico utilizzando laterizi di reimpiego. La fine del complesso, nel corso del III secolo, fu segnata da un violento incendio che provocò il crollo della copertura in laterizi, lasciando abbondanti tracce di carboni.

Strato dopo strato

«Già a febbraio, quando avevamo effettuato un primo sondaggio sul terreno, avevamo trovato della sostanza archeologica. Ci siamo coordinati con i proprietari e i committenti per programmare gli interventi di scavo», ci spiega il capo delServizio archeologia del DT, Moira Morinini Pè. Da un lato, quindi, gli esperti, che con precisione chirurgica hanno setacciato il terreno, dall’altro le macchine da cantiere, pronte a entrare in azione, ma non prima dell’autunno, quando termineranno gli scavi. La funzione precisa dell’edificio di epoca romana rinvenuto non è ancora definita con certezza, ma il lavoro della sezione archeologia non si ferma. «Andremo avanti a documentare queste strutture, che poi verranno demolite perché scenderemo di un ulteriore strato nel terreno per vedere cosa c’è sotto. Lo scavo archeologico è di per sé distruttivo, invece i piccoli oggetti (come vasi o ornamenti) verranno prelevati e portati a Bellinzona in un piccolo laboratorio di restauro». Per permettere alla popolazione di scoprire da vicino i dettagli del ritrovamento (e assistere al lavoro degli esperti), mercoledì 16 settembre alle 15.30 si terrà una giornata di porte aperte sul cantiere.