Dalla Madonna bombardiera all’inventore di trebbiatrici

A guardare la Mappa di comunità dedicata al quartiere di Pregassona, l’occhio cade subito sulla chiesa di Santa Maria a Pazzalino, dove i puntini che segnalano luoghi e spunti d’interesse si accumulano, incrociando locale e internazionale: un microcosmo del microcosmo che è a sua volta la storia del quartiere.
Lo sviluppo novecentesco
La Mappa di comunità di Pregassona (si veda il box per maggiori dettagli sul progetto) è stata stilata e pubblicata parimenti a quella diViganello (si veda l’edizione del 12 agosto) e la storia recente dei due ex Comuni si somiglia: una forte crescita della popolazione, in parte rilevante dall’Italia, grazie alla presenza di grandi industrie e fabbriche nell’area che sfruttavano l’energia idraulica grazie alla roggia sinistra delCassarate. A Pregassona si può citare la grande fabbrica di guanti Gänssler e Münz, attiva dal 1919 alla Bozzoreda in via Ceresia. Fabbrica che si riforniva dalla vicina conceria della famiglia Beretta Piccoli e che aveva la particolarità di essere gestita da due donne e di aver dato lavoro a molte donne residenti nella regione.
Molto legato a Pregassona fu poi un industriale, l’ingegner Giuseppe Guioni (1807-1878), inventore di macchine agricole e in particolare una trebbiatrice. Nel tempo si stabilì a Milano ma rimase attaccato a Pregassona e a Lugano, lasciando ingenti somme per opere benefiche.
Quale casa di vacanza aveva villa Viarno che poi ebbe una storia tutta sua: fu per un po’ clinica psichiatrica e poi di nuovo dimora privata, con la famiglia Heberlein che negli anni ‘40 del Novecento avviò una produzione vinicola di merlot piuttosto avanzata. La proprietà venne poi in parte ceduta all’ex Comune di Pregassona che vi costruì scuole, uffici comunali, strutture sportive e spazi pubblici. La villa oggi è malconcia e al centro di un progetto per riqualificarla insieme al parco attorno. La Città di Lugano vorrebbe demolirne un pezzo, ma la Società ticinese per l’arte e la natura vorrebbe che fosse integralmente conservata.
Pazzalino fulcro sociale
Ma torniamo a Pazzalino e alla sua chiesa. Se già la stessa e il suo campanile sono motivo d’interesse, al suo interno vi è un unicum probabilmente mondiale: un dipinto di inizio Seicento (autore anonimo) della battaglia di Lepanto, combattuta solo pochi decenni prima, che raffigura una Madonna bombardiera. La particolare scena ritrae infatti nella fascia alta la Vergine e il bambin Gesù intenti a porgere delle bombe a un angioletto che le getta sulla flotta turca. L’affresco è stato descritto come «probabilmente un unicum nella storia dell’arte».
Oltre a questa peculiarità (e al fatto che l’organo provenga dal castello diTrevano), la chiesa di Pazzalino è stata anche uno dei fulcri della vita sociale dell’ex Comune. La Mappa di comunità restituisce in particolare un paio di tradizioni: la distribuzione, il sabato di Pasqua, del fuoco e dell’acqua santa, affidata per qualche spicciolo ai ragazzi e alle ragazze del quartiere (il fuoco veniva portato tramite funghi del tipo lingua di bue, che bruciando sprigionavano odore d’incenso); e la festa padronale della Madonna della Candelora, sempre patrocinata da priori, cioè in genere una coppia di sposi che commemorava un significativo anniversario di matrimonio.
Inoltre, e infine, in tanti hanno nelle orecchie il suono della campane di Pazzalino. Le stesse, infatti, a partire dagli anniTrenta, sono state utilizzate come segnale per le pause e, in seguito, anche come segnale di inizio delle trasmissioni della locale radio Monteceneri prima e radio della Svizzera italiana poi.
Pillole varie
Per chiudere, qualche pillola sparsa. In zona Capiago, nei boschi dove il torrente Cassone scorre ancora a cielo aperto, si trova uno dei pochi canyon di Lugano. La gola del Cassone, peraltro, porta un vento rinfrescante sul paese. A Orlino un secolo fa venne rinvenuta una stele etrusca la cui scritta non è ancora stata interpretata in maniera soddisfacente al punto dal mettere d’accordo gli esperti. Al posto del centro Polis sorgeva la masseria Villa: di uno dei proprietari si ricordano gli ungenti medicinali preparati col grasso estratto dalle marmotte. I pregassonesi sono noti con il soprannome di Gòss, gozzuti. Gòss in dialetto significa però anche ingordo.
