Dalla Mesolcina al Piano di Magadino, passando per Castione: «Le cicogne? Ecco il loro percorso»

«Le prime le ho scorte mentre - in auto - passavo vicino ai campi di Lumino. Per un attimo ho pensato fossero aironi. È quando ho visto decine e decine di esemplari fermi sul tetto di un palazzo a Castione che ne ho avuto la certezza: erano cicogne». Il lettore che ci ha contattati non è l'unico ad aver avvistato, questa mattina, il grosso stormo di uccelli attraversare i cieli del Bellinzonese. Qualcosa di sorprendente, certo, ma non troppo inusuale, come confermatoci dal presidente di Ficedula, associazione per lo studio e la conservazione degli uccelli della Svizzera italiana, Roberto Lardelli.
Migrazione naturale
Le prime osservazioni nella regione, ci spiega l'esperto, risalgono in realtà a domenica, in Mesolcina. Un centinaio, nelle foto condivise con il CdT, gli esemplari fotografati a Soazza, e che nelle scorse ore, evidentemente, hanno attraversato il territorio tagliando trasversalmente il Ticino per dirigersi, attraverso il Piano di Magadino, in Italia. «È un bel numero di esemplari», osserva Lardelli, «ma lontano dal record svizzero del 2018», registrato proprio nel Piano, «quando erano state contate oltre 320 cicogne». Per quanto significativo, il passaggio di questi giorni rientra nella normale dinamica della migrazione autunnale. «Stimolate da cambiamenti nel fotoperiodo», ovvero dalla diminuzione delle ore di luce, che innesca una serie di meccanismi ormonali legati all'istinto migratorio, «le cicogne si mettono in movimento proprio in questa fase dell'anno: caldo o freddo non c'entrano». Grandi migratori diurni, sfruttano le correnti ascensionali per attraversare le Alpi e spostarsi verso sud con un minore dispendio energetico. E quelle che attraversano il Ticino lo fanno per una ragione ben precisa: «Seguendo una rotta verso sud-ovest, passando dalla Pianura padana e - proseguendo lungo le coste del Mediterraneo - arrivano a Gibilterra, da dove entrano in Africa». Il mare, ci spiega Lardelli, costituisce un ostacolo importante per questi animali: «Il tratto di acqua più lungo che riescono a passare è di 30 chilometri: su maggiori distanze rischiano di affogare». E per questo motivo le popolazioni di cicogne europee seguono due principali percorsi migratori verso gli stretti più importanti: «Le cicogne che nidificano a est del Reno tendono a dirigersi verso Istanbul e lo stretto dei Dardanelli. Quelle, appunto, che si trovano a ovest passano invece dal Ticino per raggiungere Gibilterra».
Una mole enorme di dati
Le cicogne «svizzere» tendono ad arrivare fino al Senegal e, alcune si spingono fino a oltre l'Equatore. In primavera, poi, compiono il viaggio inverso, in un ritorno generalmente più «diluito». Qualsiasi sia il loro numero, tuttavia, non sfuggono al Bird Radar attivato recentemente sul Piano di Magadino nell'ambito di una collaborazione fra Ficedula e la Fondazione Bolle di Magadino. Operativo, compresa la fase di test, da circa un anno, questo strumento è in grado di registrare gli animali - grandi e piccoli, fino ad arrivare agli insetti - che passano in volo sopra le nostre teste, con una lunga serie di parametri: altezza e velocità di volo, dimensione, frequenza di battito alare. «La mole di dati rilevati», sottolinea Lardelli, «è davvero enorme: nel cono di rilevamento che copre parte del Piano, solo la scorsa primavera è stato registrato il passaggio di due milioni di uccelli». Ma per ricostruirne il quadro migratorio serve comunque tanto lavoro: «La macchina non è ancora in grado di identificare in maniera autonoma le specie registrate», e per questo motivo - continua l'esperto - per completare l'analisi va integrata l'osservazione da terra, effettuata tramite una serie di transetti predisposta nella zona delle Bolle: «Bisogna essere dei detective, e mettere insieme i pezzi del puzzle. Ci affidiamo, quindi, ad appassionati - non è necessario siano esperti, ogni osservazione è utile - che, seguendo i percorsi, completano moduli appositi. Questi ci aiutano a completare i dati raccolti con il Bird Radar», ad esempio capendo quanti esemplari approfittano delle Bolle di Magadino per una «sosta». Sosta che, per tornare alle cicogne, potrebbe presto diventare qualcosa di più. «Abbiamo già raccolto dati che evidenziano tentativi di nidificazione sul Piano, ma senza alcuna prova tangibile di cova riuscita». Secondo l'esperto, tuttavia, è solo questione di tempo: «Alcuni esemplari si sono spinti fino alle sponde italiane del Lago Maggiore: presto arriveranno anche da noi».
