Dalla Riviera fino a Cambridge per capire come è nato il cosmo

In un’aula dell’Università di Cambridge, davanti a una lavagna ricoperta di equazioni, Andrea Ferrari studia i fondamenti matematici della fisica delle particelle. Classe 1989, originario di Lodrino, dove la sua famiglia vive da circa seicento anni, ha appena ottenuto la «Dorothy Hodgkin Fellowship»: un finanziamento assegnato dalla Royal Society, una delle società scientifiche più prestigiose al mondo. «Chi fa questo mestiere è contento, innanzitutto, di potersi dedicare a ciò che lo appassiona. Poi fa piacere vedere che il lavoro svolto viene riconosciuto a livello internazionale», dice Ferrari, con orgoglio. «Quello di cui mi occupo è uno strano animale: formularlo richiede uno sforzo teorico tale che ne nascono idee capaci di sorprendere molti di noi. È questo che mi motiva maggiormente».
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Il finanziamento, di 1,87 milioni di sterline, gli permetterà, nei prossimi otto anni, di guidare a Cambridge un piccolo gruppo indipendente, in collaborazione con colleghi in Germania, negli Stati Uniti e in Giappone. Un percorso simile, tuttavia, ha un prezzo. «La scienza è un’amante molto pericolosa e difficilmente ripaga le fatiche fatte», osserva il lodrinese, citando il chimico e fisico britannico Sir Humphry Davy. «Ogni giorno escono nuove pubblicazioni e ci si confronta con idee diverse. La competizione è alta, così come gli spostamenti sono frequenti e la libertà di scegliere dove vivere è limitata».
A volte, il pensiero torna in Riviera: «Mi manca. Svegliarsi senza 3.000 metri di parete attorno fa un certo effetto». Eppure, il progetto di ricerca lo tiene impegnato sull’isola. Riguarda una questione ancora aperta: «Da cinquant’anni - spiega - si sta cercando di riunire in un unico linguaggio la gravità e le altre forze: quella elettromagnetica, quella nucleare forte e quella nucleare debole. Uno degli ostacoli principali risiede nel fatto che le ultime tre non sono descritte da teorie matematiche molto pulite. Quindi l’obiettivo del team di cui sarò a capo è comprendere quali strutture ci sono dietro e ottenere un’unica teoria, capace di chiarire che cosa accade all’interno dei buchi neri e spiegare l’origine dell’universo».
Interessi diversi
La curiosità per i misteri della materia e del pensiero nasce già al Liceo. «Ero un heideggeriano - confessa -, ma mi sono reso conto che quell’approccio alla scienza non mi bastava. Mi sono detto che, se non l’avessi studiata in prima persona, non l’avrei mai capita». Ottenuta la laurea in fisica a Zurigo, si è spostato a Oxford dove ha conseguito un secondo master sulle basi filosofiche della disciplina e poi il dottorato sugli aspetti matematici della teoria quantistica dei campi. La passione per il pensiero critico e per l’epistemologia non l’ha mai abbandonato: nella città inglese discuteva nei caffè con John Hawthorne. E se nel tempo libero una costante rimane la musica - suona il pianoforte e frequenta concerti di musica classica e contemporanea - sul lavoro si affida al dialogo per affrontare i problemi: «Alcune delle collaborazioni migliori che ho avuto sono state con matematici puri». Grazie ai finanziamenti del Fondo nazionale svizzero e del Perimeter Institute ha, inoltre, affiancato a fisici di primo piano in Canada. Ha poi svolto attività di ricerca a Oxford, Durham ed Edimburgo e trascorso un periodo al Desy, centro tedesco dedicato allo studio delle particelle. Fuori dall’accademia, ha collaborato con start-up infrastrutturali e si è occupato dell’analisi del rischio di credito per UBS: «Un buon modo per controbilanciare il lavoro teorico».
Anche dall’Inghilterra, Ferrari cerca di rimanere aggiornato leggendo il «Corriere del Ticino». Del suo territorio d’origine apprezza la possibilità di «costruire le cose dal basso, con la consapevolezza di avere persone su cui contare». Un giorno vorrebbe tornare a viverci con la compagna, che lavora al King’s College di Londra, e la figlia di un anno. Intanto, a mancargli sono anche le montagne: «L’anno scorso, con un amico ticinese, sono salito sul Chimborazo», in Ecuador, la cui vetta è il punto della superficie terrestre più distante dal centro della Terra.
