Dalle Officine parte il viaggio della mente: in 650 a bordo di TEDxBellinzona

Tutti a bordo, si parte. Il luogo, d’altronde, non poteva essere più appropriato. Sabato pomeriggio TEDxBellinzona ha scelto le Officine FFS per il suo nuovo viaggio, trasformando per qualche ora la «Cattedrale» in un’officina di idee. Seicentocinquanta persone hanno riempito uno spazio nato attorno ai treni, mentre a viaggiare, questa volta, è stata soprattutto la mente.
Un percorso che ha coperto distanze difficili da misurare. Con Annalisa Manera, professoressa di sistemi e sicurezza nucleare al Politecnico federale di Zurigo, si è mosso attraverso l’energia dell’atomo; con l’apneista Vera Giampietro è sceso nelle profondità degli abissi trattenendo il respiro; con la ricercatrice Gea Cereghetti si è spinto verso la dimensione delle proteine e delle cellule. Il diplomatico Roberto Balzaretti ha attraversato Paesi e confini partendo dalle panchine incontrate nel corso della propria carriera. Alessandro Mele, presidente di Cometa Svizzera, ha invece riscoperto attraverso il lavoro delle mani l’«intelligenza artigianale», prima che Bruno Giussani, già direttore europeo di TED, spostasse lo sguardo sull’altra intelligenza, quella artificiale, invitando a osservarne con maggiore spirito critico opportunità e rischi. Sergio Ermotti, CEO di UBS, ha infine ripercorso una carriera partita dal Ticino e arrivata ai vertici della finanza mondiale.
A cambiare ancora scenario è stato Andrea Arena, artista della sand art che su un piano luminoso ha composto e trasformato con le mani figure di sabbia: immagini destinate a scomparire per lasciare spazio alle successive, in un viaggio costruito in tempo reale davanti al pubblico.
E proprio il pubblico è stato il grande gruppo di passeggeri di questo viaggio: 650 persone, più del doppio rispetto alle 300 accolte lo scorso anno al Teatro Sociale, con i biglietti esauriti in appena nove minuti. «La prima reazione è stata di incredulità: ci siamo chiesti come fosse possibile avere così tanto successo», racconta l’organizzatore di TEDxBellinzona Ivano D’Andrea. «Sono convinto che, avendo avuto più biglietti a disposizione, ne avremmo venduti ancora. La Cattedrale è piaciuta moltissimo e, modificandone un po’ la disposizione, potremmo magari arrivare a mille presenze».
Per D’Andrea, però, il risultato dei numeri parte dal lavoro del team di sedici collaboratori che ha costruito l’evento. «È stato possibile grazie all’impegno di questi giovani. Ognuno ha i propri impegni, ma hanno dimostrato un grande attaccamento alla città. È un bell’esempio di come si possano coinvolgere i giovani nella società civile: loro aspettano soltanto la chiamata».
Un lavoro che comincia regolarmente un anno prima. «Partiamo da una lista di oltre cinquanta nomi», spiega lo speaker curator Nicola Lo Russo. «La restringiamo valutando l’attualità degli argomenti, il rapporto con il territorio e l’esperienza nel parlare in pubblico, poi scegliamo insieme i sei da contattare». Seguono almeno sei mesi di preparazione, incontri regolari, diverse riscritture dei testi e prove proseguite, quest’anno, fino alla mattina stessa dell’evento.
La scelta cerca mondi differenti senza perdere il rapporto con il Ticino. «Spesso sono persone nate o cresciute qui, andate altrove a sviluppare le proprie competenze e poi tornate», continua Lo Russo. «Non sono necessariamente già molto conosciute e il pubblico rimane colpito nello scoprire che persone della zona riescano a fare cose incredibili». Un legame che, precisa, «non deve mai essere forzato».
A caratterizzare il gruppo è anche l’incrocio di competenze molto diverse. «Veniamo tutti da background differenti e molti, all’interno di TEDx, fanno qualcosa di completamente diverso dal proprio lavoro», racconta la graphic designer e content creator Katia Pedrioli. Esperienze professionali e capacità differenti che finiscono così per incontrarsi nella costruzione dello stesso progetto. «Diamo tutti il massimo. Siamo tutti diversi, però c’è un’energia che vibra allo stesso modo. Non so come sia possibile, ma andiamo tutti d’accordo».
A serata conclusa, Lo Russo guarda oltre il sold out. «Spero che questo sia soltanto l’inizio del viaggio e che quanto ascoltato possa continuare a vivere nella testa delle persone fra un giorno, fra un mese, fra un anno. Solo in quel caso potrò dirmi davvero soddisfatto». Perché la destinazione, in fondo, era stata indicata fin dall’inizio: «Ritornare a casa con più curiosità di quando siete arrivati».
