Novazzano

Decreto d’accusa al discopub

Nell’agosto dello scorso anno un focolaio di coronavirus colpì 7 avventori del Montezuma – La Magistratura ha ravvisato falle nella gestione dei tracciamenti
©Ti-Press/Davide Agosta
Red. Mendrisio
13.11.2021 06:00

Dall’inizio della pandemia sono state molteplici le misure di contrasto messe in atto dalla Confederazione e dai Cantoni. Lo sanno bene gli esercizi pubblici che in questi (quasi) due anni si sono trovati confrontati con diverse limitazioni (o periodi di chiusura). Ad agosto dello scorso in Ticino i bar, club, discoteche e sale da ballo potevano accogliere massimo di 100 ospiti sull’arco dell’intera serata, oltre all’obbligo di raccogliere i dati personali dei clienti e verificarli.

Fecero discutere, allora, i focolai COVID che si manifestarono a luglio al Woodstock di Bellinzona e il 28 agosto al discopub Montezuma a Novazzano. In quest’ultimo caso furono 7 le persone positive al virus, oltre alle numerose quarantene ordinate. In quel frangente emerse che nel locale, forse, non tutto era filato per il verso giusto e – anche a seguito di una segnalazione del medico cantonale – il Ministero pubblico aprì un’inchiesta nei confronti del gerente.

E, in effetti, la Magistratura alcuni mesi fa ha emanato nei suoi confronti un decreto d’accusa siccome ritenuto colpevole di contravvenzione alla Legge federale per la lotta contro le malattie trasmissibili dell’uomo.

Nello specifico, le indagini avevano permesso di appurare che vi erano delle irregolarità nel tracciamento degli avventori, come pure nel rispetto del limite di 100 entrate a serata. Un limite che, alla luce dei fatti, era stato superato. Dubbi che, già all’indomani dell’episodio, erano stati avanzati da alcuni avventori. Testimoni che avevano raccontato di non aver ricevuto l’sms dal contact tracing malgrado si fossero registrati correttamente all’ingresso del locale.

Il decreto - una multa oltre al pagamento di tassa e spese giudiziarie - non è stato oggetto di opposizione ed è cresciuto in giudicato.